WARCRAFT – L’INIZIO

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Vent’anni di avventure videoludiche ambientate nello stesso universo non possono certo sbagliarsi: Warcraft è una delle saghe più importanti nella storia dei videogiochi. Su questo credo nessuno abbia da obiettare, considerando anche i milioni di giocatori che, giornalmente, vivono e combattono su World of Warcraft, il MMORPG della Blizzard, la casa di produzione statunitense creatrice di tutta la serie. Ormai da anni ci si chiedeva quando sarebbe arrivata una trasposizione cinematografica, ma l’azienda di Irvine, California, ha sempre fatto le cose in grande, così appare quasi scontato aver aspettato tanto per far arrivare il primo capitolo al cinema, nel 2016 appunto, quando ormai l’arte della CGI ha raggiunto livelli realistici incredibili.

È naturale, quindi, che l’hype per l’arrivo di questo Warcraft – L’inizio raggiungesse un apice considerevole, un’aspettativa feroce che ha galvanizzato e preoccupato i fan, almeno fino alla fatidica data di uscita. Dopo, però, è successo qualcosa di estremamente curioso: la critica ha distrutto il film quasi all’unanimità, mentre gli appassionati, almeno la maggior parte, l’hanno promosso. Curioso, come dicevo, perché una divisione netta di questo tipo potrebbe avere diversi significati. Facciamo un gioco, generalizziamo: se gli intenditori di cinema, a livello tecnico e narrativo come dovrebbero essere i critici, l’hanno smontato e invece gli spettatori/giocatori l’hanno apprezzato, vuol dire che chi se ne intende ha capito gli errori mentre l’emotività degli altri li ha disorientati? Significa che i critici hanno ragione e i fan non capiscono una fava, oppure viceversa?

Temo il discorso sia più complesso di così e chiami in causa due parole capaci di fare tanti danni: soggettività e oggettività.

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È una diatriba eterna, me ne rendo conto. Come si fanno a scindere i nostri gusti personali dall’effettiva qualità di un’opera? Invero estremamente difficile, concediamocelo. Eppure non è una cosa impossibile. Iniziamo quindi, semplicemente, così: Warcraft – L’inizio è un brutto film. Duncan Jones, il regista di un piccolo gioiello come Moon, ha scritto insieme a Charles Leavitt qualcosa che fallisce su tutto il fronte narrativo e, in parte, su quello tecnico. Si fatica a crederlo, visti i suoi precedenti, eppure qui c’è molto che non funziona.

La fruibilità dell’opera è relegata quasi esclusivamente ai fan, poiché subito veniamo sommersi da nomi, personaggi e location senza che ci venga data la possibilità di costruirci un piccolo background, utile a contestualizzare tutto ciò che vediamo. Fortunatamente il piattume generale ci permette di fregarcene e continuare imperterriti la visione. E piattume è la parola esatta, vista la praticamente inesistente caratterizzazione dei personaggi, semplici macchiette che dovremmo dare per scontate come grandi eroi, maghi o quant’altro. Non c’è niente che crei empatia o interesse nei loro confronti e la cosa si evince dal totale menefreghismo che suscitano alcune morti. Si dovrebbe dispiacersi, ma è impossibile, nessuno ci ha dato il tempo di affezionarci o capire qualcosa della loro storia. Sullo stesso fronte è tutta la sceneggiatura, costellata da momenti di humor tanto ridicoli quanto inutili e dialoghi privi di mordente, in una struttura narrativa confusionaria e incapace di creare dinamicità e ritmo crescente verso un climax finale. Purtroppo è demerito anche di regia e montaggio, la prima incredibilmente senza verve o invenzioni visive degne di nota, il secondo che pare invece tagliato con il machete, tanto che spesso quasi non si lascia il tempo al personaggio di finire la frase, prima di cambiare scena. Ogni cosa che avrebbe dovuto sprigionare meraviglia e regalare emozioni risulta priva di fascino, annullando di fatto la magia che solo il cinema sa regalare: palazzi, panorami, foreste, grandi sale, è tutto solo abbozzato, mostrato a tratti, piccoli pezzi. Manca il vasto respiro tipico delle grandi avventure, quel senso di stupore che ti fa assaporare la realtà fantastica di un luogo, ti getta a capofitto nella vita comune e subito dopo ti scaglia in una furiosa battaglia o lungo fiumi impetuosi. Manca il pulsare della vita e tutto è talmente bello, nella sua perfetta CGI, che si ottengono due risultati: in primis, quando sullo schermo non ci sono attori in carne e ossa, sembra di assistere a un film d’animazione, mentre in secondo luogo tutta la resa diviene finta, uniformata e senza personalità.

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Ecco il punto, Warcraft – L’inizio non ha una sua personalità. La tecnologia all’avanguardia non basta, poiché non si è riusciti nell’apprezzabile tentativo, questo sì palese, di raggiungere un’epica solo sfiorata e mai, però, concretizzata. Non c’è necessità di fare paragoni per capire cosa non va in questo film, sebbene sia debitore, vi piaccia o meno, di un’altra saga cinematografica iniziata nel 2001. Se avesse appreso meglio la lezione, con i suoi centosessanta milioni di budget avremmo avuto sicuramente tutt’altro film.

Là dove il design, preso dal videogioco, è originale e accattivante, tutto il resto fa acqua, ed è sinceramente frustrante ammetterlo, specialmente per uno che ama il Genere. Ma questo è e deve essere cinema, non videogioco e nemmeno serial tv. E quello che il primo capitolo di Warcraft ha mostrato è solo fumo. L’arrosto è bruciato nel forno.

di Manuel Leale

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