Asian vibes: il Giappone nelle collezioni di Dior e Dolce&Gabbana

Hanami (花見) è un termine giapponese che indica l’usanza di ammirare i fiori. Ogni anno la primavera nel paese del Sol Levante si dipinge di rosa: i ciliegi sbocciano, ricoprendo parchi e viali di petali vellutati, provocando vere e proprie migrazioni verso le città più famose per poterne osservare il manto delicato e caduco.
Proprio il Giappone e il fascino delle sue fioriture sono stati fonte di ispirazione per due delle più attese collezioni fashion: Alta Moda e Alta Sartoria di Dolce&Gabbana e la capsule Jardin Japonais di Dior.

Al Museo nazionale di Tokyo, dove il binomio composto da Domenico Dolce e Stefano Gabbana è tornato dopo venticinque anni, si è tenuta una sfilata capace di coniugare due culture apparentemente agli antipodi: «È il Grand Tour della nostra creatività, un ponte di bellezza che vuole unire culture e sogni».

Un sentiero di mandorli mediterranei e ciliegi nipponici guida modelle e modelli rigorosamente dagli occhi a mandorla, mentre nelle orecchie risuona a gran voce Luciano Pavarotti. Sono geishe dal capo ricoperto di fiori, reali con tiare vistose e generali in completi eleganti.
Gli abiti lussuosi ma leggeri, portavoce di un estro e un’eccellenza sartoriale con pochi eguali, richiamano ora i kimono tradizionali, ora modelli principeschi con corpetti strutturati e ampie gonne A-line, impreziositi da inserti floreali e luccicanti ricami barocchi.
Dai colori accesi simbolo della maison, si passa a tinte pastello rosa e azzurro, cipria e panna, fresche e leggere come il vento primaverile.

Il brand non rinuncia al proprio DNA, ma lo converte. Realizza la propria volontà di rappresentare la cultura giapponese miscelando sapientemente la magnificenza di estetiche lontane.

Maria Grazia Chiuri ha realizzato la capsule di prêt-à-porter Jardin Japonais ispirandosi a un disegno di Monsieur Dior datato 1953 (come riportato su alcuni pezzi della collezione), celebrando il legame che dalle origini esiste tra la Maison e il Giappone.

L’estro della direttrice creativa si esprime attraverso tagli ed effetti materici: orli sfrangiati, maglioncini dalle spalle over abbinati alle classiche gonne di tulle, materiali come pelle e inserti borchiati che contrastano con inaspettata eleganza la delicatezza delle stampe primaverili.
Una sinfonia di ciliegi in fiore e rami che si intrecciano ricopre i capi insieme a uno dei neologismi introdotto da Chiuri che qui diventa “J’ADIOR JAPAN” (foto in alto).

 

Le borse timeless Lady Dior, Dioraddicted e D-Bee, disponibili in pelle nude o nera, per l’occasione vengono dipinte a mano e realizzate in edizione limitata. I fiori sbocciano anche sulle eleganti décolleté in tulle e sul foulard Mitzah in seta, completando con raffinatezza nella tecnica e nel risultato la collezione-omaggio all’affascinante universo giapponese.

di Camilla Piccardi

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