Caos renziano

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Giornata storica quella di ieri. Van Der Bellen è riuscito nell’impresa di bloccare l’avanzata a Vienna della destra xenofoba, il premier neozelandese John Key si è dimesso dopo 10 anni di governo e gli italiani hanno votato NO al referendum costituzionale. In nottata Matteo Renzi ha tenuto un discorso per commentare l’esito referendario e ha comunicato la sua intenzione di dimettersi da capo del governo. Perché è arrivato a questo estremo gesto? Andiamo con ordine.

Anzitutto sulla scheda elettorale per cui milioni di italiani hanno votato si parlava di riforma costituzionale, esclusivamente di riforma costituzionale. Personalmente la riforma l’ho letta, mi sono informato leggendo articoli, saggi, studi a riguardo, ne ho parlato con molte persone, ho partecipato a diversi confronti, non mi ha convinto fino in fondo ed al momento di votare ho scelto di votare No per mantenere la Costituzione attuale che, per quanto imperfetta possa essere, è il risultato di un profondo lavoro storico di condivisione. Se devo votare per una riforma che cambi molti aspetti importanti della Costituzione devo essere veramente convinto della riforma stessa altrimenti non lo faccio: contrario a chi mi diceva “si è una riforma che non mi convince fino in fondo, ma voto sì“, pensiero che ad oggi non riesco ancora a capire.

Ma sulla scheda elettorale c’era scritto che il presidente del consiglio si doveva dimettere se vinceva il no? Chi lo ha detto? Se siamo arrivati a questo punto è perché Matteo Renzi ha fatto l’enorme errore di personalizzare un referendum del genere, ma è un errore suo, soltanto suo. Ha fatto la stessa fine di David Cameron dopo l’esito del voto inglese del Brexit.

Arroganza ed egocentrismo alla fine non portano lontani. Renzi, dopo il grande successo delle europee del 2014, ha dissipato un capitale politico enorme, andando in all-in su un plebiscito sulla sua persona e, appunto, sulla sua ambizione a fare man bassa, a prendersi tutto. Se si vuole governare un Paese occorre anche saper perdere le battaglie a testa alta, e andare avanti.

Chi oggi dice sostanzialmente “adesso vi tenete il governo che verrà” oppure “ora i mercati ci distruggeranno perché siamo instabili” sbaglia tutto. La colpa è da indirizzarsi verso Matteo Renzi per le cause dette sopra, e sicuramente non verso i milioni di cittadini che hanno espresso il loro no ai seggi.

Il discorso della scorsa notte di Renzi lo si può ritenere come uno dei migliori mai pronunciati, ma se lo si analizza togliendo qualsiasi velo di emotività rimane un discorso di chi vuole scommettere di fatto sul caos di un paese. Renzi è e rimane, a quanto sembra per ora, il segretario dell’attuale principale forza parlamentare. Visto che la riforma non è passata, e siamo ancora in una Repubblica parlamentare, in questa nuova fase che si è aperta da oggi pomeriggio varranno pienamente i rapporti di forza in Parlamento e le scelte degli stessi partiti che ne fanno parte. Come segretario del PD, Matteo Renzi avrà la responsabilità di partecipare alla gestione del passaggio delicato che bisognerà affrontare.

Fortunatamente il presidente Sergio Mattarella ha congelato le dimissioni di Renzi dando un ottimo segnale istituzionale per questo delicato periodo di transizione politico-istituzionale, rimandando la discussione dopo l’approvazione della legge di bilancio: sarà il parlamento a decidere se dare o meno la fiducia a questo governo, come vi è scritto nella nostra cara vecchia, e salva, Costituzione.

di Mattia Barcella

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