PREMIAMO I CONTADINI VIRTUOSI

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Ha fatto molto effetto ultimamente vedere le immagini di come certe strutture industriali trattino gli animali che allevano per trasformarli in cibo. Mi riferisco al servizio di Report sul caso Amadori.
E’ vero, non si può fare di tutta l’erba un fascio e nemmeno generalizzare, ma è importante riflettere sulle immagini che ci vengono proposte.

Innanzitutto cerchiamo di separare le varie cose: una struttura industriale ha delle regole, dei mezzi, degli obiettivi, delle strategie e delle persone. Parliamo delle persone: nei servizi si sono viste delle persone che mancano assolutamente del rispetto nei confronti degli animali che allevano; un conto è un sistema di allevamento inumano (il termine inumano può fare sorridere), un contro è infierire ricoprendo i polli con la propria urina come si è visto. Non credo che la strategia (e qui parliamo del secondo aspetto) dell’azienda sia quella di infierire sugli animali; certo, è significativo che i dipendenti non abbiano rispetto e si possano permettere di fare certe cose senza controllo, ma non credo sia questo il problema che invece è l’ignoranza di tali persone.

Ma allora quale è la strategia? La strategia della ditta in questo caso è evidente: il contenimento dei costi, la riduzione assoluta dei costi di gestione per massimizzare l’utile. E di utile ce ne è, se è vero quanto scrive questa rivista sulla presentazione del bilancio 2014 (vedi questo LINK): un bilancio da incorniciare.
Quale è la strategia commerciale? Quantità e basso prezzo: il prezzo deve essere competitivo sul mercato, il più competitivo. Quindi, fissato il costo per massimizzare il guadagno via a ridurre i costi. Parliamo di mezzi: sono fissi, i manager anno su anno a parità di strutture, devono aumentare il guadagno, ne va del loro bonus, di una parte variabile, magari considerevole del loro stipendio. Come si fa? Lasciamo tutto uguale quanto è struttura, manodopera e aumentiamo la densità di polli, maiali, quello che sia. Quanti polli ci stavano in stalla? 100, mettiamone 120, i costi sono più o meno uguali, non aumento le persone, “stringo un po’ gli animali” e produco con un costo a pollo inferiore; posso tenere il prezzo competitivo, guadagno sicuramente di più, da cui il famoso bilancio da incorniciare. E’ vero sono tutte ipotesi ed illazioni, ma personalmente la realtà non è molto lontana.

Ma non finisce qui: aumento la densità, aumento il rischio di epidemie (ricordate l’aviaria?), facciamo prevenzione, cosa dite degli antibiotici? Il benessere dell’animale è direttamente proporzionale alla qualità e quindi bontà della loro carne, cosa dire di più. E’ vero: a tutti fa comodo comprare un pollo al 3 euro al chilo, ma cosa compriamo?

L’invito alla consapevolezza e all’approfondimento di quanto mangiamo è sempre valido: siamo tutti vittime di quello che mangiamo e della qualità dei cibi che mangiamo, ricordiamocelo, e forse uno sforzo per ricercare qualcosa di meglio si può anche fare diffidando dell’affare che ci appare sotto gli occhi al supermercato.

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Personalmente giudico Report un giornalismo che spesso eccede nell’evidenziare magagne “rinforzando” ed evidenziando aspetti particolarmente attrattivi che fanno colpo rispetto a dati veramente oggettivi (la pipì sul pollo è evidente che non è una prassi, ma fa colpo), ma ho letto la replica di Amadori (la trovate QUI) alle accuse mosse che mi hanno lasciato senza parole: il primo punto di difesa è che le immagini sono vecchie di 6 mesi, come se sei mesi fosse un periodo e un era talmente lontana da giustificare tali immagini. Veramente sconcertante. Una risposta ingessata, fredda ed istituzionale, a parole anziché con i fatti. Se lo stabilimento è stato ristrutturato sarebbe stato meglio per Amadori contrapporre al prima il dopo.

Diamo una mano ai nostri contadini e PREMIAMO con la conoscenza, la consapevolezza, le pratiche virtuose di chi lavora seriamente.

di Luciano Chenet

PS
Un ultima considerazione: tutti sanno come i polli all’aperto “grattino” il suolo alla ricerca di qualsiasi cosa ci sia da mangiare: dubito che il pollo campese di Amadori, reclamizzato come pollo che vive all’aperto viva veramente qui, con l’erba sana e non rovinata dai polli (chi ha avuto galline può confermare o smentire).

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