#MusiCorner – Kurt Cobain, il punk come ragione di vita

Kurt Cobain of Nirvana during the taping of MTV Unplugged at Sony Studios in New York City, 11/18/93. Photo by Frank Micelotta. *** Special Rates Apply *** Call for Rates ***
( Kurt Cobain of Nirvana during the taping of MTV Unplugged at Sony Studios in New York City, 11/18/93. Photo by Frank Micelotta. * Special Rates Apply * Call for Rates *** )

La “Generazione X” così viene chiamata la fascia di giovani nata durante il periodo di attività di una delle più importanti band dal Punk Rock mondiale: i Nirvana.

Kurt Cobain, che tutti conosciamo come leader del gruppo, è stato nominato dalle masse come portavoce di tale generazione; il suo stile, la sua musica sembravano in qualche modo caratterizzare un grandissimo gruppo di persone che in quel periodo non potevano non conoscere lo straordinario cantante e chitarrista. Nel 1991, l’uscita del singolo Smells Like Teen Spirits segnò l’inizio di questa generazione. I media musicali avrebbero infatti conferito a quel brano il titolo di “inno di una generazione”, aspetto non molto gradito dal gruppo che però dovette accettare l’appellativo ormai diffuso. Facciamo però un passo indietro; Kurt ricevette la sua prima chitarra in regalo dalla zia e, nonostante il parere contrario della madre, iniziò subito a suonarla. Dotato di grandi abilità fin da subito imparò Back in Black degli AC/DC e Stairway to Heaven dei Led Zeppelin cercando di suonare alla pari con due grandi artisti come Angus Young e Jimmy Page. Solo dopo essere stato in grado di padroneggiare al meglio la sua chitarra, che pian piano accompagnava all’incredibile voce, iniziò a scrivere dei pezzi di suo pugno. La voglia di sfondare del ragazzo lo portarono in poco tempo a cercare una caratteristica che lo distinguesse dall’immensa massa di musicisti; la soluzione? Suonare la chitarra da mancino. L’unico ad averlo fatto prima era stato un certo Jimi Hendrix. Le difficoltà dell’infanzia non litarono la sua capacità artistica e compositiva, anzi la amplificarono, incontrò parecchie persone che gli diedero spunti, consigli, argomenti di cui trattare che poi avranno un punto di sfogo anche nelle canzoni dei Nirvana. La fondazione del suo gruppo non fu subito facile; I Nirvana dovettero cambiare spesso il batterista prima di trovare Chad che rimase quello definitivo. Formata la band nulla poté fermare la spinta creativa che portò a numerosi album che rispecchiano esattamente le emozioni e le sensazioni degli autori canzone dopo canzone così da ottenere dischi che seguono un particolare e contorto filo logico come fosse un processo di diversi punti di vista in tempi diversi. Per esempio nell’album più famoso: Nevermind; troviamo come brano iniziale proprio lo storico Smells Like Teen Spirits, canzone forte, movimentata, grandi sequenze di alti ed un assolo mozzafiato; il brano che chiude l’albun è invece Something in the Way, una canzone potenzialmente opposta in cui si ripete una melodia con toni molto bassi, parole tristi e malinconiche ed un Cobain con una voce al limite della sua nota più bassa. Bisogna ricordare il fatto che Kurt Cobain nell’ultima parte della sua breve vita ha lottato contro la dipendenza dall’eroina, una dipendenza che si riflette nelle canzoni, nei concerti e nella vita privata; ma al di là di questo aspetto siamo di fronte ad un personaggio che sarà difficile dimenticare: la sua presenza sul palco dritto davanti al microfono con la chitarra suonata col mancino, i capelli davanti agli occhi ed una voce tagliente e ruvida capace di catturare le tue emozioni.

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Cobain è morto a 27 anni, la sua scomparsa è tutt’ora avvolta nel mistero; l’unica cosa certa è la sua entrata di diritto nelle classifiche dei migliori artisti, migliori cantanti e migliori chitarristi, di tutti i tempi; e purtroppo anche nel Club dei 27: una lista nera di grandi personaggi della musica che ci hanno lasciato a 27 anni, ma che vivono tutt’ora nelle loro canzoni immortali.

di Marco Magoni

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