#Venerdidarte – Francisco Goya

Francisco José de Goya y Lucientes nasce il 30 marzo 1746 in un povero borgo vicino a Saragozza. Figlio di un artigiano doratore, frequenta la scuola dei Padri Scolpitori a Saragozza e nel 1760 inizia a prendere lezioni private di pittura. Tre anni dopo l’artista è a Madrid e nel 1769 decide di intraprendere un viaggio di formazione in Italia per studiare il classicismo, che all’epoca era il modello di riferimento per tutta la cultura accademica.

Nel 1733 Goya è di nuovo a Madrid dove viene nominato vicedirettore di Pittura alla prestigiosa Accademia di San Fernando. Nel 1799 diventa primo pittore da camera del re e, nonostante la diretta dipendenza dal sovrano, riesce a mantenere una forte autonomia di azione. L’artista sarà costretta ad abbandonare la Spagna nel 1824 a causa del nuovo re, Ferdinando VII. Morirà quattro anni dopo in Francia.

Nella sua carriera pittorica, molto importanti sono i dipinti realizzati per la casata reale, come il “Ritratto della Duchessa D’Alba”. Maria Teresa Cayetana de Silva era una delle più affascinanti, nobili e ricche dame della Spagna, tanto che anche lo stesso Goya ne fu segretamente innamorato. La nobildonna viene rappresentata nel centro della tela in abiti vedovili. Lo sfondo paesaggistico e la luce del tramonto mettono in risalto la preziosità delle vesti e la complessa acconciatura che incornicia il volto della duchessa. La mano destra indica la riva sabbiosa, dove è stato tracciato il nome di Goya.

La “Maja vestida” e la “Maja desnuda” sono sicuramente le opere più famose dell’artista e entrambe conservate al Museo Nacional del Prado a Madrid. Vengono realizzate nel 1800 e nel 1803 e vengono scelte due modelle differenti. Adagiate su dei grandi cuscini e volutamente collocate nella stessa postura, assumono un atteggiamento artefatto e innaturale. Gli occhi delle due modelle sono puntati con decisione verso chi osserva.

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Nella sua produzione artistica, Goya trova spazio anche per riportare su tela il dramma della rivolta antinapoleonica: agli inizi di maggio del 1808, assistette di persona all’eroica resistenza del popolo madrileno contro l’invasione delle truppe francesi. La tela viene sei anni dopo la rivolta e presenta una straordinaria novità nel panorama artistico del tempo: per la prima volta vengono riprodotti avvenimenti contemporanei colti nel vivo del loro cruento svolgersi. “Le fucilazione del 3 maggio 1808 sulla montagna del Principe Pio” raffigura una delle tante esecuzioni sommarie effettuate dalle truppe napoleoniche. Sulla destra è schierato il plotone di esecuzione, mentre a sinistra sono raffigurati i patrioti con un realismo carico di tragica pietà. L’uomo con la camicia bianca leva le braccia al cielo in un gesto di disperazione e di rabbia. In basso, si accalcano i corpi di coloro che sono già stati fucilati e sullo sfondo si intravede la città di Madrid.

Tra il 1792 e il 1793, a causa di una misteriosa malattia, lo stile di Goya cambia radicalmente: la maniera oscura. In questa fase, il pittore tratta in modo onirico e visionario il lato oscuro e dannato dell’uomo. Nella serie dei “Capricci” il pittore studia le istintuali e violente pulsioni dell’animo umano: in “Il sonno della ragione genera mostri” viene raffigurata una persona addormentata su una scrivania circondata da pipistrelli e altri animali notturni.
In “Saturno che divora i suoi figli” del 1820, invece, Goya decide di raffigurare il dio nell’atto di divorare uno dei suoi figli.

di Valentina Musatti

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