#LeIntervisteImpossibili – Jimi Hendrix

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Jimi Hendrix, uno dei chitarristi che hanno forgiato la musica per come la conosciamo oggi, è un gran simpaticone. Fa sempre battute, non perde un secondo per essere sempre al centro dell’attenzione.

Come è stato il tuo primo approccio con la musica?
Sai… mia mamma ascoltava tanto blues e io son cresciuto con quello. Tutto è cominciato quando sentivo mia mamma cantare… Cantava sempre lei, a casa. Così per il compleanno i miei mi regalarono la mia prima chitarra.

Si accende una sigaretta e guarda fuori dalla finestra del bar, come se rivivesse quel preciso istante. A confermare ciò, era spuntato un sorriso sotto i suoi baffetti neri.

Sei andato a lezione da qualcuno oppure hai studiato per conto tuo?
Io? Io non ho mai studiato! Ho imparato a suonare la chitarra ascoltando solo i vinili che avevamo in casa.

Una buona notizia per i principianti che si avvicinano alla chitarra per la prima volta!

Dimmi, nell’arco della tua carriera hai sempre cercato di raggiungere suoni mai sentiti prima. Cos’è che ti ha portato a sperimentare?
Per me la musica è come i colori. Certe canzoni sembrano blu cobalto, altre invece rosso porpora. Io volevo scoprire tutti i colori possibili ed immaginabili della mia tavolozza.

Parliamo del pedale che ti ha reso noto per far parlare la chitarra? Mi guarda con uno sguardo assente. E poi capisce.
Ah! Il Wah! Eh, è una lunga storia. Quando mi ero spostato nel Village, A New York, Andai a sentire Frank Zappa. Quell’uomo sì che era un genio! Aveva tante idee, una tavolozza pressoché infinita! Dopo il concerto sono andato a salutarlo. Parlando del più e del meno mi mostrò un pedale che riproduceva lo stesso effetto di quando apri e chiudi il tono della chitarra. Me ne innamorai subito e, dopo una bella bevuta, riuscì a farmelo regalare.

Scusa ma parlare con il chitarrista che ho sempre amato, sai, mi emoziona molto, quindi se certe volte ho un’espressione ebete ecco, questo è il motivo.
Ehi, io sono solo un essere umano come te, solo che sono nato prima e sono morto. Tu hai ancora la vita davanti!

Scoppia a ridere in una risata fragorosa.

Jimi e la chitarra. Che rapporto è? Dopo aver acceso un’altra sigaretta mi risponde…
Per me la chitarra è… come dire… Una navicella spaziale. Mi fa volare lontano, mi permette di raggiungere pianeti dove nessuno è mai stato prima. E lo studio dove registravo era l’universo. Difatti cercavamo di rendere lo studio parte integrante del sound, come un vero e proprio strumento. Ecco perché cercavamo di sperimentare in ogni pezzo.

La mente mi si riempie di mille domande, come una tempesta elettrica. Sento una sirena in lontananza che pian piano diventa assordante. È la sveglia. Sono le 7. E devo studiare per gli esami.

di Enver Negroni

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