Il paesaggio

Questo è il periodo della manutenzione al vigneto: ho dovuto ripercorrere tutto il perimetro per eliminare la natura debordante che cerca di sottrarsi all’ordine “antropomorfico” che le impongo. Tutto il perimetro del mio vigneto è aggredito da robinie, rovi, persino piccole poverelle. Gli alberi da frutto che ho piantato stanno ritornando alla luce, spogliati dai rovi e dai rampicanti che li aggredivano. Anche il vigneto doveva essere pulito, la zona fra i filari, benché oggetto di 4 “trinciature” (taglio con macina delle sterpaglie) ha comunque fatto crescere qualche robinia, mentre nel sottofilare la situazione è peggiore: non diserbando e non passando con nessun mezzo meccanico, hanno trovato spazio rovi e vitalba, una vigorosa liana rampicante. Forse non lo sapete, ma una robinia in una stagione “costruisce” un albero con un tronco fino a 7cm di diametro e la vitalba “fabbrica” liane fino a 10 metri nello stesso tempo.

Adesso dopo la pulizia tutto appare al meglio, tra poco, fatta la potatura (l’operazione successiva tra qualche settimana) il vigneto apparirà ordinato, pulito, regolare, proprio come piace a noi, come l’immaginario collettivo ama pensare al vigneto.

Ho ripulito anche una parte di bosco; si, è stato faticoso e non era indispensabile per il vigneto, ma volevo liberare i castagni sopravvissuti alle malattie e farli respirare. Ora il bosco è pulito, ampio ci si può camminare senza impigliarsi in nulla.

vangogh_campo_di_grano
( Campo di grano, quadro di Van Gogh )

E’ nella fatica di questa attività che ho pensato ancora una volta all’importanza del ruolo degli agricoltori nella tutela del paesaggio. In fondo, quello che ammiriamo e fotografiamo spesso nella natura è la sua parte selvaggia “addomesticata” e “regolarizzata” dall’intervento umano. E’ l’uomo che pulendo, sistemando, mantenendo i prati, i capi, i vigneti riesce a mantenere un ambiente decoroso e un paesaggio che molti ci ammirano. Ed è sotto gli occhi di tutti quanto avviene nelle aree urbanizzate, quando l’agricoltore non c’è più e la tutela del verde diventa un puro costo comunale, un immane sforzo fatto di manodopera, ed è sotto gli occhi di tutti come si facile arrivare, in queste zone al degrado, ad avere aree totalmente innaturali, pur nella loro naturalità, aree impenetrabili, fatte di sterpaglie miste al peggio che l’uomo produce: immondizia, plastica, materassi.

Il ruolo del mantenimento dell’attività agricola va quindi oltre al puro ruolo economico per la collettività; non è solo produzione di cibo a km zero, ma è anche tutela e mantenimento del paesaggio al quale talvolta dà carattere e bellezza ulteriore: sono nella mente di tutti le fotografie dei paesaggi vitati della toscana, dei prati di grano fioriti immortalati da Van Gogh. Cosa sarebbe la montagna senza il paesaggio del pascolo, o la pianura senza i campi di grano.

Non so se tutti sono coscienti di questo: non so se quando mettiamo in tavola un prodotto agricolo sappiamo tutto che abbiamo fatto un bellissimo gesto nella salvaguardia del nostro paesaggio.

di Luciano Chenet

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