#LaNostraStoria – Muggle Quidditch: la realtà a cavallo di una scopa

Per il secondo venerdì della rubrica #LaNostraStoria, oggi ripubblichiamo l’articolo di Manuel Leale (il testo originale è del 15 settembre 2013) sullo sport più amato dai maghi e dai… babbani!

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Hagrid, cos’è il Quidditch?”

Con questa domanda, J.K. Rowling fa compiere ad Harry Potter il suo primo, titubante passo nel mondo dei sei anelli, con tanto stupore del buon mezzo-gigante, incapace di credere che qualcuno possa non sapere di che si tratti. La sua risposta è laconica: “È il nostro sport. Lo sport dei maghi”.

Harry Potter e la pietra Filosofale viene pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1997, e da quel momento la saga, composta da sette libri, otterrà un successo incredibile. Ma forse nemmeno la sua creatrice avrebbe potuto immaginare quello che successe anni dopo, nel 2005, in America, più precisamente nel Vermont, al Middlebury College: quattordici persone a cavallo di quattordici scope, sei anelli, quattro palle e un boccino, un campo ovale. Muggle Quidditch, il Quidditch Babbano.

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Si potrebbe pensare ad una burla o ad un gioco inventato per puri Potterhead, come vengono chiamati i fan della saga, ma saremmo lontani dalla verità. Quindi, per amor di cronaca, è giusto partire dall’inizio di questa storia, in modo che tutti possano capire e magari spogliarsi di qualche involontario pregiudizio nato da un distorto senso di ciò che è o non è considerato socialmente cool, se non addirittura normale.

Il Quidditch, secondo la finzione letteraria splendidamente narrata dalla Rowling, nasce nella palude di Queerditch, dalla quale eredita parte del nome e si impone nel tempo come il più popolare fra gli sport magici. Inizialmente simile al rugby, subì nel corso dei secoli diverse modifiche, fino ad arrivare alla forma moderna, vista anche nei film che la Warner ha adattato per il grande schermo. Se qualcuno di voi dovesse essere interessato alla storia, esiste un volume, in principio nato come pseudobiblium poi realmente pubblicato e i cui proventi sono donati all’associazione inglese Comic Relief: Il Quidditch Attraverso i Secoli.

Giocato in un campo ovale alle cui estremità sono posti tre anelli a 15 metri da terra, vede volare a cavallo di scopa quattordici giocatori, sette per parte, suddivisi in due battitori, tre cacciatori, un portiere e un cercatore. Questi, a seconda del ruolo, interagiscono con tre diversi tipi di palla: la pluffa (Quaffle), i bolidi (Bludgers) e il boccino d’oro (Golden Snitch). Scopo dei cacciatori è segnare lanciando la pluffa all’interno dei cerchi, superando il portiere e stando attenti a non essere colpiti dai bolidi, palle magiche la cui traiettoria viene modificata per colpire o difendere dai battitori, utilizzando delle corte mazze. Ruolo a sé ha invece il cercatore, il cui unico scopo è afferrare lo sfuggente boccino d’oro, azione che fa terminare la partita.

Questo è ciò che la saga Potteriana ci ha insegnato sull’entusiasmante sport dei maghi, emozionante e adrenalinico, ma può darsi che, al punto in cui siamo, sorga una domanda:”come si adatta alla realtà uno sport volante?”. Dovesse sorgere, è una domanda più che lecita, ma la risposta è semplice e complicata allo stesso tempo.

Una volta appurato con rovinose cadute che le nostre scope non volano, basta rendere giocabile l’ingiocabile ed è qui che il semplice cade nel complicato, poiché il Muggle Quidditch deve affrontare dei limiti ovvi.

