#Liberamente – Sulla strada, ancora un’ultima volta

Ci sono libri che ti entrano dentro una volta e non se ne vanno più; libri che quando sei lì lì per finirli vai avanti al ritmo di quattro, cinque pagine al giorno per posticipare la conclusione. Un po’ come una lunga storia d’amore che ci si trova costretti a lasciare andare, al termine della quale non rimane altro che un ricordo tiepido di quel che è stato e una struggente malinconia per quel che se ne va. Sulla strada di Jack Kerouac è il perfetto connubio tra ciò che resta e ciò che manca, tra lo sprone a conservare la memoria e il desiderio energico di proseguire; parlarne, discutere attorno alle avventure dei due giovani uomini protagonisti è l’unica via per preservare la loro emozionante dichiarazione d’amore nei confronti della vita e trarne qualche spunto per capirci qualcosa anche oggi, in questo strano mondo del terzo millennio che corre veloce come il vento.

La storia di Dean e Sal, rispettivamente Neal Cassady e Jack Kerouac, attraversa tutta l’America da Est a Ovest, da New York a San Francisco; quindi da Ovest a Est e ancora così per due, tre volte, tra autostop, lavori occasionali, il sassofono di Louis Armstrong e Miles Davis, le ragazze disinibite degli anni ’50. Un romanzo corale, con tanti personaggi ognuno col suo centro e la sua vita, che adesso ci sono e un attimo dopo sono spariti chissà dove: ma gli occhi di Sal rimangono fissi in avanti e diventano anche i nostri occhi, grazie ai quali montiamo insieme a lui sopra Cadillac scoperchiate ed entriamo dentro locali sgangherati di terz’ordine a ubriacarci di whisky e jazz. Questi due ragazzi, matti da legare, vivono nella categoria temporale dell’attesa ma non la tollerano. Torna in mente il Drogo di Dino Buzzati, rinchiuso dentro il Forte Bastiani nel celebre Deserto dei Tartari: la sua attesa, avvolgente da togliere il fiato, che annulla ogni speranza, finisce per essere l’unica dimensione della vita a cui, come a tutto il resto, si finisce per abituarsi. Dean e Sal Paradise invece non riescono, non possono stare fermi: sono intolleranti alla sedentarietà. L’attesa finisce per coincidere con il viaggio; attendono in movimento perché sanno bene che un bersaglio in queste condizioni è più difficile da colpire. Ogni occasione è buona per tornare sulla strada: il come non importa, basta andare. E allora eccoli sporchi e impolverati, senza un soldo in tasca, a elemosinare col sorriso sulle labbra un passaggio da sconosciuti a volte affabili, a volte taciturni, ma comunque portatori sani di umanità; a dormire nelle stazioni degli autobus, a vivere alla giornata con pane e formaggio ma sempre col ritmo sfrenato del jazz che tonifica l’anima. E la vita, quanta vita scorre dalla penna di Kerouac! Qui risiede la magia del romanzo: il lettore, a braccia conserte, non si aspetta granché dalle avventure dei due giovani ma procede accanto a loro per piccole deflagrazioni che cambiano il corso della giornata e, di conseguenza, della vita. Succede così a chi decide di mettersi in viaggio senza avere idea di cosa potrà capitargli; il viaggio, allora, non è più quello che intendiamo noi: si trasforma in una metafora della vita come ricerca del nuovo quando tutto il resto, ormai, è distrutto. Dean, ex carcerato, e Sal, uno studente non troppo studente, corrono da una parte all’altra del paese in cerca di non si sa cosa e per arrivare non si sa dove. La meta è ora Denver, ora Frisco, ora la California; ma una volta arrivati, ecco che subito risale quella voglia tamburellante di rimettersi in strada, magari per il deserto del Nebraska o attraverso le steppe dell’Ohio. La linea che separa il soffocante Est di Washington e New York dall’Ovest di Las Vegas e San Francisco non è solo questione di geografia, ma è anche un paradigma dell’esistenza: più oltre c’è la vita, la vera vita; più oltre, al di là del confine, c’è la libertà. È la beat generation, questa: quella che rifiuta gli ideali contemporanei fatti di consumismo e ideologie strambe per cercarsene di altri, per conto proprio. Ma attenzione: chi, tra queste pagine, voglia leggere i moti d’evasione e di protesta dei due vagabondi attraverso il filtro di un antiborghesismo di stampo diciamo dadaista, rimarrà deluso. La loro rivolta, infatti, non si discute dentro aule di accademie e università; la loro poetica è libera da qualsivoglia ideologia; i loro sogni non sono quantificabili. E soprattutto, Dean e Sal non ce l’hanno con nessuno. Le passioni amorose di Dean sono tragiche e sporche, i suoi maestri sono i saxtenori che ascolta nei bar; i suoi amici si fanno di eroina e benzedrina ma Dean non se ne cura, li ascolta e trae da loro quanto di più utile in previsione del suo prossimo viaggio o della sua prossima compagna da mettere incinta. Non sarà stato un caso che a seguito della pubblicazione di Sulla strada, nel 1957, una schiera di sociologi abbia preso d’assalto Kerouac e il suo romanzo: insieme al poeta Allen Ginsberg e a William Borroughs, Kerouac ha impersonato la voce di quella generazione fino ad allora sommersa dalla cultura ufficiale, divenendo un punto di riferimento per tutti quei giovani che non sentono la fine, ma che vogliono disperatamente vedere oltre.

Come leggere, oggi, questo funambolico romanzo?
A cuore aperto e con la voglia di arrivare fino in fondo; senza sporgerci in avanti con spirito calcolatore, ma voltandoci di lato, dalla parte del finestrino, con il desiderio di non volersi perdere nemmeno uno scorcio del paesaggio che attraverseremo. Oggi più che mai può essere utile l’intransigenza di Dean Moriarty e l’intempestività di Sal Paradise; nella speranza che, arrivati a destinazione, ci colga il desiderio di rimetterci sulla strada, ancora un’ultima volta.

di Gabriele Orsi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...