NON RINUNCERÒ ALLA PAROLA

Giacomo Matteotti 2

Per onorare la memoria di Giacomo Matteotti, pubblichiamo la testimonianza di Pietro Nenni, tratta dal suo libro «Sei anni di Guerra civile in Italia», nella quale ricorda il momento in assoluto più drammatico e nello stesso tempo esaltante del discorso di Matteotti alla Camera:

Quando il Presidente dà la parola all’onorevole Matteotti, dagli scanni della destra partono le prime esclamazioni di odio. In piedi, calmo, sicuro di sé, Matteotti lascia che gli energumeni si sfoghino.

Ha da dire alla maggioranza della Camera alcune amare verità e le dirà.

Matteotti: «Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle Elezioni la proposta di convalidazione di numerosi collegi. Ci opponiamo a questa proposta perché, se nominalmente la maggioranza governativa ha ottenuto 4 milioni di voti, noi sappiamo che questo risultato è la conseguenza di una mostruosa violenza».

Dai loro banchi i fascisti mostrano i pugni all’oratore. Nell’emiciclo i più violenti cercano di slanciarsi contro Matteotti. Impassibile al suo banco, Mussolini, lo sguardo corrucciato, assiste alla scena senza fare un gesto, senza dire una parola.
Matteotti: «Per dichiarazione esplicita del capo del Fascismo, il Governo non considera la sua sorte legata al responso elettorale. Anche se messo in minoranza sarebbe rimasto al potere».

Starace: «Proprio così, abbiamo il potere e lo conserveremo».
Adesso tutta la Camera grida contemporaneamente. Una voce erompe: «Vi insegneremo a rispettarci a colpi di calcio di fucile nella schiena!».

Matteotti: «Per sostenere questi propositi del Governo, c’è una milizia armata, che non è al servizio dello Stato né al servizio del Paese, ma al servizio di un partito».

La destra sbatte i leggii. Per alcuni minuti l’oratore non riesce a farsi udire.

Matteotti: «Non rinuncerò alla parola se non quando avrò esposto interamente il mio pensiero».

A destra: «No, no! Basta! Cacciatelo dalla tribuna!».

Adesso l’oratore denuncia la lunga serie delle violenze. Poi continua: «Badate, il soffocamento della libertà conduce ad errori dei quali il popolo ha provato che sa guarire. La tirannia determina la morte della nazione. Voi volete rigettare il Paese indietro, verso l’assolutismo. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano, del quale salvaguarderemo la dignità domandando che si faccia luce sulle elezioni».

In piedi, la sinistra acclama Matteotti. A destra si grida: «Traditore! Venduto! Provocatore!».

«E adesso – dice sorridendo Matteotti ai suoi amici – potete preparare la mia orazione funebre».

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