Haute Fast Fashion

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Ha debuttato all’inizio di questo mese la capsule realizzata da Kenzo per H&M. Da più di dieci anni l’azienda svedese collabora con grandi nomi e grandi firme, annoverando collezioni disegnate da Karl Lagerfeld, Jimmy Choo, Versace, Marni… portando sulla scena del fast fashion capi di alta moda per tutte le tasche (o quasi).

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Dopo la sfilata di presentazione a New York, con musica dal vivo e ballerini al posto dei modelli in pieno stile Kenzo Takada, il 3 novembre la collezione è stata distribuita sul mercato, generando scompiglio e trepidazione nelle fashion victim accampate fuori dagli store e realizzando in poco tempo il boom delle vendite.
I direttori creativi Carol Lim e Humberto Leon hanno reinterpretato alcuni pezzi iconici recuperati dagli archivi della maison, come i vaporosi abiti a balze e i kimono ora double-face e trapuntati. Ma la tanto attesa collezione non ha fatto mancare nulla e comprende anche pantaloni stretch, maglie, felpe, cappotti imbottiti e guanti, berretti, stivali con vertiginosi tacchi a spillo e infradito. Tutti coloratissimi, ricoperti da energiche stampe floreali e animalier tra cui spicca il tigrato, talvolta miscelate in uno stesso capo per renderlo davvero unico e stravagante.

Anche la capsule collection di Jean Paul Gaultier per OVS, in vendita dal 18 novembre, è un tripudio di stampe giocose e dinamici cromatismi.

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I motivi con carte da gioco, le paillettes e i tagli asimmetrici su giacche e vestiti richiamano lo spirito ludico ma sempre raffinato che attraversa la collezione ideata dall’enfant terrible della moda, da lui stesso definita “party dress”, adatta a soddisfare le necessità e i capricci delle festività in arrivo. I prezzi democratici comunque non vanno a sminuire la ricercatezza e l’attenzione ai dettagli, da sempre ingredienti indispensabili delle creazioni di Monsieur.

«Da quando non disegno più la mia linea di prêt-à-porter, mi diverto a fare collaborazioni con brand fast fashion: ne ho fatte in Australia, in Giappone, e ora in Italia», confessa Gaultier, confermando che, nonostante il fascino dell’esclusività dell’haute couture, vivere l’abito nella quotidianità è qualcosa di cui non si può proprio fare a meno.

di Camilla Piccardi

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