#LaNostraStoria – Unsocial Network

Per l’ultimo appuntamento con la rubrica #LaNostraStoria, ripubblichiamo oggi l’interessante post scritto da Michele Merelli e pubblicato il 6 agosto 2013. Sempre attualissimo!

Dopo cena, una sera tediosa come tante, in un periodo in cui il sole tramonta ancora troppo presto. Accedo a Facebook, con un automatismo che mi fa paura. Tra una notizia e l’altra, una citazione di Leopardi rimane schiacciata, passa inosservata nel frenetico scroll compiuto grazie alla rapida rotellina del mouse. Le pagine non son più sfogliate, sono “scrollate”, come ci si scrolla di dosso le notizie su di esse appoggiate. A dire il vero, l’autorità del “a qualcuno piace questo elemento” rallenta la mia frenesia, la nuova acquista autorità: incuriosito mi informo su quell’opinione da tanti condivisa. Leggo: “Monti vuole ridurre le vacanze estive ad un mese, è pazzo?”, “la cannabis è legalizzata!” e ancora, “addio Bruno, ci mancherai. I Fichi d’India non saranno più la stessa cosa, senza di te”. Alla luce di ciò, comprendo l’icona associata al badge delle notizie: un giornale cartaceo piegato su se stesso.

Facebook, contrariamente a quanto si possa pensare, è anche e sopratutto un mezzo di informazione, il quotidiano cotidie più letto dalla maggior parte degli adolescenti. Ogni utente, così come succede nella realtà, è potenzialmente giornalista, ma anche filosofo, politico, ecc. Nella natura di Facebook c’è, però, un qualche elemento che permette all’uovo di divenire celermente gallina, in una crescita inflazionaria che determina una deficienza di critica. Poco importa: questa mancanza non è sfavorevole per superare la selezione artificiale, perché i social network premiano frasi semplici e di rapida lettura, che stiano rigorosamente entro i 140 caratteri. Ecco allora che, come sostiene Edgar Morin in La vita, lo sviluppo tecnico porta a una semplificazione dell’informazione, a un’involuzione cognitiva, al proverbiale “non me lo ricordo, cerco su Google!”. Ciò per sottolineare come questo importante strumento, che noi per primi abbiamo la sorte di usare sin da giovani, va impiegato unitamente ad un criticismo di kantiana memoria, affinché si possa capire, ad esempio attraverso un controllo incrociato con siti più affidabili, quale sia la notizia completa.

Solo così potremo comprendere le reali intenzioni di Monti, che avrebbe voluto ridurre il periodo di totale chiusura degli istituti scolastici ad un mese, con l’intento di far coincidere la vacanza scolastica con quella lavorativa dei genitori, lasciando aperte le scuole negli altri due mesi per attività sportive, di coinvolgimento dei giovani e di ricreazione estiva. Solo così potremo comprendere che il processo di legalizzazione, per la libera canna, è ancora molto lungo. Solo così potremo comprendere che stiamo piangendo un dipartito che, in realtà, è ancora tra noi. Detto in tre parole: dobbiamo ridarci tempo. Ovviamente non mi sottraggo da questo ammonimento: io per primo ho appreso di importanti fatti grazie a Facebook o Twitter, che ho poi però verificato su siti di informazione più affidabili. Chi sa ridere è padrone del mondo, faceva dire un mio amico di Facebook a Leopardi. Egli si sarà sicuramente rivoltato nella tomba, a fronte di una simile semplificazione. Infatti, nello Zibaldone, scrive: “chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo”. Noi tutti sappiamo quanto il coraggio possa fare la differenza, specie di fronte ad un severo professore. Se lo eliminiamo così facilmente, corriamo il rischio di divenire leoni codardi e di dover recarci ad Oz per riottenere quello che, nella fretta, ci pareva superfluo.

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