IL FUTURO DELLA COMUNICAZIONE

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Arrivo a Trenzano, un paese circondato dalla campagna bresciana. Suono al campanello di Massimo Schiavetta, un Web designer che ho conosciuto frequentando ad un corso di teatro. Appena entro nel suo appartamento, arredato da sembrare una casetta di un elfo uscito da qualche libro fantasy, mi colpiscono la quantità di oggetti mitologici e quadri raffiguranti fate alle pareti.
Capelli scuri, da ricordare la notte, occhi bruni e tantissima simpatia: hai trovato il creativo per eccellenza. Il tempo di ultimare un lavoro ed incominciamo l’intervista.

Navigando un po’ in rete ho visto che sei molto presente nell’ambito di creazione di pagine web. Mi racconti il percorso che hai fatto?
Per quanto riguarda il web, ho iniziato tantissimo tempo fa usando Flash, che era un programma della Macromedia per fare siti creativi. Io sono un grafico, non un programmatore. Era nato per avere un’interfaccia grafica, non per scrivere in linguaggio HTML. Se volevi cambiare font, lo cambiavi, fine. Non  si doveva scrivere una riga di programmazione. Ti potevi sbizzarrire tantissimo. Poi Apple ha dichiarato Flash un programma obsoleto e che non lo avrebbe più installato sui suoi device, cosa che ha decretato la morte di Flash e si è ritornati all’utilizzo del linguaggio HTML.

Solo perché Apple ha detto no? Curiosa come cosa.

Si. Ma poi sai… Erano i primi tempi in cui si stavano diffondendo i primi tablet, smartphone e quindi per un paio d’anni si doveva dire ai clienti che se si voleva un sito in Flash, non si sarebbe potuto vedere sui telefonini. Dopo essere ritornati all’HTML, ho iniziato ad usare WordPress che veramente è un programma fantastico. Puoi fare qualsiasi cosa.

Nel mondo della comunicazione c’è una grandissima competitività, ma c’è anche bisogno di una grandissima competenza.

Tantissima, tantissima… ci sono persone che fanno il sito a pochi euro: di primo acchito può essere bello, ma poi quando lo visiti è un disastro.

Questo tipo di approccio sta dilagando o sta retrocedendo?

Grazie a Dio sta retrocedendo. Per la maggior parte delle volte rifaccio siti. C’è Gialdini, un grosso venditore di attrezzature sportive a Brescia che aveva un sito con un E-commerce non funzionante. Mi hanno interpellato chiedendomi cosa dovevano fare.

Mi parli di come si è evoluto il mondo della comunicazione da quando sei entrato tu?

(ride) Purtroppo no, non si è evoluto un gran che. Grande male è l’ignoranza dei clienti su cosa è la comunicazione.Con l’avvento del computer si è velocizzato e migliorato il lavoro, perché quello che si faceva una volta era un centesimo o addirittura un millesimo rispetto a quello che possiamo fare noi adesso. La gente pensa che basta avere un computer, Photoshop installato e uno pensa di essere un grafico: vedi di quelle schifezze che fanno paura. Siamo così assuefatti dalla comunicazione oggi, che non ci facciamo più caso. C’è stata un’innovazione tecnologica, oggi è meraviglioso lavorare in grafica perché puoi fare tutto e subito. Una volta dovevi fare tutto a catena e se sbagliavi dovevi rifare tutto da capo. Per le fotografie, dovevi andare dal fotografo.

La professione del fotografo esiste ancora?

Sta sparendo anche quella, sta arrancando. Oramai con gli smartphone puoi avere degli ottimi risultati. Il fotografo fa solo i casi estremi. Chi resta in piedi sono i fotografi di moda o quelli che si reinventano facendo libri fotografici e le mostre.

Guardando sul tuo sito web ho visto che hai fatto un’esperienza in Rai, ti va di parlarne? La ricordi con piacere?

Si, eccome! Divertentissima! Ho iniziato facendo videogiochi. Ho lavorato in una trasmissione che si chiamava Solletico: c’erano dei bambini che telefonavano e con la tastiera del telefono guidavano l’astronave, guidavano la macchina.

Roba d’altri tempi!

Già…

Che consigli daresti a chi studia comunicazione, per essere competitivi nell’ambito della pubblicità?

Quello che studi a scuola è giusto un’infarinatura… È sempre stato un gap dell’istruzione. Il consiglio che do è avere umiltà e cercare un posto dove poter crescere anche a costo di non prendere un soldo per imparare e avere esperienza. Purtroppo questo è un brutto settore perché non può assorbire tanta gente: è in contrazione perché adesso si pensa di poter fare tutto da solo. Il mondo della comunicazione poi è vastissimo. Se uno volesse fare il grafico gli consiglierei di cambiare mestiere, perché oggi i grafici muoiono di fame… il web designer idem, ce ne sono troppi. Ci si dovrebbe specializzare in qualcosa come il 3d o il film making, ce ne sono poche di persone specializzate. Non è un percorso facile perché non s’impara sui libri. La comunicazione è fatta di poche regole e queste poche regole sono fatte per essere infrante.

La cosa che mi ha colpito di più, non è stata la casa meravigliosa che sembra il rifugio di un elfo, ma la grande onestà e la grande chiarezza che ha usato per descrivere un lavoro che apparentemente sembra sicuro: il web designer.

di Enver Negroni

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