#Liberamente – Bruges la morta

Verso la fine dell’ottocento, in Francia, si diffuse un nuovo movimento letterario: il decadentismo. Il termine deriva dalla decadenza sociale, dalla crisi dei valori morali che l’Europa si trovava ad affrontare.
Contemporaneamente si diffuse anche il simbolismo, che andava perfettamente a braccetto con il decadentismo. Unendo questi due movimenti, incontriamo autori come Rimbaud, Verlaine e Mallarmé, per non parlare del maestro Baudelaire. Ci sono però alcuni scrittori, magari non francesi, che essendo meno famosi non si studiano a scuola e non si sentono spesso. Troverete i loro libri probabilmente alle bancarelle dell’usato, impolverati, nascosti in un angolo, e magari li sfoglierete anche, ma pochi di voi li acquisteranno.
Fino a qualche mese fa, questo poteva essere il triste destino di Bruges la morta, romanzo breve di Georges Rodenbach, da poco ripubblicato da Fazi.
I pilastri della letteratura decadente sono: malinconia, malinconia e malinconia. Dunque il romanzo perfetto per me.

Hugues Viane è vedovo della giovane moglie Ofelia e ha deciso di trasferirsi a Bruges, città triste e malinconica, perché rispetta il suo stato d’animo. La sua routine è inaspettatamente stravolta da un incontro: nel mezzo di una delle sue passeggiate, l’uomo nota una giovane spaventosamente somigliante alla moglie defunta. Inizia a parlare con lei, scopre che il suo nome è Jane e lavora come ballerina teatrale. Il frequentarsi ribalta del tutto il modo di vivere di Hugues, che ritrova la voglia di sorridere. Egli vuole trasformare la giovane affinché somigli alla moglie, ma poi capisce che ciò non è fattibile. Durante una visita a casa dell’uomo, Jane entra in una stanza dove vi sono gli oggetti della morta, tra questi una treccia di capelli conservata sotto una campana di vetro. La ragazza inizia a deridere quelle reliquie, trattandole con ilarità. Hugues, profondamente ferito nell’animo, non la prenderà bene.

Una delle peculiarità del romanzo, è la fortissima presenza della città di Bruges che, grigia e malinconica come Hugues, diventa un vero e proprio personaggio: il suo corpo sono i palazzi e i canali, la sua voce sono le malelingue della gente, che lo descrive come un libertino che frequenta una poco di buono. E’ difficile definire Bruges la morta un romanzo, sarebbe anzi più facile etichettarlo come un racconto di un fatto bizzarro avvenuto in una città solitamente tranquilla. Le riflessioni di Hugues sono filosofiche, affrontano tematiche come la tristezza della vita, la solitudine, la morte e l’incapacità di voler vivere. Prima di conoscere Jane, il protagonista riesce ad incontrare sprazzi di sorrisi soltanto guardando al suo passato. La ragazza, infatti, incuriosisce l’uomo soltanto perché somiglia alla defunta moglie Ofelia, appartenente appunto al passato. Hugues crede di stare andando avanti, ma in realtà rimane chiuso nella propria corazza e quello che lui crede sia amore è soltanto un’imitazione sbiadita di ciò che provava per la moglie, un presunto amore che diventa passione, una passione che, in poco tempo, diventa ossessione.
Questo romanzo insegna proprio che cercare l’imitazione di qualcuno che abbiamo perso, o che non abbiamo mai avuto, è quasi sempre controproducente. Il cervello umano lavora in modo strano, potrebbe addirittura illudersi che la persona che abbiamo di fronte sia la stessa che non siamo riusciti ad avere, l’emulazione potrebbe apparirci come originale e dunque stravolgere del tutto la nostra visione della realtà. E’ esattamente questo ciò che accade a Hugues, costantemente abitato da emozioni e passioni come la tristezza, il rimpianto d’amore e la malinconia, fuoco alimentato dalla città in cui egli ha scelto di vivere. L’ideale che lui cerca di raggiungere è la morte, la giovane Jane si dimostra infatti perfetta per quel ruolo poiché è la reincarnazione di Ofelia, la morta.
Leggete il romanzo e scoprirete se il protagonista riuscirà ad uscirne e tornare nel mondo reale oppure continuerà a volare fra le nuvole.

Curiosità

  • Nella prima edizione del romanzo, al testo erano affiancate numerose immagini della città (si parla delle primissimi passi della fotografia).
  • Il romanzo è stato adattato ben due volte allo schermo cinematografico: nel 1915 da Evgeni Bauer, con il titolo di Sogni; nel 1981 da Roland Verhavert, con il titolo di Brugge, die stille.
  • Il romanzo è stato adattato a opera teatrale da Erich Wolfgang Korngold nella sua La ville morte.
  • Il romanzo ha influenzato numerosi scrittori e registi del novecento, tra i quali W.G. Sebald e Alfred Hitchcock.

Frasi

Un’equazione misteriosa si era creata: alla sposa morta doveva corrispondere una città morta. Il suo lutto immenso esigeva uno scenario adeguato. Solo qui la vita gli era sopportabile. C’era venuto d’istinto. Il mondo, altrove, continuasse pure ad agitarsi, a fremere, ad accendere le sue feste, a intrecciare le sue mille voci.
Sempre per via di lei aveva combattuto l’ossessione del suicidio. Il dolore aveva fatto riemergere dal fondo la religiosità della sua infanzia; sperava che il nulla non fosse l’estremo compimento della vita e che un giorno l’avrebbe incontrata di nuovo.

Bene, questo è tutto. Spero di avervi incuriosito e di avervi spinto a leggere immediatamente questo romanzo. Noi, come al solito, ci sentiamo la settimana prossima.

di Jacopo Milani

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