#LaNostraStoria – La paura fa 90-100%

Per la rubrica ” #LaNostraStoria – i post più letti del SMP “, vi riproponiamo un articolo di Simone Quant, del 1 maggio 2015. Sembra scritto ieri… Buona lettura!

Sfogliando qualche giornale ed ascoltando le recenti notizie, ho cercato di capire quanto di quello che percepiamo possa essere considerato “positivo” o “negativo”. Premesso che bisogna farsi spazio fra le infinite notizie su calcio e commenti annessi, vi inviterei a leggere le principali testate italiane: sì, quelle per le quali qualcuno prima di noi ha lottato e grazie alle quali possiamo essere informati dai fatti e non sui fatti. Potete sceglierne quante volete e quali volete.

Questo è solo un esempio, un embrione dal quale partire e per cui le riflessioni si sprecherebbero all’infinito. Eppure mi domando:

Perché quasi tutte le notizie che riceviamo sono sempre negative?

Badate bene, nella mia ignoranza tendo ad escludere quelle notizie da Studio Aperto in cui il cane del vicino ha indossato un paio di occhiali ed ha ravvivato la festa di compleanno dell’ennesimo personaggio a tutti conosciuto e che soffriva di depressione a causa dell’ultimo lifting andato male. Ma torniamo alla domanda. Credo personalmente che, in fondo, siamo tutti umani e la nostra evoluzione si sia ancora concessa con il contagocce (sempre ipotizzando un finale più roseo di quello che la realtà ci dovrebbe riservare). Proprio per questo, ci inganniamo convincendoci di essere diversi da quello che in realtà siamo sempre stati: pensiamo a parole come “bifolco” usate in tono dispregiativo ma che, se cercate sul dizionario, non voglio dire nient’altro se non “guardiano di buoi”. L’elenco è ovviamente più lungo ed i laureati in lettere, filosofia ecc. potranno utilizzare parte del loro tempo libero a precisare sulla questione (non commentiamo, Simone).

Insomma, le notizie con le quali “nutriamo” il nostro cervello sono in genere negative o, alla meglio, sostanzialmente spazzatura. Considerando che il tempo a disposizione non ci permette di leggere quei 5/6 giornali e pensare a cosa sia giusto o sbagliato secondo noi, ci nutriamo costantemente di una sostanza che ci ha accompagnato sin dalla nostra comparsa su questa Terra: la paura. Se il mondo attorno a noi è così meschino e crudele, perché dovremmo metterci in gioco e fronteggiare la realtà andando ad agire per modificarla?

Citando un grande monologo del passato:

“E’ come se tutto ovunque sta impazzendo,
così noi non usciamo più.
Ci sediamo in casa,
e lentamente il mondo in cui viviamo diventa sempre più piccolo,
e tutti noi diciamo è: “Per favore,
almeno ci lasci in pace nei nostri salotti.
Dammi il mio tostapane, la mia TV
e le mie radiali con cintura in acciaio,
e non voglio dire nulla.
Basta che ci lasci in pace.”

Non vi dirò ovviamente quale è il suo consiglio (cercatelo!) ma, come sempre, vi invito a riflettere. Perché se scavate, quella paura c’è. Ed è anche salutare, perché io non sarei qui a scrivere e neanche voi (pochi) che leggete questo articolo sareste dietro a quello schermo.
Domandatevi, però, se quel timore che si inietta ascoltando ciò che accade intorno a noi vi da qualcosa. Se davvero avete avuto dei sogni e li avete lasciati per un lavoro a tempo indeterminato o per il compagno o la compagna di turno. Se quando si tratta di mettervi in gioco, lo fate dal caldo della vostra stabilità o tuffandovi in quella che è la vita reale.

Assopimento, anestetizzati dalla paura che in fondo autoalimentiamo. Dieta mediatica? Forse sì. Io so solo che la paura, una volta diventata terrore si trasforma in ignoranza, che forse è lo strumento più forte che permette di renderci gregge e non uomini e/o donne.
Avete un sogno? Spegnete la televisione, uscite ed inseguitelo. Non ascoltate le notizie e, se proprio, cercatele. Uscite dalla routine, giusto per capire se vi piace oppure no… anche se, una volta, un mio amico mi disse “la certezza appartiene solamente ai morti”. Brrr, macabro. Bleah!
Ah, dimenticavo, il cellulare non vale, assieme alla TV… dimenticatelo a casa, ogni tanto… In fondo, mia nonna non li aveva entrambi… eppure, sorrideva molto più di me.

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