IL FAVOLOSO MONDO DI TINDER

Tinder

Ciao, sono Laura e sono la tipica ragazza single che vive da sola a Bergamo. Mi sveglio al mattino e non ho mai nulla per colazione, o peggio, ho solo la marmellata e niente su cui spalmarla; di solito finisce che la mangio a cucchiaiate o che faccio colazione al bar con cappuccio e briosche, proprio qui sotto casa. Il barista è antipatico ma non lo sa e ormai mi conosce: non deve chiedermi come va perché tanto non gli rispondo e ha smesso di farmi battutine quando sposto sedie e tavoli riorganizzando l’arredamento del cortile per potermi sedere al sole; non mi porta mai il posacenere, nonostante ormai abbia capito che fumo, ma quello cazzi suoi, scenderò per terra. Ogni volta che faccio la spesa, cioè mai, mi riprometto di comprare cibo sfizioso da colazione, ma la verità è che, anche se il barista non è il personaggio del secolo, mi piace andare al bar al mattino. In città mi muovo con la bici perché la macchina non serve, e anche se servisse non potrei permettermela. Quando piove vado a piedi, ma arrivo sempre in ritardo, perché ormai i miei tempi previsti di percorrenza sono tarati su quelli della bici, quindi esco di casa sempre troppo tardi, visto e considerato che di ruote attaccate ai piedi ancora non ne ho. Poi diciamo che riempio le mie giornate lavorando, il tempo libero guardando New Girl sul divano con un impianto casse che va beh e le serate a bere vino rosso dai calici; quando mi sento particolarmente socievole, cioè mai, esco persino a bere una birra, ma non al bar sotto casa che lì c’hanno solo le colazioni. Un giorno, poi, ho scoperto Tinder e forse è questo che mi ha reso davvero la tipica ragazza single che vive da sola a Bergamo; non le colazioni al bar, non i ritardi, non le serie tv sul divano, ma Tinder. Tinder è un’app di incontri, una piattaforma su cui ci si imbatte l’uno nell’altra, ci si piace e si esce. Il suo logo è una fiammella rossa tremendamente kitsch che immagino stia a rappresentare la passione; come nei peggiori bar di Caracas, mi viene da dire. Funziona così: costruisci il tuo profilo inserendo qualche fotografia e alcune informazioni di base, ovvero nome, età e professione, della serie “dammi le tue generalità”. Non c’è spazio per altro, nessuna descrizione, hobby o altro, solo “Marco, 25 anni, giardiniere”. L’interfaccia dell’app è molto semplice, si tratta di esprimere il proprio interesse cliccando sul cuoricino verde, sulla x rossa in caso di non apprezzamento; scriversi diventa possibile solo nel caso in cui l’interesse sia reciproco. La prima volta ho sentito parlare di Tinder a Madrid, che a quanto pare lì in molti lo usano per ficcare; in effetti, anche in Italia vi ruota attorno questa leggenda – sarà per via della fiammella del logo – che gli utenti Tinder siano in cerca di sole avventure sessuali. Cioè, spudoratamente. Non è come a Uomini&Donne, che quanto meno sullo schermo rosso dietro ai tronisti c’è scritto che la Lucrezia di turno sceglierà quello che potrebbe essere il compagno della sua vita. Su Tinder non c’è spazio per i sentimenti, neanche per quelli finti. Semplicemente si butta un occhio alla foto e se sembra tutto al posto giusto, due occhi, una bocca e un naso, cuoricino verde, altrimenti x rossa. Appena scaricata, l’applicazione era diventata una droga per me: me ne stavo lì minuti interi ad accettare e rifiutare flirt potenziali sulla base di una prima impressione super superficiale, soprattutto in bagno, mentre facevo pipì. La maggior parte erano x rosse, ahimè; ci cliccavo sopra compulsivamente, compariva la foto del malcapitato e io subito x rossa, nemmeno gli davo il tempo di caricarsi a dovere, quasi, così spariva e ne appariva un’altra immediatamente. Ero talmente veloce che anche quando volevo mettere il cuoricino verde mi scappava comunque la x rossa ed io ci rimanevo male perchè magari mi ero fatta scappare un fico pazzesco. Dopo averci smanettato per alcune settimane ho scoperto di poter inserire persino dei filtri, quindi ho diminuito la distanza di ricerca a 20 km e ho indicato età compresa tra i 20 e i 32 anni. Inseriti i filtri, la cosa ha iniziato a farsi interessante perché i ragazzi che mi si proponevano erano più alla mia portata. La cosa non è troppo diversa da un sito di acquisti on line: la merce scorre e se ti piace la butti nel carrello, altrimenti lasci che continui a scorrere; la differenza è che su Tinder non c’è la wish list, o mi vuoi o non mi vuoi, cuoricino verde o x rossa, e non si torna indietro. Ma cosa succede quando l’interesse è reciproco? Tinder ti avverte con una notifica e il ragazzo, immancabilmente, ti scrive: “ciao”; c’è chi è talmente originale da approcciarsi con un “hola” e in quel caso di solito decido di premiare l’impegno concededomi con un “hola a te”, poi basta, però, che c’ho da fare. So di ragazze che come politica hanno quella di rispondere solo nel caso in cui “Marco, 25 anni, giardiniere” si sbatta a scrivere qualcosa in più di “ciao”; a meno che non sia veramente bello, in quel caso strappo alla regola. Le mie conversazioni non vanno oltre i due o tre scambi di battute perché di chiacchiere inutili proprio non mi va; poi in teoria bisognerebbe incontrarsi, ma nemmeno di incontrarsi mi va. Quello che mi piace di Tinder è solo lo scorrere di individui sotto al mio dito col potere di poter dire sì o no, cuoricino verde o x rossa. C’è da ridere, poi, quando tra uno sconosciuto e l’altro spunta quel tuo amico che non vedi da un po’ e ti chiedevi giusto l’altro giorno che fine avesse fatto; eccolo, ora sta su Tinder. E che fai, ce lo metti il cuoricino verde oppure no? Lui lo avrà messo a te? Me se lo mettete tutti e due allora vuol dire che vi piacete, quindi non siete più amici. Ma se poi ti scrive solo “ciao” vale ancora la regola del non rispondere, a meno che non sia veramente bello? Quando è successo a me il cuoricino verde ce lo siamo messi a vicenda e Tinder è diventato il pretesto per uscire insieme; dunque, alla fine l’unico ragazzo con cui sono andata oltre l’“hola a te” lo conoscevo già, Tinder semplicemente è servito per dirci che forse così schifo non ci facevamo. Sarò io che non ne ho compreso bene il senso, ma questo episodio mi ha fatto capire che non è app per me. Questo non vuol dire che la disinstallerò e che non continuerò a mettere x rosse a chiunque mi capiti a tiro mentre faccio pipì; resto pur sempre la tipica ragazza single che vive da sola a Bergamo e forse è il caso che vada a fare la spesa.

di Laura Spataro

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