Guida pratica e non per studenti bergamaschi fuori sede

bologna-590x393

Che vi siate appena diplomati o laureati, la domanda è la stessa: e adès? Le scelte sono molteplici: c’è chi decide di trovare lavoro, accasarsi, sposarsi e sfornare bambini, chi si carica uno zaino in spalla e parte alla scoperta del mondo, chi ancora sceglie di investire sulla propria istruzione.

Mettiamo che voi siate parte di quest’ultima categoria. Mica è semplice: innanzitutto c’è da scegliere la facoltà. Se siete freschi di maturità lo sapete bene: gli adulti che vi circondano non si risparmieranno in consigli non richiesti. “Ah, io avessi la tua età farei Economia, o to’, Giurisprudenza”, “Ah, alla fine è sempre bene fare Ingegneria”, “Ah, oggi come oggi solo gli infermieri hanno qualche possibilità di trovare lavoro”. Ah, vi prego, qualcuno spieghi loro che per fortuna l’offerta formativa delle Università italiane non si limita alla magica triade Economia-Ingegneria-Infermieristica; to’, Giurisprudenza per i più audaci.

Il bello dell’università è che qualsiasi cosa vi piaccia, lì la potete trovare. Quindi scegliete la vostra strada seguendo il cuore perché, così come l’amore, lo studio deve essere fatto con passione. Se vi piacciono i numeri, c’è matematica; se vi piace il cinema, c’è il DAMS; se vi piacciono le patologie schizzo-depressive, potete fare psicologia.

Finita la triennale, però, la domanda si pone di nuovo e la questione del “e adès?” risulta solo procrastinata. I dubbi sulla facoltà dovrebbero essersi ormai risolti, per cui a questo punto il percorso da intraprendere dovrebbe esservi chiaro; c’è anche da dire che gli adulti che prima elargivano saggi consigli di vita sembrano essersi ormai arresi e anzi, pare persino che appoggino le vostre scelte, nonostante non siate dottori in Economia, Ingegneria o Infermieristica, né tanto meno – to’ – in Giurisprudenza.

Il vero cruccio di chi deve intraprendere la Laurea Magistrale è dove. La soluzione è una sola: pensare fuori dagli schemi; non rimanete fossilizzati su quei quattro corsi che vi interessano tra Bergamo, Milano e Brescia e iniziate a considerare l’idea di trasferirvi. Le mete più gettonate per gli studenti italiani sono Bologna, Torino, Padova e Pavia, che così, a naso, credo siano i maggiori poli universitari del Bel Paese, ma tenete presente che, così come per lo studio – e l’amore – anche la scelta della città di destinazione deve essere fatta senza poi troppe considerazioni logiche.

Quando mi trovo in una città che mi piace, quello che faccio io per capire se lì potrei trovarmici bene è sorridere alla gente: se questi ricambiano via libera, se non lo fanno la ricerca continua. Ci sono poi altri fattori, è chiaro: il clima, la presenza di parchi, i cinema all’aperto, l’attivismo politico, gli studenti Erasmus e i bei ragazzi mori con la barba incolta; questi sono gli aspetti a cui bado io, ognuno ha le proprie priorità. Per farla breve, io ho scelto di studiare Cinema a Bologna.
Ma come sono arrivata qui? Innanzitutto, dopo la triennale mi sono presa un anno di pausa dagli studi, ma forse questo è un bisogno che sentito solo io. Quello che posso dirvi è che se non siete ancora sicuri sul da farsi piuttosto datevi del tempo, viaggiate, lavorate e apritevi più porte possibili; soprattutto non credete a tutti quelli che vi diranno “guarda che se ti fermi poi non continui più” perché è una grandissima cazzata.

Il consiglio vero è di parlarne con il vostro relatore della triennale. Di fatto lui ne sa più di voi, sicuramente ha diverse conoscenze in molti atenei italiani e saprà indirizzarvi nel migliore dei modi; soprattutto è il docente che vi conosce meglio, considerato il lavoro che avete svolto insieme. Lo so, magari il vostro relatore non è il massimo della simpatia ed è pure probabile che non si sia rilevato collaborativo durante il percorso di ricerca, ma tentar non nuoce; forse sentirsi chiedere un consiglio del genere da parte di un ex-studente lo potrebbe ringalluzzire un po’.

Bene, ora sapete che facoltà frequentare e dove; mettiamo che non sia Bergamo, e nemmeno Brescia o Milano, perché in quel caso presumo fareste i pendolari – e avete tutta la mia compassione: siete i benvenuti nel mondo degli studenti fuori sede. E se fin qui i consigli che vi ho dato erano più quelli di una zia che la sa lunga, adesso la guida si fa pratica sul serio, quindi elenco puntato:

