La Riforma del nuovo Senato

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Iniziamo oggi questo nostro #SpecialeReferendum tutto dedicato alla spiegazione della riforma costituzionale portata avanti dal presidente Matteo Renzi e dal suo governo. In questo e nei prossimi articoli che pubblicheremo, illustreremo tutte le modifiche che saranno introdotte, dividendole per punti così da essere il più chiari possibili. I cambiamenti alla Costituzione saranno davvero moltissimi: la riforma modificherà ben 47 articoli su 139 della nostra legge fondamentale. E, con essa, cambierà anche la legge elettorale: approderà definitivamente l’Italicum, approvato nella primavera del 2015, ed entrato in vigore nel luglio di quest’anno. Perché legare riforma costituzionale e legge elettorale? Perché il “Sì” al referendum del 4 dicembre prossimo è stato dato per scontato dal governo ed i motivi vi verranno spiegati nei prossimi articoli insieme ad altri punti non del tutto chiari.
Ma andiamo con ordine. Partiamo con la riforma del nuovo Senato perché siete così sicuri che verrà abolito?

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( Palazzo Madama – Roma, sede del Senato della Repubblica Italiana )

Bicameralismo, addio. Con la riforma si eliminerà il bicameralismo paritario tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Nel nuovo articolo 55 infatti si può leggere che solo la Camera voterà la fiducia al governo, «eserciterà la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del governo».

Composizione e retribuzione. L’articolo 55 stabilisce che il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali. Rimangono invariati i poteri sulle nomine di competenza del governo, nei casi previsti dalla Costituzione stessa. I senatori non riceveranno alcuna indennità parlamentare come i colleghi membri della Camera, ma il disegno di riforma non cita eventuali rimborsi che saranno regolati in un successivo momento con regolamenti interni alle camere. Decadono i limiti di età per l’elettorato passivo ed attivo del Senato e non ci saranno più i senatori eletti nella circoscrizione Estero.

Numero dei senatori. Si scende da 315 a 100 che verranno così suddivisi: 74 saranno consiglieri regionali eletti dagli stessi Consigli regionali di appartenenza, «in conformità alle scelte espresse dagli elettori in sede di elezione degli stessi Consigli»; 21 saranno sindaci eletti da ciascuno dei Consigli regionali e 5 potranno essere nominati dal Presidente della Repubblica tra i cittadini che hanno portato in alto l’onore della Patria per meriti sociali, scientifici, artistici e letterari. Il mandato di quest’ultimi sarà di sette anni non rinnovabile (articolo 59), ovvero stessa durata del mandato presidenziale. Da notare però che il capo dello Stato potrà non nominarli all’inizio del suo mandato quindi la loro durata potrà variare.

22/10/2014 Roma, aula del Senato, comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sul Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014, nella foto Maria Elena Boschi e Matteo Renzi
( Maria Elena Boschi e Matteo Renzi – Ph. HuffPost.it/Facebook )

Senatori a vita. Gli ex senatori a vita nominati prima della riforma ovvero Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia oltre all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano manterranno il loro posto. Da notare come la modalità di scelta dei senatori rimane però da definire dopo il voto del 4 dicembre e rinviata a successiva legge ordinaria.

Competenze. Al Senato rimarrà la funzione legislativa su leggi costituzionali e su quella di elezione dello stesso Senato, su referendum popolare, su ordinamento enti territoriali ovvero tutte quelle leggi che stabiliscono «norme generali, forme e termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea».e su normative europee. Inoltre può decidere, su richiesta di un terzo dei suoi stessi membri, l’esame e la proposta di modifiche a tutte le leggi approvate dalla Camera (articolo 70).

Quando vota. Il Senato è chiamato obbligatoriamente a votare in tutti i casi previsti nell’elenco dell’attuale articolo 70, comma 1. Negli atri casi, se il Senato non opera entro il termine di 10 o 15 giorni (periodo che varia a seconda della materia in discussione), le leggi entrano in vigore con la sola approvazione della Camera. In caso di modifiche apportate dal Senato su una determinata proposta di legge, la Camera potrà tenerne conto o semplicemente respingerle e votare l’approvazione definitiva. Attenzione però: se si tratta di leggi che riguardano competenze legislative esclusive delle Regioni o leggi di bilancio, la Camera può di fatto andare oltre le modifiche apportate dal Senato soltanto se si voterà a maggioranza assoluta dei componenti di Montecitorio. Da evidenziare come su deliberazione di stato di guerra, il Senato non voterà a riguardo, ma soltanto la Camera dei deputati a maggioranza assoluta potrà dare il via libera. Così come su provvedimenti di amnistia e indulto, né su leggi di ricezione dei trattati internazionali il Senato non sarà chiamato al voto, a meno che non riguardino appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, allora sì che i componenti di Palazzo Madama saranno chiamati a dire la loro.

a cura di Mattia Barcella

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