#LaNostraStoria – Pin Up: icone del fascino intramontabile

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Oggi inauguriamo una nuova rubrica dal titolo #LaNostraStoria. Ripubblicheremo ogni venerdì un articolo del nostro grande archivio per condividere con voi lettori la piccola grande storia del SMP. Partiamo con l’articolo di Valentina Zini sul fascino intramontabile delle famosissime Pin Up.

Viviamo in un’epoca che celebra la bellezza artefatta: tra Photoshop, la chirurgia estetica e gli ideali di perfezione del corpo femminile che spingono molte adolescenti nella spirale dei disturbi alimentari, qual è la soluzione per le migliaia di donne comuni che non possono “permettersi” di sfoggiare un fisico statuario? Vorrei proporvi un breve viaggio nel tempo, alla scoperta di un’ideale di bellezza che può essere alla portata di tutte le ragazze che possiedono un po’di autoironia e credono nella femminilità a prescindere dalla forma fisica che ci è stata affibbiata alla nascita. Sì, stiamo parlando comunque di una moda: con il rinnovato interesse per tutto ciò che è vintage, è facile imbattersi in queste figurine di fanciulle ammiccanti un po’ retrò (giusto l’altro giorno mi è capitato di vedere una cover per l’IPhone che mostrava una ragazza in sella ad una Vespa con la gonna svolazzante). Il fascino della pin up sta, a mio parere, nel fatto che si colloca a metà tra l’arte figurativa e la moda, intesa come fenomeno sociale che spinge le persone ad adeguarsi ad uno stile prevalente, in questo caso riferito all’abbigliamento. Ma chi sono e da dove vengono le pin up?

Contrariamente a quanto si crede, l’arte pin up non nasce negli USA, bensì in Francia nella seconda metà dell’Ottocento ad opera di un artista parigino, Jules Chéret (ma se vogliamo tornare indietro nella storia dell’arte, il concept ritorna costantemente: ritratti di donne voluttuose in deshabillé si trovano sin dalle sculture paleolitiche). Egli, lavorando e vivendo a stretto contatto con i bohèmiens dell’epoca e frequentando gli ambienti della belle époque decide di imprimere lo spirito del suo tempo nei manifesti e nei cartelloni pubblicitari. Ed ecco che prendono forma i primi ritratti di “belle ragazze colorate e seducenti”. Il mondo di Chéret (cito da Wikipedia) “è quasi sempre ebbrezza, incanto, gioia di vivere, sogno, emozione, bellezza, sensualità, erotismo”. Queste sono le premesse, le caratteristiche essenziali, e, se vogliamo, la filosofia che sta alla base di quella che è diventata l’arte pin up come la conosciamo oggi. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, bisogna tener presente che all’inizio del XX secolo la repressione sessuale era ancora molto forte, pertanto tutto ciò che mostrava nude parti del corpo femminile era considerato scandaloso e scoraggiato dall’opinione pubblica. Tuttavia, vi erano ambiti in cui la buona società chiudeva un occhio: i teatri, in cui imperavano gli spettacoli di Burlesque, e alcune riviste destinate ad un pubblico maschile, come la Police Gazette (rivista simil-scandalistica che seguiva le vicende dei crimini più efferati rappresentandole tramite immagini di donne semi svestite).
Negli anni ’30 cominciano a diffondersi le prime rappresentazioni di ragazze in pose che si collocano a metà tra il sexy e il divertente, su alcune delle principali riviste per uomini, (tanto per citarne alcune: Esquire, celebre antenato dell’ancora più celebre Playboy, Cosmopolitan, The Saturday Evening Post). I primi autori di tali illustrazioni furono Alberto Vargas e George Petty, due famosi illustratori che in seguito conobbero fortuna e fama proprio grazie a queste ragazze, che in quel periodo venivano chiamate Petty girl.

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La diffusione di quest’arte a livello mainstream si deve al secondo conflitto mondiale: Il termine pin up significa letteralmente “da appendere”, e viene coniato proprio in questi anni perché, in una prima fase, le pin up erano immagini disegnate sugli aerei da guerra oppure foto di attrici famose dell’epoca(una su tutte Rita Hayworth) che i soldati appendevano nelle loro cabine per risollevarsi il morale nei lunghi periodi che trascorrevano in guerra lontani da casa. In seguito, la pin up diventa una modella in carne e ossa, e forse l’esempio più emblematico è Bettie Page, che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 fu la più famosa modella che si prestò a posare in mise sexy e birichine oltre a realizzare video che mostravano al mondo l’universo del fetish (ma questa è un’altra storia). Nel 1953 fu fondata anche la rivista Playboy, che inizialmente annoverava tra i suoi collaboratori proprio Alberto Vargas che nel corso degli anni era diventato sempre più audace nello “spogliare” le sue immagini. La fortuna di Playboy si deve anche ad una pin up in carne ed ossa, la meravigliosa Marilyn Monroe, che proprio in alcuni dei primi numeri fu letteralmente messa a nudo(il famoso shot che ritrae Marylin nuda su un telo rosso risale al 1949 ad opera del fotografo Tom Kelley, ma Hefner ne acquistò i diritti a prezzo stracciato nel 1953 per pubblicare la foto nel suo magazine). Negli anni ‘70 le pin up subiscono una sorta di arresto, dovuto principalmente alla diffusione di altre riviste come Penthouse, molto più esplicite, e con la crescita del mercato della video pornografia che meglio rispondeva alle esigenze maschili del periodo. Ad un immagine sexy, sbarazzina ma tutto sommato innocente e caratterizzata da una figura in cui si gioca molto sul vedo/non vedo si contrappone quindi la nudità pura e totale e la figura della pin up viene relegata ad un passato ormai superato.

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Con il diffondersi di internet tuttavia si scopre che le pin up sono resistite alla moda del momento per diventare un fenomeno di nicchia che fa ancora presa. A parte il già citato rinnovato interesse per il vintage, vi sono diverse sottoculture, principalmente musicali, dove la moda anni ‘50 diventa uno stile da imitare nell’abbigliamento, nelle acconciature e nelle pose. Il rockabilly, genere musicale che è sopravvissuto in qualche modo mixandosi ad altri generi dando vita allo Psychobilly è un esempio di sottocultura che vede le sue appartenenti sfoggiare elaborate pettinature, vestiti, scarpe e accessori vintage e colorati, oltre a tatuaggi che richiamano le pin up originali. Inoltre, lo stile pin up viene molto apprezzato dalle ragazze formose, che si riconoscono poco nei canoni di bellezza propinatici dalla società contemporanea: la pin up era effettivamente una ragazza dal seno generoso, dalle gambe lunghe e dalle cosce piene, volendo discostarsi in parte dalle figure androgine che avevano caratterizzato la moda femminile anni ’30 e in parte trasmettendo il messaggio di “salute”in una fase storica difficile. Ancora, si può trovare questo stile oggi in alcune star musicali che ne hanno fatto il loro marchio d’immagine come Katy Perry, Christina Aguilera negli anni più recenti, e la burlesquer Dita Von Teese. Quest’ultima ha riassunto lo spirito odierno della pin up affermando in un’intervista “It’s not about seducing man, it’s about embracing womanhood”. Il passaggio da arte a stile è avvenuto con la consapevolezza che si può giocare con la propria figura senza sottomettersi agli imperativi della società, ma “abbracciando la propria femminilità” in modo originale.

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