KILLED BY DRONES TOUR OVVERO LA SECONDA TAPPA LISBONESE DEI MUSE

Muse_Lisbona

Lisbona, 3 maggio 2016. La Meo Arena vibra e impazzisce. 10 mila metri quadri di grida e sobbalzi. Si balla, si salta alla grande fra la folla accalcata sotto il palco dei Muse. Ebbene sì: i Muse, annoverati fra le rock band del momento, promuovono l’ultimo album Drones anche in Portogallo. Il tour ha stravolto l’arena portoghese sia il 3 che il 2 maggio in due date da SOLD OUT!

I riflettori si spengono alle 9. Il pubblico accoglie i De Staat in un fragoroso applauso. La band olandese, spalla dei Muse, accende l’arena in un live da otto pezzi. Capitanati da un carismatico Torre Florim, gli olandesi tramortiscono l’arena con il loro rock esplosivo. In realtà quello dei De Staat è molto più di un banalissimo rock: un crossover, un ibrido abilmente amalgamato fra toni roventi da alternative rock e groove da heavy metal, fra giri di stampo irish e linee quasi dance (il tutto condito con l’infuocata batteria di Tim van Delft, degno di nota). Penalizzati dai volumi forse mal calibrati (voce sommersa dai tumulti delle chitarre e basso pressoché muto), i De Staat riescono comunque ad accattivarsi la folla e abbandonano il palco fra applausi più che dovuti.

Alle 10.15 si spengono i riflettori. L’arena impazzisce e i Muse, come loro solito, esordiscono con un pezzo pre-registrato per acuire la suspense. Ecco Drones, la dodicesima traccia dell’omonimo album, arricchita da una scenografia maestosa: si librano a mezz’aria sfere illuminate che sorvolano armoniosamente il palco. L’ultima invenzione del trio britannico. Poi, dal nulla, lo strillo della chitarra del frontman Matt Bellamy. Si annuncia l’ingresso della band. Le note prepotenti del riff iniziale e Lisbona trema. E via con il sisma di Reapers e The Resistance fino a Dead Inside, ultima hit radiofonica del gruppo. Emozioni altalenanti fra l’euforia di Supermassive Black Hole e l’innamoramento di Madness. Non mancano sicuramente le greatest-hits ormai storiche sulle quali la folla non può non accendersi: Time is running out, Starlight e Knights of Cydonia fra le più esplosive. Sicuramente orientati sull’ultimo album, i Muse mostrano comunque di non essersi scordati delle vecchie glorie. Rieccoci con Bliss e Citizen Erased da Origin of Simmetry e Stockholme Syndrome da Absolution. Memorie incandescenti!

Si chiude la prima parte del concerto sul symphonic rock di The Globalist. Forse il pubblico non ha ancora conosciuto la penultima traccia del disco: a dimostrarlo, gli sguardi esterrefatti e confusi. Tuttavia impossibile restare indifferenti dinnanzi ad armonia e scenografia: un drone imponente e minaccioso solca la folla e la illumina, per poi dileguarsi nel buio. E si ripete Drones, esattamente come l’inizio del live. Il cerchio si chiude, ma non si zittiscono le chitarre. L’arena strilla le lyrics di Mercy e Knights of Cydonia, ultime tracce eseguite. I Muse, trionfanti, salutano Lisbona mentre Bellamy scaraventa la chitarra sul palco.

Il bello del live non si esaurisce al solo sound. Molti i fattori a rendere prezioso tutto il concerto. Anzitutto il palco: ottima scelta! Un rialzo circolare per uno spettacolo a 360 gradi. I Muse si collocano esattamente al centro dell’arena, a quattro passi dai propri fan. Il trio può così mantenere un forte contatto con il pubblico accalcato a ridosso del perimetro circolare. Un effetto dinamico, vivace, un intenso e costante dialogo con le masse, prova evidente di grande carisma. Geniali nell’utilizzo delle luci, perennemente martellanti l’arena: sia vivaci, calde per le tracce pop che sbiadite, cristalline per quelle più alternative; insistenti sugli effetti visivi, da droni e sfere sopra citati a teli giganti sui quali proiettano video e immagini, deliziose cornici dei pezzi eseguiti. Una scenografia da urlo!
Fiondatevi ai prossimi live dei Muse: concerti imperdibili, non vi assalirà la noia. I droni stanno arrivando. Affrettatevi! Da quanto si evince dal sito ufficiale muse.mu, non sono molti i biglietti rimasti…

di Marco Bellinzona

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