Dio(R)evolution

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Viaggiando si impara. Non esiste forma di conoscenza più grande che permetta di scoprire luoghi, imparare arti e mestieri, conoscere persone, a volte persino se stessi. Così Maria Grazia Chiuri, una tappa dopo l’altra, ha costruito la sua personale storia di raffinatezza e immaginazione. Dopo gli studi presso l’Istituto Europeo di Design a Roma, nel 1989 viene assunta da Fendi per occuparsi degli accessori, sperimentando forme e materiali, trasformandoli in manufatti artistici e desiderabili, finché dieci anni dopo Valentino le offre l’opportunità, insieme a Pierpaolo Piccioli, di esprimere a pieno la propria creatività nelle collezioni donna. Quest’anno la svolta: il 23 giugno viene annunciato il passaggio alla direzione creativa di Dior e il binomio prodigio, dopo anni di collaborazione, si spezza, aprendo la strada ad un percorso in solitaria.
Il viaggio di Chiuri prosegue in Avenue Montaigne, dove per settimane si chiude tra gli archivi della maison, studiando storia, creazioni e novità che uomini come Gianfranco Ferré, John Galliano e Raf Simons avevano apportato prima di lei, usando la tradizione come motore per restituire all’azienda la sua anima originaria di atelier artigianale.

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Prima donna a capo della direzione creativa, il suo è stato un debutto femminista che ha portato una boccata d’aria fresca sul défilé della Parigi Fashion Week, smorzando quell’aria austera che da tempo sembrava invadere la maison.
«L’idea iniziale è stata il film “L’Innocente” di Luchino Visconti e le divise degli schermisti. A mio parere hanno la forza moderna di annullare le differenze sessuali, una valenza emancipatrice», spiega la stilista, che del superamento dei generi ha fatto il cuore pulsante della collezione. «Quella giacca bianca e quel pantalone nero per me rappresentano un new look moderno e contemporaneo. E non c’è genere nell’uniforme e nello sport».

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Ai nuovi tailleur Bar warrior style seguono mini abiti e lunghe gonne in tulle e pizzo, soffici tutù coperti di rouches e immagini scaramantiche, abbinate a giacchini biker che stemperano la classica allure principesca. Sulle T-shirt compaiono citazioni antiche (J’aDior per “J’ador Dior”) e nuove (We should all be feminists), mentre sui capi rispuntano ricami emblematici come l’ape di Hedi Slimane o la stella bucata.
Dai look total white si passa al total black attraverso il rosso, il cipria, che si mescola con le trasparenze, e una gamma di nuance sensuali e delicate, mentre per il make up Peter Philips ha optato per un nude luminoso ed elegante.

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Riportando l’heritage del passato in passerella in una forma del tutto esclusiva e contemporanea, Maria Grazia Chiuri ha voluto rendere omaggio a tutti i suoi predecessori, non solo Monsieur Christian, con la personale visione di grazia e il know how che, siamo sicuri, darà al marchio nuova luce.

di Camilla Piccardi

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