#LaNostraStoria – Piccolo trattato contro le favole

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La addento. La saliva scioglie la sua aridità, ed è dolcezza nella bocca. Morbida caramella, che sa attutire l’amarezza degli amaretti. Santa Lucia e Santa Appolonia si fanno una bella concorrenza.
In realtà, i dentisti sorridono alla vita, con più di 32 denti bianchi.

E’ la solita sera di Orezzo. Una di quelle sere in cui mi piace aspettare il buio, il silenzio, e poi ascoltare i pensieri. Ringrazio poi le persone che riescono ad amplificarli, quando io sono, nel tacito silenzio, sordo ad essi.

E’ l’inverno, o meglio, è il Natale. Che bel periodo. Il periodo dell’attesa e delle favole. Nella sua essenza sa sintetizzare tutta la nostra esistenza. La nostra esistenza che per la maggior parte è, nonostante il monito oraziano, tesa all’attesa. Che sia un cane, l’amore, Babbo Natale, il ritorno o la partenza poco importa. Alla fine si finisce per attendere il Natale seguente, fin quando non si attende la morte.

Attendere è un verbo che può significare tante cose. Si può tendere una trappola, e attendere che la preda ci caschi dentro, indifesa.
L’attendere è sempre un gioco difensivo, passivo. Può forse funzionare con un coniglio o con una volpe, ma non funziona con la vita. La vita è una bestia ben più astuta.

Nell’attesa si può vivere l’infanzia, forse il principio dell’adolescenza, ma, inevitabilmente, arriva un giorno in cui ti svegli e sotto l’albero c’è il vuoto. Se tu non agisci per metterceli, i doni, l’attesa è vana. E allora capisci che c’era dell’altro, forse, dietro a quella maschera, alla favola di Babbo Natale.

E piove su i nostri volti silvani, piove sulle nostre mani ignude, sui nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l’anima schiude novella, su la favola bella che ieri
m’illuse,
che oggi
t’illude,
o Ermione.

Gabriele d’Annunzio, La pioggia nel pineto.

Si diventa adulti anche quando si capisce l’importanza dell’agire, quando si passa dall’attesa all’azione. Come si è soliti dire, d’altronde, la migliore difesa è l’attacco.
Si diventa adulti nel momento in cui si ha il coraggio di sbirciare dalla serratura della porta del soggiorno, per vedere chi realmente pone i doni, presso il luccicante albero.
In realtà, spero di non scandalizzare nessuno, sono i nostri genitori, in carne ed ossa, a farci questo regalo. Eppure noi ringraziamo e scriviamo e preghiamo, per anni, solo Babbo Natale. Ecco che l’Idea oscura la Realtà.

Una suora, ecco chi mi ha rivelato la reale essenza del Natale. Ecco chi ha sfatato questa Idea. Il primo sentimento che ne è derivato, è stato di delusione. Logicamente e etimologicamente, d’altronde. Si viene delusi nel momento in cui si viene tolti dalla giostra, dal gioco o ludus, accattivante su cui eravamo stati posti, nel momento dell’illusione.

Tanti adulti, indaffarati tra regali e miti sfatati, però, restano bambini, e sognano, all’avvicinarsi della notte della Vita, un Natale con nuovi ed eterni regali. Le suore e i preti strappano dalla giostra i bambini frignanti e scendono dalla giostra. Ma non si accorgono di quanto il mondo giri.

Non è facile crescere, la realtà si dimostra essere troppo reale, è vero. Ma non penso sia giusto dare più importanza ai sogni che alla realtà. La realtà non è un sogno, ma a volte i sogni divengono reali.

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo e sogna chi ti dice che non è così e sogna chi non crede che sia tutto qui.
Luciano Ligabue, Sono sempre i sogni a dare forma al mondo.

Ricordo il primo Natale sfatato, e il concreto abbraccio dato ai miei genitori, per ringraziarli. Da quando ho spiato dalla fessura, non posso che ringraziare la Natura, per i regali che mi ha fatto trovare sotto l’albero della Vita.

Anche se inizialmente potrebbe sembrare poco dolce, come prospettiva, penso sia quella più giusta e fiera. E quella anche più attiva. Perché la nostra vita non sia una attesa dell’aldilà.

La addento. La saliva scioglie la sua aridità, ed è dolcezza nella bocca. Morbida caramella, che sa attutire l’amarezza degli amaretti. Cristianesimo e ogni altra religione positiva si fanno bella concorrenza.
In realtà, i preti sorridono alla vita, con più di 32 denti d’orati.

(post di Michele Merelli, pubblicato sul SMP il 14/12/2013)

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