Andare oltre. Un’opinione sulla filosofia di Macron

Un esordio schietto.
Cosa ci aspettiamo veramente dalla politica? Perché accettiamo il sistema governativo, al giorno d’oggi? Perché non ci va a genio?

Possiamo dare una risposta schietta e immediata, da cittadini “medi” quali siamo -insoddisfatti, incazzati.

Rispondiamo “di pancia”: la politica deve darci soluzioni e, se non ce le dà, allora è inutile. Per questo la stiamo abbandonando.

Vediamola così. Il potere politico si giustifica come “superamento”. Superamento, sì, ma in che senso? Superamento di una crisi, anzi, della Crisi. Siamo delusi dalla dirigenza politica -statale o europea che sia- perché non riesce più a render conto delle nostre esigenze, non riesce a superare questa fase di stallo.
La politica è chiamata a risolvere la crisi, ma questa vocazione, questo obbiettivo è il suo stesso fallimento: se la crisi non si risolve, se lo Stato non riesce a risolverla, allora lo Stato fallisce -ed è in bancarotta da un pezzo, si sa. Rassegnazione alla Crisi, situazione che da tempo abita la quotidianità; virus incurabile.

Inceppata nel solito immobilismo (già chiamarlo “solito” la dice lunga), sembra che la nostra politica non abbia più niente da dirci, nulla da suggerire se non rassegnazione. Né dice né dà -a che serve, ormai?

C’è un sintomo forte e irriducibile di tutto ciò, palese e inequivocabile: l’ascesa delle destre.

Caso emblematico: Trump.

Da dove viene la fortuna della destra? Dal fallimento della democrazia, l’innegabile sconfitta della democrazia -che è poi la crisi della sinistra.
La nave democratica fa acqua da tutte le parti, ormai.
Ad esempio? Primo fra tutti il fronte esterno, il problema dell’Altro – noi e gli altri, l’altro come immigrato, l’altro come terrorista, l’altro come clandestino. La sinistra si è incagliata qui, su questo scoglio: come conciliare l’apertura all’altro con la sua violenza? La sinistra lo ha confessato: non ha un modus agendi, non sa come venirne fuori. Forte dei suoi ideali universali, umanisti e socialisti, la sinistra ha problemi con la prassi, con il concreto.
La destra gioca su questa debolezza della rivale, ne trae sostentamento, gioca col suo tallone d’Achille. Se la nave della sinistra si smarrisce nell’alta marea, i corsari di destra la affondano.

Drastica, xenofoba, razzista, chiusa e conservatrice. Come può una posizione del genere mietere tanti proseliti? Com’è possibile che gli indirizzi fascisti siano tornati a galla? Semplice. La destra ha qualcosa che la sinistra ha perso -o sta perdendo. Concretezza, piani chiari e ben definiti. La destra sa cosa vuole il popolo: pragmatismo, ostinazione e intervento. Detestabile quanto si vuole, ma concreta. La destra dà il pane agli affamati. Populismo? Sì, ma vincente. Molto più di una semplice strategia.

Trump vuole fare un muro, quanto di più ignorante ci si possa spettare in politica, ma lo fa. Salvini propone l’indipendenza del nord, quanto di più anticostituzionale si possa immaginare in Italia, ma riscuote consenso.

Cosa deve fare la politica, oggi? Deve farci stare meglio, perché prima stavamo meglio -ora non più. Ed è questo che vogliamo: stare meglio -una pagnotta, sfamarci.

Uno come Macron, neo-presidente francese, l’ha capito bene.

Confrontarsi con la realtà”: questo il moto che il presidente ripete assiduamente nel suo testo “Rivoluzione” (La nave di Teseo). Un’ossessione, quella di Macron. Un’ossessione per il concreto, per l’esistente. Scendere in piazza, fare politica per la nazione, non per gli apparati, non per le ideologie, non per conservare vecchi schemi e paradigmi polverosi. Riformare, intervenire, essere concreti.

Esercitare il potere per il popolo. Macron ha capito la lezione della destra: la praticità.

Vecchie ideologie di partito, dogmi politici che offuscano la buona politica, il programma della destra, il programma della sinistra, l’inconciliabilità delle opposizioni. Macron è oltre.

Agire, subito, senza mediazione; intervenire immediatamente nel mondo, e non altrove.

Il resto è chiacchiera. Riprendere una certa prassi, un’attività concreta per la nazione, abbandonare il dibattito fra le vecchie ideologie, i soliti anacronismi (destra vs. sinistra, sinistra vs. destra). Di ascendenza socialista, Macron rifiuta mezzi termini: né con la destra, né con la sinistra. È anche un compromesso, se vogliamo: l’ideale di una sinistra “umana”, l’immediatezza di una destra “concreta”. Una rivoluzione, su questo fronte -da cui il titolo del libro. Rivoluzione filosofico-politica. Rivoluzionare il modo di fare politica. Non c’è più destra, non c’è più sinistra: c’è novità. Cambiare modello, cambiare paradigma. Macron è post-ideologico.

Il suo partito (En marche!, fondato nel 2016 e già vittorioso l’anno successivo) ha questa motivazione, sbaragliare vecchie opposizioni in nome di un’attività riformatrice, nuova e interessante, fresca. Non è un caso la sconfitta di Le Pen, dichiarata vincitrice da tempo. Forse che la Francia l’abbia votato per timore di Le Pen, secondo la logica del “meno-peggio”? Può anche darsi, ma c’è del carisma nel giovane presidente, c’è una buona intenzione che non ha lasciato indifferente l’elettorato.

Macron ci sta insegnando qualcosa di nuovo. Dobbiamo assimilare questa novità, farne tesoro. Questo spunto non deve passare inosservato. Urge rivoluzione, e subito. Rivoluzione prima nell’idea, poi nell’azione.

Il veliero della sinistra sta affondando e i corsari di destra ne approfittano per saccheggiarlo. E noi, che fare? Possiamo allearci col corsaro, arricchirci del bottino.

Possiamo dare rinforzo, tappare i buchi della sinistra prima che vada a fondo.

Oppure, semplicemente, possiamo cambiare nave, cambiare mare, cambiare rotta, andare lontano, lontano, oltre tutto ciò, mentre le vecchie guerre si consumano e nuove isole si stagliano, all’orizzonte.

di Marco Bellinzona

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