L’arte di snobbare un Nobel

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Il premio Nobel alla letteratura può essere considerato l’apice della carriera di qualsiasi artista. Un premio del genere vuole coronare meritevoli, artisti che si distinguono per aver apportato considerevoli benefici all’umanità. Il Nobel è quindi un dono che l’umanità stessa concede a quanti l’hanno resa migliore. Un premio Nobel non è un semplice trofeo da conservarsi avidamente nella propria teca; è molto di più. Una riconoscenza maestosa, un ringraziamento che gli uomini recano ai propri paladini. In questo senso è qualcosa di più di una semplice statuetta d’oro. Cosa succede se un paladino si volta dall’altra parte, contro la stessa umanità per cui ha lottato, rifiutando così tale onorificenza?

Semplicemente si contraddice. Semplicemente disconosce il valore di quel pezzo d’oro che affonda le sue radici in una dignitosa storia, più grande della sua. Semplicemente snobba ciò che forse non merita nemmeno.
Veniamo al sodo. Bob Dylan, illustre cantautore statunitense, forse uno dei musicisti più influenti del Novecento, ha rifiutato di ritirare il Nobel conferitogli per meriti letterari. La notizia ha gettato i social (e non solo) in un subbuglio generale.

Molti infatti hanno storto il naso su questa premiazione. Dare il Nobel ad un musicista per letteratura è piuttosto atematico. Forse sarebbe stato meglio un Nobel alla pace per rendere conto di tutte le campagne pacifiste e umanitarie del compositore di “The Hurricane”.

“E’ come se dessero un Grammy Awards a Javier Marias perché c’è una bella musicalità nella sua narrativa”. Così si esprime Alessandro Baricco su La Repubblica. Di parere analogo pure Irvine Welsh e Valerio Magrelli che non si sono astenuti da commenti spinosi.

D’altro canto, molti colleghi del menestrello americano hanno espresso supporto. In primis Sting, ex frontman dei Police, il quale si è dichiarato orgoglioso di questo evento, rilasciando un’intervista al Corriere. Premiare Dylan, cioè un musicista, vuol dire riconoscere l’importanza della musica in campo artistico. A detta del bassista, essendo tutti i cantautori “figli di un dio minore della letteratura”, posti sempre in secondo piano rispetto a romanzieri o letterati, questo premio Nobel eleverebbe la stirpe dei musicisti ad un grado superiore. Quindi, a parere di Sting, questa vittoria ha un sapore rivoluzionario. Tuttavia resta un problema: nessuno ha acceso la miccia. Sarebbe stata una rivoluzione solo se Dylan avesse accettato. Così pure il sogno di Sting resta monco.

“Estremamente onorato ma ho altri impegni”

Molti vorrebbero sfogliare l’agenda di Dylan per vedere di quale entità siano questi impegni inderogabili, così urgenti da rimandare un Nobel. Ma si sa, è un mondo libero quello di “Blowin’ in the wind” e l’autore non deve render conto di niente a nessuno. Già noto per il carattere schivo, questo rifiuto era in fin dei conti prevedibile. Ma come si spiega allora la scelta nel 2001 di ritirare il Golden Globe? Come si spiegano le tonnellate di Grammy accettate senza troppo baccano?

In realtà, proprio su questo punto si accalcano gli esegeti di Dylan. Sforzandosi di decodificare la complessa psicologia del menestrello, gli interpreti sostengono che la sua sia una scelta del tutto coerente. “Penso a me stesso più come a un intrattenitore per canti e balli”, diceva. Che sia una scelta fondata quella di rifiutare un Nobel per letteratura?

Si può quindi accettare un’apologia di Dylan? Sicuramente ha giocato il suo ruolo pure l’Accademia di Svezia: avrebbe potuto prediligere altri candidati, quali Murakami o Roth, già nominati più e più volte (sicuramente degni di un riconoscimento in letteratura).

La questione resta aperta. Si attende il 10 dicembre, giorno di consegna del Nobel per gli ultimi commenti. A prescindere da qualsiasi motivazione giustificante la scelta di Dylan, il cantautore non si scollerà tanto facilmente l’etichetta di “Snob Dylan”, appiccicatagli da molti.

di Marco Bellinzona

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