Bombe tricolori sui bambini yemeniti

Vittime-civili-dei-bombardamenti

Il conflitto in atto nello Yemen sembra interessare poco l’opinione pubblica mondiale. I giornali dedicano qualche articolo di poche righe mentre ai Tg le notizie che arrivano da quella terra sono trattate per pochissimi secondi, con una didascalica lettura e un’immagine fissa sullo schermo. Interessano davvero poco le decine e decine di vittime causate da vari bombardamenti su scuole ed ospedali per mano della coalizione dei sauditi. Verrebbe da chiedersi però da dove i sauditi si procurino le armi e la risposta, andando ad informarsi autonomamente, è purtroppo soltanto una: Italia.

Le bombe spedite in Arabia Saudita, consegnate in cinque grosse partite soltanto negli ultimi mesi, via acqua e via aerea dall’aeroporto di Cagliari, sono state costruite dalla RWM Italia, industria bellica controllata dal grande gruppo tedesco degli armamenti Rheinmetall. Come documentato dal giornalista de Il Fatto Quotidiano, Alessandro Robecchi, le autorizzazioni alle esportazioni di materiale bellico verso i paesi della coalizione che bombarda lo Yemen erano già state rilasciate dai governi presieduti da Mario Monti ed Enrico Letta, e molto probabilmente, anche se non verificato da documenti ufficiali, dall’attuale governo presieduto da Matteo Renzi. Il ministro Roberta Pinotti, in un’intervista rilasciata a La Repubblica lo scorso dicembre, disse “non do un giudizio etico, non dico se è giusto o sbagliato, dico che è stato fatto secondo le regole” quindi la certezza che tutto l’iter di esportazione sia stato rispettato c’è (ci mancherebbe il contrario!), ma per quanto riguarda la delicata “merce”, il nostro paese non può fare nulla. Non è roba nostra insomma, chiedere alla Germania. Anche se la RWM Italia ha sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento di produzione a Domusnovas, nel Sulcis, in Sardegna? Si, chiedere comunque alla Germania. Guarda caso nella terra di Angela Merkel però non ne vogliono proprio sapere di questa strana e controversa storia. L’8 marzo scorso è stata presentata un’interrogazione parlamentare di Die Linke nella quale si chiedevano spiegazioni al governo, il quale ha risposto che: “nessuna autorizzazione è stata concessa l’export di componenti destinati agli stabilimenti RWM Italia di Domusnovas”. Quindi le bombe che partono dalla Sardegna verso l’Arabia Saudita e che successivamente vengono sganciate su scuole ed ospedali dello Yemen sono un problema tutto italiano. Un rimbalzo di colpe davvero triste e surreale. Oltretutto ci sono foto, pubblicate pochi mesi fa da Famiglia Cristiana, in cui si vedono ordigni inesplosi a Sana’a, capitale dello Yemen, di Chiara provenienza nostrana.

Arabia-Yemen-casas-distruidos

Secondo le stime di Amnesty International, Croce Rossa e altre O.n.g., la guerra nello Yemen ha già causato più di seimila morti di cui metà civili, donne e bambini, e oltre tre milioni di profughi. Una sì “piccola” vergogna, se così si può definire viste le relative dimensioni territoriali del conflitto, che fa notizia ahimè soltanto quando viene colpito una scuola, un ospedale o un campo profughi, ma che si va comunque ad aggiungere nel quadro ben più grande e drammaticamente complesso di tutte le guerre in atto attualmente nel mondo.

Concludo citando l’appello lanciato da Papa Francesco lo scorso marzo: “prego che questo inutile massacro risvegli le coscienze, porti a un cambiamento del cuore, e ispiri tutte le parti a deporre le armi e riprendere la via del dialogo”. Nella speranza che queste parole vengano ascoltate e comprese nel profondo da tutti, compreso i venditori di armi e di morte.

di Mattia Barcella

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