Mentre morivo

Ci sono libri che piacciono, libri che ti restano nel cuore e libri che ti cambiano. Personalmente, Mentre morivo appartiene a tutte e tre le categorie.
Era un periodo particolare della mia vita e da qualche anno avevo trascurato la lettura. Un giorno, girando su un social network vedo una foto di questo libro con la copertina in inglese. In lingua originale, il titolo è “As I lay dying” e sin da subito mi sono chiesto che genere di libro fosse. Così ho aperto il browser e, sempre più curioso, ho cominciato a leggere la trama. Devo essere sincero, una parte di me aveva paura che si trattasse del Mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo! (copie vendute: due), anche perché la community italiana sembrava quasi ignorarlo. Nonostante ciò, il pomeriggio stesso sono uscito da casa, era novembre e pioveva a dirotto, sono andato in libreria e l’ho comprato.
Era il novembre 2014, e da quel momento in poi non ho più spesso di ficcare il naso fra due pagine.
Iniziare questa rubrica con Mentre morivo mi sembra dunque doveroso, giacché se quel giorno non lo avessi comprato oggi non sarei qui.

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( Anno di pubblicazione: 1930 – Genere: Romanzo )

Trama

Il romanzo ruota attorno alle vicende dei Bundren, una famiglia di contadini. Ci troviamo in un momento delicato, perché la madre sta per morire. Assistiamo infatti agli ultimi istanti di vita della donna che, circondata dai suoi cinque figli, li osserva sdraiata sul letto.
La parte principale del romanzo, però, arriva dopo la morte della madre Addie, perché il marito Anse e i suoi figli partono, con la bara sulla carrozza, per seppellirla a Jefferson, dove la donna era nata e cresciuta.
Questo viaggio non sarà facile e durerà più del previsto, perché i personaggi saranno costretti ad affrontare il maltempo e altri impedimenti. A causa di questo clima teso i vari membri della famiglia cominciano a litigare fra loro, riaccendendo scintille di vecchie liti rimaste irrisolte.
Non proseguo oltre, altrimenti vi svelerei il finale e questo rovinerebbe la vostra esperienza.

Stile

Questo è il punto principale del romanzo. O meglio, di quasi tutti i romanzi di Faulkner. L’autore, infatti, si serve di una narrazione frammentata, grazie alla quale assistiamo alla storia da diversi punti di vista.
Il romanzo è suddiviso in vari brevi capitoli ognuno narrato da un personaggio diverso. Forse “narrato” non è il termine giusto, perché in realtà i personaggi non raccontano proprio niente. Infatti, siamo noi lettori che, capitolo dopo capitolo, entriamo nella testa di ogni singolo personaggio e ne leggiamo i pensieri.
Inizialmente questo tipo di narrazione lascia spaesati, infatti dopo venti pagine mi sono detto “ma che cosa sto leggendo?”. Eppure, dopo una fase di smarrimento iniziale si arriva a comprendere ogni personaggio, frasi che sembravano messe a caso assumono un senso e determinati ricordi di alcuni protagonisti ne svelano la personalità.
Non è un libro semplice, richiede molta attenzione per essere compreso appieno, ma credetemi, se lo leggerete con la dovuta concentrazione riuscirete poi a capire quale personaggio stia parlando senza leggerlo in cima alla pagina.
Alcuni capitoli sono particolarmente lunghi, in questi è facile perdersi a volte, mentre altri sono brevissimi, addirittura composti da una sola frase. Quello che più mi è rimasto in mente è del più piccolo dei figli, Vardaman, e recita: “Mia madre è un pesce”. Dietro a questa frase, che può sembrare semplice, vi sono molti significati utili a capire la storia.
Il romanzo è zeppo di allegorie e messaggi, diretti sia al singolo individuo sia alla società, e se si pensa che questo libro sia stato scritto ormai quasi cento anni fa, è facile riconoscervi la genialità di Faulkner.

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( La locandina del film con James Franco tratto dall’omonimo libro e presentato al festival del cinema di Cannes nel 2013 )

Curiosità

  • William Faulkner, dopo la pubblicazione, ha dichiarato di aver scritto questo romanzo tra la mezzanotte e le quattro del mattino nel corso di sei settimane, mentre lavorava in una centrale elettrica e utilizzando come scrivania una carriola capovolta.
  • Il titolo del libro deriva dall’Odissea di Omero, nella quale Agamennone dice ad Ulisse: “As I lay dying, the woman with the dog’s eyes would not close my eyes as I discended into Hades” (“A terra morente, la faccia di cagna non ebbe il cuore, mentre scendevo nell’Ade, di chiudermi gli occhi”).
  • William Faulkner si chiamava in realtà William Falkner, ma un editore per sbaglio aggiunse una “u” al suo cognome. Nonostante ciò, egli preferì mantenerlo così.

Torno a ripetervi, questo è uno dei libri che più ho adorato e che tuttora è presente in me. Spero di aver suscitato curiosità in voi e, nel caso lo aveste già letto, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Lasciate un commento magari, se volete.

Noi ci vediamo alla prossima recensione!

di Jacopo Milani

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