#SpecialeReferendum, Un passo nella giusta direzione

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Caro Direttore,

La campagna elettorale volge al termine e tutti noi in qualche modo ne rendiamo grazie a chi di dovere.
Voglio togliere dal tavolo i toni ultimativi dell’una e dell’altra parte. Se vincerà il sì, non ci saranno svolte autoritarie e non sarà cancellata la democrazia. Allo stesso modo, se vincerà il no, non ci saranno le cavallette fuori di casa. Ci sarà una certa instabilità politica a cui in qualche modo faremo fronte o con nuove elezioni o con un governo tecnico. Niente di più, niente di meno.

Andando nel merito, ritengo la riforma proposta un buon compromesso e sono sicuro che molti di noi ne conoscono gli aspetti principali. Perciò mi limiterò a rispondere ad alcuni quesiti che spesso vengono sollevati.
Con la riforma aumenteranno la qualità della democrazia e le garanzie? Sì. Da un sistema bicamerale perfetto passeremo a un sistema in cui ci sono due camere con compiti differenziati. Così succede in tutta Europa. La seconda camera, il Senato, sarà composta da rappresentanti dei Comuni e delle Regioni, in modo tale da dare una rappresentanza istituzionale alle autonomie locali. Già oggi sindaci e presidenti di regione si recano a Roma per discutere di bilancio e di norme che li riguardano, con la riforma i rappresentanti di questi enti siederanno anche in un ramo del parlamento. Avremo quindi quel Senato delle autonomie locali tanto sostenuto dalla Lega Nord e da molti altri partiti.

Inoltre il Senato avrà maggioranze diverse dalla Camera, essendo la sua elezione sfasata nel tempo. Questo aspetto potrebbe far pensare a una maggiore litigiosità fra le due parti del parlamento e nel rapporto con il governo. Invece da una parte, non dando più -il Senato- la fiducia al governo, avremo la possibilità di un esecutivo più stabile dipendente dalla sola Camera. Dall’altra il governo allo stesso tempo dovrà confrontarsi con un Senato rappresentante dei territori e talvolta non coincidente con la propria maggioranza alla Camera. Questo è un ulteriore tassello di garanzia e di contrappeso al potere dell’esecutivo.

Riguardo l’elezione del Senato, era impossibile fare una legge elettorale prima. Ad oggi l’ipotesi più accreditata è quella di un’elezione diretta dei senatori, votando il consigliere/sindaco prescelto per il Senato durante le elezioni regionali.

Le autonomie locali escono rafforzate da questa riforma? Sì. Le competenze sono tali da rendere il Senato un luogo importante per vagliare tutte le leggi che riguardano regioni e comuni da vicino. Non vengono toccate le funzioni dei Comuni mentre per quanto riguarda le regioni spariscono in sostanza le competenze concorrenti che avevano generato numerosi ricorsi presso la Corte Costituzionale. Alle regioni viene GARANTITO il governo di alcuni settori, come ad esempio la sanità, mentre allo Stato ritornano alcune competenze soprattutto in materia di programmazione di alcuni settori strategici, come energia e infrastrutture. Non ci sarà dunque nessun stravolgimento della sanità lombarda, lo Stato detterà principi comuni a tutta Italia, evitando di avere tanti modelli quante sono le regioni. Sarà la regione invece a governare nel concreto.

Deve essere sottolineato che la riforma del titolo V è stata voluta soprattutto dalle aziende che operano in più regioni perché le diverse leggi regionali in materia di turismo, agricoltura, trasporti, ecc. hanno creato una schizofrenia del sistema, per cui occorrevano diverse licenze e adempimenti per fare la stessa cosa. Come pensiamo di crescere economicamente se rendiamo difficile la vita a chi produce reddito?

Il Capo del governo rimarrà con gli stessi poteri? Il presidente della Repubblica verrà eletto con una maggioranza ampia? Sì. Non c’è nessun rafforzamento dei poteri del capo di governo, a contrario della riforma di Berlusconi del 2005. E la soglia per eleggere il presidente della Repubblica è molto più alta dell’attuale. Difatti se oggi a partire dal quarto scrutinio è necessaria la maggioranza assoluta dei membri, con la riforma occorreranno i 2/3 e dal settimo scrutinio i 3/5 dei presenti in aula, aumentando così la soglia per poter essere eletti. La sola maggioranza alla camera non può farlo.

Aumenterà la partecipazione della popolazione? Sì. Le leggi di iniziativa popolare verranno OBBLIGATORIAMENTE discusse dal parlamento e votate. Verrà introdotto anche lo strumento del referendum d’indirizzo e propositivo, che ad oggi non c’era. Verrà riformato anche il referendum abrogativo, diminuendo a certe condizioni il quorum necessario perché sia valido.

Quindi perché votare sì? Perché è una riforma che chiarisce i ruoli, perché semplifica la burocrazia e perché toglie alibi alla classe politica. È evidente che non risolverà tutti i problemi della nostra nazione ma è un passo nella giusta direzione.

di Andrea Tiraboschi*

*segretario circolo PD di Alzano Lombardo

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