“La storia sui muri”: vediamo cos’hanno da dirci

Dall’8 al 27 novembre una mostra in Sala Borsa che racconta Bologna

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Non siamo certo qui a negare che a Bologna ci siano attrattive storiche e culturali, anzi; mai ci permetteremmo di fare un simile scivolone, al contrario del sindaco De Luca, che evidentemente la sua Salerno non la conosce bene. Sarà che Bologna ne ha viste tante, ma qui chiese e monumenti non sarebbero di certo bastati a raccontare tutti gli avvenimenti che l’hanno segnata, specie nella seconda metà dell’ultimo secolo. Così anche i muri hanno deciso di parlare e finisce che la storia ce la raccontano loro; chi ci vive lo sa, e se ci prestano attenzione anche i turisti più accorti lo notano: graffiti e murales ovunque, alcuni belli, altri meno, ma quasi sempre portatori di un messaggio politico.

È stata proprio questa loro peculiarità a rendere possibile l’allestimento della mostra “La storia sui muri”, inaugurata l’8 novembre all’Urban Center di Sala Borsa in Piazza del Nettuno, dove sarà possibile visitarla gratuitamente fino al 27 novembre.

L’esposizione si propone, come il nome stesso suggerisce, di ripercorrere gli ultimi decenni attraverso le scritte che sono state lasciate sulle pareti di tutta la città. La questione si è fatta particolarmente calda dopo il dibattito creatosi attorno all’artista Blu, che lo scorso marzo decise di cancellare tutte le sue opere in segno di protesta contro la mostra “Street art – Bansky & Co”. Ma l’esposizione all’Urban Center non si interroga tanto sul valore estetico dell’imbrattamento, quanto su quello storico di graffiti, writing, stencil e poster-art, dal 1945 ad oggi.

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Un breve percorso attraverso il materiale d’archivio, per lo più fotografico, messo insieme dall’associazione culturale Join Arts, a cui si deve l’organizzazione della mostra; le immagini sono raggruppate per decenni, così che sia più semplice per il visitatore contestualizzarle nel quadro politico e sociale che le ha prodotte; le didascalie sono coperte per consentire una fruizione simile a quella del passante per la strada: l’invito è quello di leggerle solo dopo un primo giro in autonomia.

C’è veramente di tutto: slogan fascisti, anti-fascisti, comunisti, anti-comunisti, pro-URSS, anti-America, pro-Europa, ma solo fino a un certo punto, a sostegno della lotta frocia, di una popolazione multietnica e libera. Insomma, pro o anti che sia, i muri di Bologna hanno sempre saputo schierarsi, sintomo di una cittadinanza che è stata capace di fare lo stesso.

“Muro pulito, popolo muto”, recita una delle ultime scritte. E come non essere d’accordo? Vedendo il muro dell’xm ridipinto di grigio, lì dove prima c’era una delle opere più suggestive di Blu, in molti sentono ancora bruciare la ferita: pur condividendo la protesta dell’artista, quel muro ora ricorda tanto una bocca imbavagliata. “Peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti” – è la scritta che ora sussurra con sprezzo l’xm – “rimpianti sì ma in ogni caso nessun rimorso”.

di Laura Spataro

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