E ADESSO?

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi durante una conferenza stampa con Alexis Tsipras, Roma, 3 febbraio 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI
(Ph. ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Cosa è successo domenica 19 giugno nella politica italiana? Il Movimento 5 Stelle è stato chiamato a dare prova di essere capace di offrire una solida alternativa alla classe politica che ha governato il paese negli ultimi anni. Questo a mio avviso il segnale politico più importante emerso dalle urne delle amministrative 2016.

I ballottaggi hanno visto quasi ovunque il Movimento 5 Stelle vincente, dove era tra i candidati, ed il segnale è forte: è come se arrivati alla volata finale i cittadini avessero deciso di invitare il movimento a dare prova di maturità politica o meglio di essere in grado di potere rappresentare una alternativa valida ai partiti che dal dopoguerra, anche grazie a cambi di nome e di colori quantomeno camaleontici, hanno governato sino ad ora.

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Virginia Raggi, sindaco di Roma Capitale

Ma facciamo qualche considerazione: a Roma il 33% degli aventi diritto ha votato per Virginia Raggi, e non è un brutto risultato (67% dei voti a fronte del 50% dei votanti), più alta di quella di Sala a Milano che è del 25%; a Milano la sovrapposizione dei programmi (e la vicinanza di collocazione politica) dei candidati ha sostanzialmente partorito un pareggio, quando a Roma la voglia di novità ha fatto fare una scelta più radicale e ben più netta premiando il nuovo (e quindi la speranza di un cambio) rispetto al vecchio. E il vecchio era benissimo rappresentato da un Giacchetti che collezionava cambi di casacca politica (un ex radicale, ex verde, ex margherita o meglio pd in quota margherita) all’insegna della ricerca di un “mestiere” da politico. Non so nemmeno quanto abbiano influenzato le polemiche delle ultime ore su candidati 5 stelle di Roma e Torino (le presunti raccomandazioni per il lavoro all’Asl della Raggi piuttosto che il ruolo della famiglia di Appendino nella confindustria torinese) che gestite in maniera maldestra sono sembrate veramente piccola cosa rispetto alle responsabilità politiche evidenti delle giunte uscenti: come dire gettiamo fango sugli avversari piuttosto che vantare i meriti delle nostre amministrazioni. Meriti che la gente non vede: dai pasticci di Roma con il PD che scarica Marino con un seguito di polemiche, alla Torino delle privatizzazioni di Fassino emblema della vecchia politica, in cui si è scelto di privilegiare il centro a dispetto delle infinite periferie (la mappa del voto nei vari seggi è significativo dell’affermazione del movimento nelle periferie torinesi, un Movimento che si è aggiudicato anche il comune di San mauro Torinese, l’hinterland industriale di Torino).

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Chiara Appendino, sindaco di Torino

Quindi dalla prima considerazione un segnale di fiducia: i cittadini vogliono dare fiducia ai 5 stelle o (retro della medaglia) metterli alla prova. E questo malgrado fino ad oggi il Movimento 5 stelle non abbia brillato politicamente nella sua azione politica: liti interne, espulsioni, personalismi (dal fu Casaleggio, a Grillo, all’onnipresente Di Maio, le polemiche con il sindaco di Parma, le alterne vicende dei comuni amministrati dal movimento): sembra quasi che i cittadini abbiano espresso con il voto un pensiero della serie ci avete provato, state imparando, adesso vi diamo fiducia, ma “tiratevi insieme” tanto per usare un’espressione cara ai bergamaschi.

In sintesi un voto ha varie sfaccettature: un voto per il cambiamento, un voto a mio avviso al meno peggio, un panorama elettorale che non ha schierato personalità importanti, un voto che è una richiesta al movimento di mostrare quanto è capace di fare a fronte della variabilità politica della sua base, della genuinità e ingenuità politica.

Un voto che ha premiato il messaggio di onestà portato avanti dal movimento è stato vincente nei confronti degli attacchi del Pd che ha puntato più a ridicolizzare il Movimento sfruttando le sue debolezze che a offrire una proposta politica vincente e sana (sembra di rivedere la strategia politica che avevano contro Berlusconi).

In bocca al lupo a TUTTI i nuovi sindaci affinché facciano del buon governo il principale vessillo della prossima campagna elettorale.

Per quanto riguarda infine al presidente del Consiglio Matteo Renzi la sconfitta non interessa: non è bastato il fumo negli occhi del licenziamento dei furbetti del cartellino a sviare i voti di domenica. Forse però è chiaro che gli elettori non credono più al PD e tanti pensano che Renzi sia un abbaglio. Perché certamente avranno votato il meno peggio, ma alla fine per il PD è una debacle. Effetto Renzi svanito?

di Luciano Chenet

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