I tanti cambiamenti della Riforma

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Terzo ed ultimo appuntamento con il nostro #SpecialeReferendum tutto dedicato alla riforma costituzionale portata avanti dal presidente Matteo Renzi e dal suo governo. Oggi illustreremo tutte le restanti modifiche che saranno introdotte se il prossimo 4 dicembre alle urne vincesse il.

Presidente della Repubblica. Cambia il sistema per eleggere la massima carica della nostra nazione. Rispetto ad oggi: parteciperanno al voto solo deputati e senatori (non più i 59 delegati regonali, vista l’entità territoriale del nuovo Senato); rimarrà uguale il quorum delle prime tre votazioni ossia maggioranza qualificate dei due terzi (66%); salirà il quorum dal quarto scrutinio al sesto scrutinio (maggioranza di tre quinti – 60% – contro l’attuale maggioranza assoluta – 50%); cambierà il quorum dal sesto scrutinio in poi, servirà la maggioranza di tre quinti dei votanti invece della maggioranza degli aventi diritto al voto.
Il presidente della Repubblica potrà sciogliere soltanto la Camera dei deputati.

( Ph. originale http://www.fotoeweb.it/roma/Quirinale/Quirinale.jpg )
( Quirinale, residenza del Presidente della Repubblica )

Corte Costituzionale. I 5 giudici della Corte che oggi sono eletti dalle Camere in seduta comune verranno eletti in sedi separate: 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

Province. Non saranno più organo necessario previsto dalla Costituzione ossia non avranno più «copertura costituzionale». Ciò non vuol dire che debbano essere “abolite” perché potrebbero anche rimanere ed essere regolate con semplice legge ordinaria. La Repubblica sarà costituita «dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato» (articolo 114). Eppure le Province erano già state riformate dalla legge 56 del 2014 (cosiddetta legge Delrio): essa prevedeva il trasferimento delle funzioni delle Province alle Regioni e ai Comuni, nonché la soppressione dell’elettività diretta delle cariche provinciali, sostituita da una elezione di secondo grado da parte dei sindaci e dei consiglieri comunali compresi nella Provincia stessa. Ad un anno dalla sua entrata in vigore, la relazione della Corte dei Conti al Parlamento disegna un quadro piuttosto negativo: le Province continuano ad esistere facendo quello che facevano prima della riforma; i servizi erogati non sono venuti meno con l’abolizione dell’elettività diretta degli organi. Nè i costi hanno visto una riduzione: personale “ex provincia” se così può essere definito trasferito di fatto ad altre pubbliche amministrazioni. A fronte di un modesto risparmio sugli stipendi dei componenti degli organi provinciali, si è perduto il diritto di eleggere i propri rappresentanti sul territorio.

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Cnel. Scompare il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (articolo 99). Ma il Cnel è davvero un organo inutile e costoso, come ci hanno detto in questi ultimi mesi? A leggere i tanti documenti e studi pubblicati sul sito istituzionale dell’organo parebbe di no. Come da un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, a firma Area pro labour, si può leggere: “accesso civico e open data rappresentano il principale strumento per consentire ai cittadini di verificare l’effettivo rispetto dei principi di buon andamento ed efficienza della pubblica amministrazione e nel periodo dall’1.9.2014 al 1.9.2015 sono stati registrati oltre 1 milione e 500mila visualizzazioni e più di 200 mila sono gli utenti registrati. L’Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi di Lavoro, il portale statistico della Pubblica Amministrazione, l’Organismo per l’immigrazione e tutti i documenti, le relazioni, le indagini e i rapporti elaborati rappresentano un patrimonio che, con l’abolizione del Cnel, sarebbe molto probabilmente destinato a perdersi sia nella sua dimensione storica sia per il futuro. La scelta di eliminare il Cnel anziché riformarlo (come suggerito dalle parti sociali) non comporta neppure una reale riduzione di costi della spesa pubblica. Negli ultimi anni vi è stato un ridimensionamento dell’organizzazione del Consiglio e della relativa spesa per i consiglieri. Mentre il costo del personale non sarebbe azzerato essendo previsto il passaggio dei circa 60 dipendenti presso gli uffici della Corte dei Conti con una spesa pari a 4/5 milioni di euro l’anno.” Chiaramente si citano articoli solo per dare un punto di vista completo della situazione, e non per spingere da una parte o dall’altra l’elettore.

referendum

Leggi popolari. Si innalza da 5omila a 150mila il numero di firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare (articolo 71 comma2). La discussione e la deliberazione su tali leggi «sono garantite nei tempi, nei limiti e nelle forme stabiliti dai regolamenti parlamentari» ovvero le regole per discuterle e votarle saranno scritte dalla stessa Camera in un periodo però non definito e poco chiaro.

Referendum. Non cambia la validità se partecipa il 50% degli aventi diritto, ma se il referendum è stato richiesto da almeno 800mila elettori, il quorum scende al 50% dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati. Nascono due nuovi tipi di referendum: propositivo e di indirizzo. Per deciderne le modalità ed effetti serviranno però prima una legge costituzionale e successivamente una legge ordinaria, ancora tutta da scrivere.

Facciamo appello a tutti i cittadini di andare a votare domenica 4 dicembre, dalle 7 alle 23. Si ricorda di munirsi di documento di identità e tessera elettorale. Buon voto!

a cura di Mattia Barcella

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