«Per fare la Pace bisogna sconfiggere la miseria»

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Per la rubrica del mercoledì con #iDiscorsiCelebri, pubblichiamo oggi il discorso di Shimon Peres, l’ex presidente di Israele venuto a mancare oggi, fatto ad Assisi il 1 maggio 2013.

Padre Mauro Gambetti, custode del sacro convento, e i frati francescani, Sig. Claudio Ricci, sindaco di Assisi, Sig.ra Catiuscia Marini, presidente della regione Umbria, Sua Eccellenza Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi Rappresentanti delle autorità religiose, civili e militari, Sono molto commosso dalla Vostra decisione di assegnare a me e al mio popolo il premio di cittadinanza onoraria per la pace di Assisi.

Assisi è una delle città storiche più eccezionali; non tanto per la sua dimensione, ma per il suo spirito. Francesco di Bernardone ha dedicato la sua vita alla lotta contro la povertà, alla ricerca della pace, abbracciando il valore dell’umiltà. Ed era nel giusto. Poiché il nostro mondo, pur soggetto a processi di globalizzazione, dovrebbe conservare un principio di moralità, ancora più di prima. L’epoca attuale è condizionata dalla scienza e dalla tecnologia. Tuttavia la scienza era e tuttora rimane neutrale. Sono i singoli individui che tramutano la scienza in una benedizione o una disgrazia, a seconda della propria volontà.

Il santo Francesco prediligeva una tonaca confezionata con un tessuto semplice, dei sandali e una corda al posto di una cintura. La modestia è una grande lezione rivolta a coloro che vogliono dedicare sé stessi alla vita pubblica: è meglio servire che governare. Egli invitava ad amare la fede e i poveri, a perseguire il valore della pace e a rispettare la natura. Questi precetti sono di fondamentale importanza oggi quanto lo erano nel 1208, l’anno di fondazione dell’Ordine.

Nel 1219, San Francesco intraprese un viaggio in Egitto e in Terra Santa per incoraggiare il dialogo, invitando a non ricorrere alla violenza. Questo invito era fondamentale allora tanto quando lo è oggi nell’epoca che stiamo vivendo. Dobbiamo tutti pregare che finisca al più presto lo spargimento di sangue nella nostra regione, e che essa diventi un luogo dove le persone possano “camminare mano nella mano”. Porgo alla gente di Assisi profondi ringraziamenti da parte della mia nazione: non ci dimenticheremo mai gli sforzi che avete sostenuto per salvare le vite di noi ebrei. L’8 settembre 1943, Assisi, che fino a quella data non aveva mai ospitato ebrei, fu occupata dai tedeschi. Il vescovo e i frati di Assisi offrirono asilo ai rifugiati ebrei: più di 300 ebrei furono salvati da morte certa.

Inoltre, furono accolti anche vecchi e malati, donne e bambini che erano scappati dalla Liguria e dalla Toscana, alla ricerca di un rifugio. I frati hanno messo a repentaglio sé stessi per salvare le vite di innocenti. Quattro di loro furono nominati Giusti tra le nazioni. Vi ringraziamo dal profondo dei nostri cuori. Come forse saprete, sono venuto a invitare Papa Francesco a fare pellegrinaggio in Terra Santa. Egli è il primo papa eletto proveniente dal nuovo mondo, il primo papa non europeo degli ultimi 1272 anni (l’ultimo era stato Gregorio III che nacque in Siria), ed è anche il primo papa Gesuita.

Il Papa è riuscito in pochissimo tempo a guadagnarsi l’ammirazione e il rispetto del mondo intero. La sua modestia genuina, il suo amore per la pace, la sua attenzione ai poveri e al rispetto della giustizia, e il suo invito al dialogo tra religioni sono come una ventata di aria fresca. È un amico prezioso del popolo ebraico; a Buenos Aires, città della quale è stato cardinale, ha intrattenuto con la comunità ebraica locale e i suoi leader un rapporto di grande amicizia.

Ritengo che tutti gli esponenti delle religioni del pianeta possano dare un contributo utile alla costruzione della pace, mettendo fine alla violenza e alla miseria. Oggigiorno la vera minaccia del Medio Oriente è più di carattere esistenziale che politico. Gli sforzi che saranno rivolti alla cancellazione della fame, dell’analfabetismo e dell’ignoranza, e soprattutto che saranno concentrati a salvare le vite di milioni di bambini, salveranno anche il nostro futuro. Dobbiamo trovare una soluzione di carattere permanente, senza però ignorare i cambiamenti positivi che avvengono giorno per giorno. Tutti noi preghiamo dallo stesso antico Libro dei Libri e dobbiamo guardare al futuro con occhi nuovi. Assisi è un grande esempio che ci ricorda due impegni fondamentali: rispettare il passato e coltivare il futuro.

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