THAILANDIA – DIARIO DI VIAGGIO 13a parte

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Il nostro pullman arriva in ritardo, guasto per di più, quindi ci tocca aspettare circa tre ore. Ma ne vale la pena, perché il nostro è il bus più tamarro che si sia mai visto, con le luci blu, i disegni a bomboletta e tutte cose. Appena salite sentiamo una coppia di italiani, i primi, oltre ad Alice, da venti giorni a questa parte, e ci sorprendiamo felici di sentire qualcuno che parli la nostra lingua. È che siamo davvero troppo stanche per badare al senso di casa che la cosa avrebbe potuto darci, quindi lasciamo che un thailandese manesco ci assegni i nostri posti e ci addormentiamo nel giro di pochi minuti. L’indomani ci svegliamo a Phuket, un’isola meravigliosa, per carità, ma ormai snaturata dal turismo all’occidentale. Di Phuket farò un riassunto in pillole, perchè è così che me la ritrovo sul diario di viaggio.

  • Patong beach, una merda.
  • “Marijuana o tuk tuk?”
  • “Ping Pong show, ppa-ppa”. Poi capiamo che ppa-ppa è un modo molto sottile per dire: “bamba, ne vuoi?”, ma tutto il resto (frutta, verdura, palline, pallette) esce direttamente dalla pussy.
  • Il porridge non è porridge ma riso bollito. Un quintale. Bollente.
  • La crepe chocolate/banana a Chiang Mai la fanno con più amore.
  • Quello che pensavo fosse il canto dei grilli è in realtà il rumore della corrente che corre nei fili sulle nostre teste.
  • Le cubiste sono svogliate e ballare proprio non gli piace.
  • Sedie e forma di culo e tigri giganti di polistirolo: locali discreti in quel di Phuket.
  • Cena da Linda Seafood: il cuoco è un lady boy con i capelli arancioni sulla cinquantina; il cameriere ha la maglia di Abercrombie; Linda passa tra i tavolini arrangiati a bordo strada, manco fosse la maitre di un ristorante pentastellato.
  • Mario ha fatto i soldi e si è aperto una pizzeria a Phuket, dalla Sardegna con furore.
  • Il prefisso telefonico di Phuket è 081, come a Napoli. Quello di Bangkok 035, come a Bergamo. Della serie: tutto il mondo è paese.
  • C’è una sola gas station in tutta l’isola; la benzina la vendono in bottiglia, ai bordi della strada, a prezzi esorbitanti.
  • Ci mangiamo la pannocchia arrostita, come d’estate in Calabria.
  • Gelato fritto, ma non è fritto: per fare il gelato qui tritano frutta fresca su una piastra ghiacciata, ci aggiungono il latte e quando si forma una crema la stendono con una spatola per poi formarci dei rotolini. Topping come se non ci fosse un domani.
  • In discesa andiamo con la moto spenta per risparmiare, ma facciamo finta che sia per inquinare di meno.
  • Per andare alle Phi Phi Islands solo tour organizzati; se volete andarci autonomamente sappiate che l’ultimo battello di ritorno è alle 15. Ok, in Asia non capiscono un cazzo di turismo.
  • In giro per spiagge e tendenzialmente vale una regola: le più belle sono affollate di italiani, le più brutte di russi. E si arrabbiano pure se occupi l’ombra degli alberi.
  • Tramonto da Phromtep Cape: guardiamo il sole affondare nel mare senza dire nulla. Il tizio che si alza e si piazza davanti alla go-pro, però, ci fa uscire le bestemmie.
  • Quattro giorni senza fare la cacca, ma tolto il tappo è un rubinetto aperto.
  • Cozze verdi e granchi azzurri al mercato del pesce di Rawai. Funziona così: compri il pesce, attraversi la strada, lo porti al ristorante e te lo fai cucinare. Che chic.
  • I francesi si sorprendono di scoprire che gente di una nazionalità diversa dalla propria parli la loro lingua; amico, non siamo tutte capre come voi.
  • In moto senza maglietta per stimolare lo schittone.
  • Tripadvisor non ha sempre ragione, specie se si tratta di indiani.
  • Se siete stra fuori dite sì. Sì!
  • Biscottini salva vita del 7/eleven, con la marmellata di ananas.
  • “Can we rent a motorbike?”
  • Risposta: frasi in thailandese, sorridi, risate, gesti con le mani. Mat, non abbiamo capito una sega.
  • Monaci itineranti che ti benedicono picchiandoti con un mazzo di rami secchi; ti lega pure un braccialettino porta fortuna al polso. Sì, ma si paga.
  • Make up my room, ndoe?
  • Il cane Luca
  • Ivan Fulmine, napoletano, broker finanziario, vive a Phuket d’inverno e ad Amalfi d’estate. Mi ruba lo zaino e poi me lo restituisce, dicendomi: “ti fai scippare proprio come una bergamasca”. E io: “e tu mi scippi proprio come un napoletano”.
  • Massaggiatrici: no sex here.
  • Riconsegnamo la moto domattina alle 7. Ok, bussate così mi sveglio.
  • Frullatini per pranzo, coconut a merenda.
  • Mr Minchione vs Path, chi avrà la meglio?
  • Sabbia bianca e finissimi, ci si appiccica ovunque, ne abbiamo le mutande piene.
  • Ma la Russia è in Europa o in Asia?
  • Ko Pu è raggiungibile a nuoto. Buono a sapersi.
  • Ho il segno delle infradito, ma non ho messo le infradito. Vale, come te lo spieghi?
  • Ho quasi imparato a mettere e togliere il casco autonomamente.
  • Il plancton morde, me soprattutto.
  • Quello ci ha urlato: “che fighe!”. Ah no, è russo.
  • I thailandesi non sanno come comportarsi davanti a una rotonda; il più delle volte le prendono al contrario.
  • Il sole colora i contorni delle nuvole e quando succede è da rimanerci senza fiato.
  • Dopo tanti giorni insieme posso dirlo: in Thailandia ho trovato un’amica e tornerà a casa con me. Non potevo chiedere souvenir migliore.

di Laura Spataro

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