#SpecialeReferendum, 5 punti per votare No

Per il nostro #SpecialeReferendum, tra oggi e domani pubblicheremo delle lettere scritte da sostenitori del Sì e del No al referendum di domenica 4 dicembre, conl’obiettivo di confrontare pro e contro di questa riforma costituzionale. Si continua con un sostenitore del No

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Caro Direttore,

per esprimere il mio chiaro e deciso No a questo referendum, invito i suoi lettori a leggere questi chiari cinque punti:

1) premio di maggioranza abnorme, superpoteri al premier – Il premio di maggioranza alla Camera è troppo grande rispetto al partito più votato; alla Camera non è possibile che ogni capolista bloccato potrà candidarsi in ben 10 circoscrizioni come “specchietto per le allodole”; forse non si sono resi conto tutti che il premier avrà davvero uno strapotere: come ‘capo’ del primo partito diventerà padrone del governo e del Parlamento. Potrà scegliersi, dopo pochissime votazioni, persino il presidente della Repubblica, ma anche i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare. Inoltre approvata questa riforma, si creerà un delicato precedente politico per il quale qualasiasi maggioranza potrà cambiare la Costituzione a suo piacimento;

2) assenza di contropotere poiché nel nuovo Parlamento il premier non si ritroverà di fronte alcun tipo di contro potere. La “riforma” regalerà di fatto l’immunità parlamentare a 100 incaricati, senza averne questi il diritto;

3) addio alle autonomie territoriali come le conosciamo oggi perché con la nascita del “Senato delle Autonomie e dei Territori”, le autonomie territoriali “scompaiono. Le Regioni ordinarie conteranno meno, mentre le 5 a statuto speciale saranno ancor più forti di prima;

4) si passerà da bicameralismo perfetto ad un bicameralismo davvero complicato, basti pensare che saranno ben 22 le categorie di norme che restano bicamerali.;

5) non si accorciano i tempi per l’iter legislativo (in media molto brevi), che al contrario si complicheranno ed allungheranno. I possibili procedimenti legislativi, che oggi sono soltanto 2 (quello ordinario e quello costituzionale) diventerebbero addirittura 10. I senatori part-time divideranno il loro lavoro settimanale tra alcuni giorni dedicati alle funzioni legislative e altri riservati agli impegni nei Comuni o Regioni.

Per altri punti, vi consiglio la lettura di “Perché No” scritto da Marco Travaglio e Silvia Truzzi de Il Fatto Quotidiano.

di Enrico Oliveri

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