BREXIT, INSIDE OUT

IO

I due mandati del primo presidente nero degli Stati Uniti, la morte di Nelson Mandela, le unioni civili in Italia. Alla lista degli avvenimenti per cui in futuro potremo dire “Io c’ero” si è aggiunta da poch giorni l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

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I risultati del referendum del 23 giugno parlano chiaro: il 51,9% degli inglesi preferisce non dipendere dal continente. In questo modo, le risorse del Regno Unito che finora sono state impiegate in Europa potranno essere utilizzate esclusivamente a beneficio degli inglesi. Questo è uno dei vantaggi elencati dai sostenitori del Leave, seguaci del principio “Take control” tanto caro a Boris Johnson. Lo slogan, convertito subito in un hashtag che ha spopolato sul web, riassume il punto di vista dell’ex direttore dello Spectator: riprendere il controllo sui confini e il capitale nazionale, ma soprattutto rendersi indipendenti dal sistema legislativo dell’UE.

Johnson, membro del Partito conservatore e primo cittadino di Londra per ben due mandati, si è allontanato dalla posizione di un compagno di partito, il premier David Cameron, che invece ha sostenuto la campagna a favore del Remain.

“La Gran Bretagna sarebbe più forte e sicura all’interno dell’Unione Europea”, ha dichiarato Cameron nel suo discorso del 24 giugno, in cui ha annunciato di aver già rassegnato le sue dimissioni alla Regina. Secondo il primo ministro, l’inevitabile negoziazione con l’Europa richiederà una “leadership forte e determinata”, ovvero una leadership nuova, visto che Cameron non ha intenzione di essere il capitano che condurrà la nave lungo una rotta così incerta.

Invitando gli oppositori della Brexit all’impegno in favore di questa decisione popolare, l’inquilino del numero 10 di Downing Street si è complimentato con i suoi avversari per l’efficacia della loro campagna, che ha definito “appassionata”.

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Nigel Farage

Sicuramente questo è un aggettivo calzante anche per il discorso che Nigel Farage, il leader del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP), ha tenuto per festeggiare la vittoria della Brexit: Farage si è detto soddisfatto del risultato del referendum, che riporta in primo piano la volontà popolare troppo spesso vittima dei capricci dell’UE. “Osate sognare”, ha esortato prevedendo un nuovo inizio per il Regno Unito, ottenuto “senza dover combattere” né “sparare un solo proiettile”.
Forse, nell’ebrezza della vittoria, il capo dell’UKIP ha dimenticato i proiettili che hanno ucciso Jo Cox a Birstall pochi giorni prima del referendum.
La situazione per i laburisti non sembra comunque in via di miglioramento: dopo la perdita di Cox, una delle esponenti più convinte della necessità di rimanere nell’Unione Europea, un altro hashtag sta rendendo difficile la carriera politica del leader del partito Jeremy Corbyn.

Jeremy-Corbyn
Jeremy Corbyn

#CorbynOut è la richiesta che molti inglesi stanno avanzando in questi giorni, a causa della poca convinzione dimostrata dal leader laburista, noto euroscettico, nel sostenere il Remain.
A favore della campagna si è schierato invece un nutrito gruppo di artisti, attori e scrittori “made in the UK”, che in una lettera aperta hanno pregato gli elettori di votare a favore dell’Europa: “molti di noi hanno lavorato in progetti che non sarebbero stati possibili senza il sostegno economico dell’UE”, hanno scritto, sostenendo che un’eventuale uscita avrebbe danneggiato anche l’intensa esportazione di fenomeni culturali e mediali di cui la Gran Bretagna è stata protagonista fino ad ora. Ma nemmeno nomi del calibro di Benedict Cumberbatch, J.K. Rowling, Stephen Hawking o Elton John hanno potuto evitare che la volontà popolare si esprimesse in favore della Brexit.

Ora che il risultato del referendum è accertato, iniziano ad avverarsi alcune delle previsioni fatte nei giorni precedenti il 23 giugno. C’è un motivo, infatti, per cui la Bank of England avrebbe preferito rimanere in Europa, ed è la concreta possibilità di una contrazione del Pil inglese del 14% nei prossimi 12 anni. Il denaro risparmiato senza le spese dell’UE non sarà comunque abbastanza per fermare quella che si prospetta come una vera e propria emorragia che colpirà le finanze d’oltremanica.

All’aspetto economico, che ovviamente coinvolge tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, si aggiungono le rivendicazioni di Scozia e Irlanda del Nord, intenzionate a rimanere in Europa anche se questo costerà la divisione dall’Inghilterra. Edimburgo, che nel referendum di due anni fa aveva votato per rimanere con Londra, adesso è determinata a separarsene, mentre a Belfast il partito Sinn Féin preme per avere l’Irlanda unita.

L’Europa chiede che la Gran Bretagna renda effettiva la propria separazione al più presto, ma è in atto una raccolta firme per approvare una legge che prevede un secondo referendum in caso di vittoria sotto al 60% di voti. La situazione dell’isola è quindi ancora incerta.

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L’attore Daniel Craig ha pubblicato su Instagram una fotografia in cui posa con una T-shirt che dice: “No man is an island, no country by itself” (Nessun uomo è un’isola, nessuna nazione da sola). Chissà che James Bond, l’inglese per eccellenza, non abbia ragione.

di Susanna Finazzi

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