1305406_10201894438792227_733973146_nTutto quello che può essere lasciato uguale alla creazione letteraria è rimasto tale, sebbene adattato: un campo ovale con sei anelli alle estremità, tre per lato, composti da pali in PVC e degli hula hop, di altezza compresa tra uno e due metri, una palla da volley leggermente sgonfia come pluffa, tre palle da dodgeball come bolidi e una palla da tennis in un piccolo sacchetto giallo a far da boccino. Su quest’ultimo punto andrebbe una precisazione, ma mi permetto di farvelo scoprire da soli, sperando di stuzzicare la giusta curiosità. Come di certo avrete intuito, l’impossibilità di volare ha costretto gli ideatori del Quidditch Babbano a sviluppare delle regole idonee, mantenendo comunque inalterati i ruoli: tre cacciatori il cui scopo è lanciare la pluffa nei cerchi opposti, difesi da un portiere, evitando i bolidi lanciati dai due battitori avversari che devono fungere anche da difensori per i propri compagni. Infine, un cercatore, che deve preoccuparsi di rincorrere il boccino in un’area fuori dal campo. Un po’ pallamano, un po’ rugby, il Muggle Quidditch, si sta lentamente guadagnando schiere di appassionati, non solo negli Stati Uniti dov’è presente la IQA (International Quidditch Association,http://iqaquidditch.com/), lega che raccoglie tutti i team universitari delle varie città, organizzatrice della World Cup e ad oggi principale associazione di questo gioco, ma anche nel resto del mondo: Canada, Inghilterra, Australia, Francia, Messico, Cina e, naturalmente, Italia.

Anche il nostro paese può vantare dei team agguerriti e molti ne stanno nascendo: S.P.Q.R. (Società Professionistica Quidditch Roma), Napoli Floating Donkeys Quidditch, Milano Meneghins Quidditch e molti altri. Iscritti alla IQA tre di queste squadre, Roma, Napoli e Milano, per ora la più titolata. Per saperne di più e “toccare” con mano, ho avuto il piacere di conoscere i Meneghins, in un afoso pomeriggio domenicale al parco Lambro, tra Monza e Milano. Ad accogliermi Gianluca Tenzone, Michele Clabassi, Saverio Covello e alcuni loro compagni, che sfidano il caldo per allenarsi, osservati con curiosità da chi cerca un pò di refrigerio all’ombra degli alberi.

1305553_10201894438712225_327188700_n“Non per tutti la passione verso il Quidditch Babbano è nata grazie alla Rowling”, racconta Michele,” Per alcuni da Harry Potter, ma per altri grazie ad amici che già giocavano”.

Mentre qualche giocatore inizia ad allenarsi, Gianluca mi sorprende centrando il nocciolo della questione:”Se ti fermi alle scope tra le gambe…è una barriera forte, concede solo a gente dalla mente aperta di giocare”. Non c’è arroganza nelle sue parole, ne alcuna presunzione, ma il suo sguardo offre la piena consapevolezza di ciò che gli altri pensano di uno sport giocato con una scopa in mezzo alle gambe, dei loro sorrisi ironici e delle frasi sarcastiche e denigratorie. “Mi ha dato tanto, sportivamente”, conclude prima di raggiungere i compagni, e credo che il senso stia proprio in questa frase.

Il Muggle Quidditch non è un vezzo nerd e nemmeno un gioco per fanboys Potteriani, ma uno sport che implica fatica, sudore, impegno, che richiede sacrifico non meno di qualsiasi altra attività all’apparenza più blasonata. Non è pazzia, non è eccentricità, è credere in ciò che si sta facendo senza pensare che gli altri ti possano guardare con sufficienza o addirittura spregio, è passione, divertimento e voglia di costruire un qualcosa che sia per tutti. Come sempre sta nell’intelligenza di chi guarda capire e accantonare quello che la società ha deciso debba essere cool. E chi lo sa, potrebbe anche ritrovarsi a cavallo di una scopa, pronto a colpire con un bolide i pregiudizi di chi si ritiene unico detentore del giusto modo di vivere e divertirsi.

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