La Mummia

Ormai lo sappiamo: Tom Cruise è in piena crisi di mezza età. Da anni. A differenza di qualunque altro uomo che affronta la situazione comprandosi una moto, tuttavia, il nostro Tom preferisce trovarsi ruoli che abbiano una percentuale elevata di rischi mortali. Probabilmente credendo di essere Jackie Chan, infatti, decolla su aerei attaccato alla carlinga, si lancia in esplosioni, incidenti, sparatorie e scene spettacolari come non ci fosse un domani. Nulla di male in questo, la risposta fisica di Cruise al classico voltafaccia Hollywoodiano è da applausi, il problema è che ogni suo lavoro adesso si trasforma in Mission:Impossible. Che finché a farlo è un action qualsiasi passi, ma quando a perdere l’identità è un film che deriva dai grandi classici della Universal, forse è il momento di fermarsi un attimo. La Mummia di Alex Kurtzman è il nuovo apripista del Dark Universe targato, appunto, Universal Studios e si colloca perfettamente nel nuovo ciclo del Cruise-pensiero, ovvero l’action a tutti i costi. Si dia il via alle danze.

Militare con il pallino delle antichità da trafugare per il mercato nero, Nick Morton è in Iraq con il commilitone Vail. Casualmente riportano alla luce una gigantesca tomba, dimora della cattivissima Ahmanet, patricida, fratricida e tante altre belle cose che finiscono con “cida”. Facile intuire quello che succederà. Film delle origini, quindi, La Mummia mette le basi, prepara la strada e, nel frattempo, si dimentica che cosa sta facendo. Buddy movie, action, horror non c’è una vera identità se non forse quella legata al mero blockbuster di ultima generazione. Questo Dark Universe è un tentativo di cavalcare il trend portato in auge dai Marvel Studios con l’universo espanso, ma il gioco, al primo capitolo, sembra mancare di vero mordente e incapace di mostrare una forma omogenea. Non che la teoria con la quale si è costruito il reboot sia sbagliata, anzi. Discostarsi dall’espressionismo de La Mummia di Karl Freund (1932) e dall’action comedy di quella di Sommers (1999) è giusto e doveroso, il vero problema sta nell’intenzione. Se il primo vero reboot, quello con Brendan Fraser nel ’99, si poneva intenzionalmente e dichiaratamente come avventura, qua si fatica a capire cosa si sta guardando.

Si potrebbe dire che l’action abbia fagocitato ogni cosa e nemmeno mi spiacerebbe se non si trattasse di una tematica che affonda le proprie radici nell’esotismo, nell’horror e nel mistero. Elementi solo abbozzati, quando non completamente assenti. E poi, parlando di assenze: è previsto vedere una mummia in un film che tratta di una mummia? Perché si vedono due bende per tre secondi e poi parte il the walking dead dei poveri con qualche zombie schiavizzato. Io mi rendo conto che la mummia è un mostro bistrattato, in pratica solo uno zombie socialmente elevato, capisco anche che è molto più bello vedere Sofia Boutella che cammina ancheggiante piuttosto che un cadavere atrofico, però mi fanno un po’ rimpiangere Arnold Vosloo e il suo Imhotep. E non so se volergli bene oppure no, per questo. La Mummia si conferma una grande circo privo di personalità e non cola a picco unicamente grazie a un gigioneggiante e divertito Russell Crowe e al suo regista, Alex Kurtzman, che punta tutto sull’azione ma almeno sa gestirla. Per il resto, tra una citazione a John Landis e una a Stephen Sommers, si consegna ai posteri il primo tassello del Dark Universe. E a questo punto non so più se essere ancora speranzoso oppure dannatamente disilluso.

La Mummia

217′

Titolo originale: The Mummy

Regia: Alex Kurtzman

Cast: Tom Cruise, Sofia Boutella, Annabelle Wallis, Russell Crowe, Jake Johnson

di Manuel Leale

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