Il trionfo (scontato) di Renzi

Trionfo. Non ci sono altre parole per descrivere la nettissima vittoria di Matteo Renzi alle primarie 2017 del Partito Democratico. Primarie che hanno visto un’affluenza di un milione e 848.658 persone arrivate ai seggi aperti da nord a sud della penisola per scegliere il nuovo segretario. Certo, non si è arrivati ai due milioni come avevano cominciato a scrivere i renziani subito dopo la chiusura dei seggi né un milione e 900mila come aveva ipotizzato il capo della mozione Renzi, Matteo Richetti. Confrontando i dati con quelli delle primarie del 2013, si è registrato un discreto crollo di presenze di un milione di persone: tre anni e mezzo fa si arrivò a due milioni e 814.881. Stando ai dati definitivi (arrivati dopo quasi 16 ore dalla chiusura dei seggi, ritardo anomalo oserei dire) Renzi è riconfermato segretario con il 70,01 per cento dei voti validi: in assoluto ha raccolto un milione e 283.389 preferenze (circa 600mila in meno del 2013). Al ministro Andrea Orlando ne sono andate 357.526 che corrispondono al 19,5 per cento, mentre per il governatore pugliese Michele Emiliano, infine, hanno votato in 192.219, pari al 10,49. Significativo e curioso anche il numero di schede bianche o nulle perché 15.524 persone hanno votato, ma senza esprimere un nome sulla scheda, quasi come se avessero voluto dare un piccolo/grande segnale al proprio partito.

Schede utilizzate per le Primarie PD (laPresse)

Il presidente Matteo Orfini sottolinea che “si apre una fase nuova nella vita del Pd e del Paese. Abbiamo superato momenti difficili, adesso ci rafforzeremo per arrivare pronti alla sfida elettorale, quando arriverà”. Inoltre Orfini rassicura il presidente del consiglio Paolo Gentiloni: “Il Pd è il principale partito che sostiene il governo, adesso sarà più semplice farlo”. Al neo ri-eletto segretario Renzi sono arrivate le congratulazioni del candidato all’Eliseo, Emmanuel Macron: “Insieme cambieremo l’Europa con tutti i progressisti”. Renzi ha risposto: “Grazie a te, caro Emmanuel! Noi siamo con te. Viva la Francia, viva l’Europa (che cambieremo insieme) #enmarch #incammino”.

Andrea Orlando, verso quasi la mezzanotte di ieri, ha pubblicato in facebook il seguente stato: “Oggi è stata una giornata importante, in cui abbiamo dimostrato che il Partito democratico è un partito vivo. Certo, è anche un partito in sofferenza, come dimostra il calo dell’affluenza alle primarie, un dato che non va rimosso. Dobbiamo lavorare tutti insieme per recuperare i delusi che non siamo riusciti a convincere in questo appuntamento. Abbiamo avuto poco tempo, e in poche settimane abbiamo messo in campo una proposta politica che raccoglie poco meno di un quarto dell’elettorato del Pd. Abbiamo costruito una rete fatta di giovani, donne e uomini appassionati. È un patrimonio che non va disperso e che metteremo a disposizione del Pd.” In conclusione ha aggiunto: “con una battaglia delle idee, ricostruendo relazioni sociali, sono convinto che le nostre posizioni – a partire dalla costruzione di un nuovo centrosinistra – potranno diventare maggioranza nel partito e nel Paese. Lavoreremo con lealtà per questo obiettivo.”

Andrea Orlando (Ansa)

Michele Emiliano invece ha dichiarato a La Repubblica: “Sia chiaro: si può dimenticare che facciamo quello che dice lui. Utilizzeremo la voce delle decine di migliaia di persone che ci hanno votato per impedirgli che ricommetta gli stessi errori evitando di condividere le scelte. Se dovesse rifare questo gioco, lo scontro sarà frontale. (…) Io di Renzi non mi fido. Non mi aspetto nulla da lui ma voglio capire cosa ha in testa. Noi ci siamo dati appuntamento il 6 maggio quando nascerà Fronte democratico. L’obiettivo è tenere vivo il partito. E il segretario dovrà garantirne la pluralità”.

Michele Emiliano (Ansa)

Pare che gli scontri interni al partito siano “sospesi”, o almeno per un po’ diciamo, ma gli avvertimenti al neo segretario non mancano. Il sindaco di Bologna Virginio Merola, gran sostenitore della mozione Orlando, al Corriere della Sera sottolinea: “Il mio partito non può essere autosufficiente. Abbiamo bisogno di metterci insieme in tanti in una logica di coalizione”. Analizzando i dati sulla partecipazione da nord a sud e soprattutto nelle regioni rosse indicano che “perdiamo parte del nostro popolo, e sono la fotografia della delusione che c’è nella sinistra. La vittoria di Renzi non sancisce una ripresa: sarà il nuovo segretario, si preoccupi di esserlo davvero di tutti e si faccia carico di questo abbandono. Se, invece, pensa di ribadire l’autosufficienza, vuol dire che non coglie il vero segnale”.

Il vice direttore de L’Espresso, Marco Damilano, riassume al meglio, nella sua analisi dal titolo “Primarie Pd, il trionfo di Renzi e il dubbio del vincitore”, la situazione politica attuale:

“Renzi tre anni fa era il nuovo, oggi è il di nuovo: il rieccolo, la replica, il remake. Ieri era la conquista, oggi la conferma, come dimostra il podietto montato nella sede del partito, in mezzo al balcone di largo del Nazareno, la sede dove nel 2013 a malapena aveva messo piede.
Oggi, invece, Renzi è il padrone assoluto del partito. Senza la minoranza di Bersani e D’Alema. E con i capicorrente che hanno giocato la partita per condizionarlo che devono rivedere i loro piani. Il Pd, oggi più che mai, è il PdR, interamente renzizzato. Ma la sua nuova partita comincia ora, perché dei futuri progetti si sa poco o nulla.”

Appunto quali sono i progetti futuri di Renzi per la nuova legge elettorale? Sistema maggioritario o proporzionale? E le alleanze le farà con Giuliano Pisapia e quindi si formerà una coalizione di centrosinistra, o vorrà andare al voto da solo e costruire soltanto dopo una sua possibile vittoria un’alleanza con chi ci sta? E soprattutto che fine farà il governo del suo leale Paolo Gentiloni? Nelle parole pronunciate ieri sera sul tetto del Nazareno, Renzi è stato abbastanza vago sul futuro. La coalizione? «Si farà con i cittadini, non con presunti partiti che non rappresentano neppure se stessi», che detta così vuol dire tutto e niente; un’alleanza con il M5S visti i rapporti difficili è dura da realizzarsi, invece si potrebbe realizzare un nuovo accordo con Forza Italia. La data del voto? «Non sappiamo quando finirà la legislatura», e con queste parole ha ammesso (involontariamente?) che la scadenza del 2018 è tutt’altro che certa. L’avversario? Ovviamente il Movimento 5 Stelle, «l’alternativa al populismo è il popolo». In risposta, Luigi Di Maio sottolinea che “gli italiani volevano andare alle elezioni per eleggere un nuovo Parlamento oltre 5 mesi fa, quello sarebbe stato l’unico vero ‘trionfo della democrazia’ dopo il No al referendum. Invece ci hanno rifilato l’ennesimo Governo mai passato per le elezioni e le primarie, e non a caso hanno perso un altro milione di votanti”.

di Mattia Barcella

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...