Bienvenue à Marly-Gomont

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Il cinema francese è sicuramente uno dei più importanti e influenti a livello internazionale. E a questo punto, dopo appena una frase, immagino già molti di voi sputare organi a furia di ridere. Mettiamoci il cuore in pace, la sacrosanta verità è che la settima arte deve alla Francia invenzioni e innovazioni tecnologiche, nonché artisti visionari e lungimiranti, capaci di creare la meraviglia davanti agli occhi degli ignari spettatori. Certo, questo non cancella la non sempre facile digeribilità delle sue avanguardie e dei suoi movimenti cinematografici, ma dopotutto noi siamo la patria di un fenomeno culturale chiamato cinepanettone, quindi forse è meglio fare finta di nulla. Dall’impressionismo degli anni ’20 al surrealismo di Buñuel e Cocteau, passando per la nouvelle vague di autori indimenticabili come Godard, Truffaut e Chabrol, il cinema francese si è evoluto mantenendo tuttavia le sue peculiarità, i tratti distintivi che lo rendono riconoscibile. E, in modo particolare, di riconoscibile ci sono le sue commedie, un genere amatissimo in patria, che non manca di riscuotere successo anche all’estero. Il più delle volte.

Bienvenue à Marly-Gomont non si discosta dai dettami della commedia made in France, ma la particolarità che lo contraddistingue è la verità dietro la romanzata sceneggiatura.

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Tratto dalla vera storia di Seyolo Zantoko, il film ci racconta infatti il suo arrivo nella rurale cittadina di Marly-Gomont, dove nessuno, nel 1975, aveva mai visto un africano. Il neo dottore, laureatosi a Parigi, si ritrova con famiglia al seguito a dover affrontare i pregiudizi, il timore e la diffidenza degli abitanti, scontrandosi anche con i piccoli giochi politici locali. Nonostante le difficoltà iniziali, Seyolo si fa strada nelle vite dei cittadini scontrosi e grazie anche alla sua famiglia vincerà una scommessa fatta con sé stesso, dimostrando come, a volte, la conoscenza reciproca è il miglior antidoto alla paura.

Introdotto dal figlio del dottor Zantoko, Kamini, Bienvenue à Marly-Gomont dipinge un ritratto divertito e ironico della campagna francese di quegli anni, pervasa da un razzismo che risulta tuttavia innocente e figlio dell’ignoranza più che della cattiveria. I buoni sentimenti, nel cinema d’oggi ormai stereotipati e resi fin troppo banalmente, si mescolano all’umorismo e all’allegria di cui è impregnata l’opera, non eccedendo mai e non risultando melensi. Cosa che qui sarebbe stata fatale.

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In un pot-pourri di vicende e divertenti personaggi secondari, la storia di Seyolo scorre piacevolmente, senza mai pesare, pur nella linearità di una sceneggiatura ovviamente priva di chissà quali sorprese. Questo non sia però accettato come lato negativo, poiché restano novantasei minuti assolutamente ben diretti e interpretati, con la coppia protagonista, Marc Zinga e Aïssa Maïga, in buona forma. Bienvenue à Marly-Gomont parla degli anni ’70 ma risulta curiosamente attuale e, pur non dando nessuna lezione, questo potrebbe sollevare domande interessanti. Ciò implica un cervello con cui pensare e tra quelli che non si divertono a creare simpatiche barricate di bancali, magari, le risposte rischiano anche di non piacere.

Bienvenue à Marly-Gomont

Francia, 2016

Regia: Julien Rambaldi

Cast: Marc Zinga, Aïssa Maïga, Bayron Lebli, Médina Diarra, Rufus.

96 min.

di Manuel Leale

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