1. Iscriversi
Iscriversi non sarà più difficile di quanto non sia stato farlo a Bergamo; la differenza sostanziale sta nel fatto che la segreteria dista centinaia di chilometri da voi, quindi non potete andare a darle fuoco come e quando vi pare, e forse è un bene perché le accuse di piromania che vi sporcavano la fedina penale dopo esservi iscritti alla triennale sono appena decadute. L’ostacolo più arduo quando si tratta di iscrizioni universitarie, che sia a Bergamo o in qualsiasi altra città, è la presentazione del modello ISEE. Tenete presente che da quest’anno per la stesura del modello occorrono una ventina di giorni, perché pare che prima di arrivare all’università questo maledettissimo foglio debba passare per tutti gli uffici pubblici del mondo. Io già me lo immagino, un impiegatuccio greco dal nome chilometrico che mette le sue dita unte di salsa tzatziki sul mio modello ISEE, ridendo del mio reddito effettivamente ridicolo, ma di fatto fregandosene di me e del mio destino; piazza qualche timbro, timbra il cartellino, se ne esce dall’ufficio e va a bere vino rosso dai bicchieri di terracotta. E alla fine, dopo aver fatto tutto il giro del mondo in venti giorni, il mio modello ISEE arriva in ritardo, perché – son sincera – speravo che nel 2016 un documento potesse fare il giro del mondo in molto meno tempo, quindi mi ritrovo a pagare la retta per intero e al mio reddito ridicolo non resta che piangere. Insomma, al CAF andateci un mesetto prima della chiusura del bando, anche perché la quantità di documenti che dovete presentare è spaventosa: sempre da quest’anno, vanno dichiarate persino le prepagate, pure quelle più inutili, tipo quella che avete abbandonato sul fondo del cassetto perché tanto avevate dimenticato il PIN e la telefonata al centro assistenza per recuperarlo costava più del credito disponibile sulla carta. Recuperatela, altrimenti l’impiegatuccio greco dal nome chilometrico non può mettere il suo timbro, tutto il sistema si inceppa e probabilmente da qualche parte esplode qualcosa.

2. Trovare casa
Il vero grande dramma degli studenti fuori sede, quanto meno a Bologna. Iniziate le ricerche all’inizio dell’estate, altrimenti rischiate seriamente di finire a dormire sotto i portici – e per fortuna che almeno qui ci sono i portici. Considerate pure l’ipotesi di finire in una stanza condivisa perché il prezzo delle singole è per molti di noi insostenibile. Se poi, come me, vi riducete all’ultimo minuto, sappiate che sarete costretti ad affidarvi ad un’agenzia, quindi soldi extra da sborsare. Quelli che già vivono nella città in cui vi state per trasferire vi diranno che su Facebook ci sono un sacco di gruppi pieni di annunci e ogni volta a voi salirà un moto di rabbia indescrivibile perché “secondo te non sono già iscritto a tutti i gruppi possibili e immaginabili? Sono persino in quello per fumatori e animali, ed io non fumo e sono pure allergico al pelo”. Gli annunci, poi, se non foste disperati sono sicura che vi farebbero ridere. “No DAMS, no matricole, no presimale, sì presibene, no nazi – no fasci, sì gayfriendly, no vegani, sì vegetariani, solo vegetariani, no fumatori, no animali, sì gatti, no cani, sì ragazza simpatica, no gente che mangia in camera sua, etc.”; per non parlare delle visite degli appartamenti: praticamente delle audizioni a cui si sono presentate centinaia di persone in soli due giorni; la casa sembra un porto di mare, ragazzi che entrano ed escono, tutti concorrenti, nemici, ostacoli che renderanno più difficile la vostra corsa alla casa, e quasi vorreste buttarli giù dalle scale per eliminarne almeno un paio.

3. Coinquitanza
Dato che, vedi il punto 1, vi siete ormai arresi all’idea di condividere una doppia, il consiglio è di scegliere un disperato come voi, pescandolo da uno di quei gruppi su Facebook pieni di annunci a cui vi dicono tutti di iscriversi, a cui siete già iscritti da mesi, e fingervi amici da una vita: pare che i proprietari di casa siano molto rassicurati dai legami di lunga data, come se con l’amicizia ci si possa pagare l’affitto. Poi fa niente se io sono di Bergamo e Rosa è lucana, ed io non sapevo nemmeno che lucana volesse dire “della Basilicata”, ma effettivamente come lo vuoi dire “della Basilicata”? “Basilicatese” non si può sentire. A dirla tutta non sapevo nemmeno dove fosse la Basilicata, adesso invece so che è sotto la Campania. Siamo amiche da tempi immemori e questo è quanto. Addirittura c’è chi si organizza in gruppi di sei o sette persone per affittare un intero appartamento, ed effettivamente sarebbe proprio questa la soluzione migliore. Ma poi come la spieghi un’amicizia tra un bergamasco, un lucano, un sardo, un piemontese, un salentino, un ligure e un tunisino? Ad ogni modo, alla fine più o meno tutti riescono a sistemarsi e la coinquitanza può avere finalmente inizio. Le regole sono quelle della società civile applicate ad uno spazio ristretto come può essere quello della casa, quindi avendo voi dai 19 ai 23 anni si presuppone le abbiate già apprese, per cui non mi dilungherò su questo aspetto. Per approfondire, vedi “Insegnamenti della mamma”, da capitolo 1 capitolo 3.

4. Nuova vita
Per noi bergamaschi cambiare vita non è così semplice perché, diciamocelo, siamo proprio degli abitudinari: generalizzando in modo estremo, la domenica si va allo stadio, il caffè lo si prende al Tassino in Piazza Pontida, a cena si va Da Giuliana in via Broseta, a bere una birra al Circolino, a fare una passeggiata in città alta, a correre alla Trucca; il martedì vedo Tizio che poi se no lavora sempre, il giovedì esco con Caio ma dopo mezzanotte perché prima ho il turno al ristorante, tutti i giorni aperitivo con quei quattro disperati come me che se ne stanno tutti i giorni qui a fare l’aperitivo, io con loro, loro con me. Ma è ora di finirla con questa routine: essere uno studente fuori sede è una bella occasione per ricominciare in un posto nuovo in cui ancora non conoscete nessuno e siete potenzialmente amici di tutti. Voltate pagina, buttate nel dimenticatoio tutto ciò che della vecchia vita in sede vi faceva soffrire, o semplicemente vi annoiava, e rinnovate il vostro stock di esperienze e persone.

5. Studiare
Studiate!

E se vi capita di sentire un po’ di nostalgia, fate come me: affacciatevi alla finestra e urlate “aluuura Bologna”.

di Laura Spataro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...