IL RESPIRO OSCURO SULLA CITTA’

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Via San Faustino a Brescia è una zona dove culture diverse s’incontrano. È pieno di negozi etnici, fruttivendoli con ogni sorta di frutto, e baretti. Il più caratteristico di sicuro è la Casa del Popolo, dove mi devo trovare per intervistare i Darkbreath. I Darkbreath per me sono stati la salvezza per la mia “carriera musicale”, visto che dopo un lungo periodo di dissesto fra i gruppi in cui suonavo la chitarra hanno iniziato a sciogliersi per motivi idioti, proprio come si scioglie un cubetto di ghiaccio al sole. Arrivano quattro ragazzi, uno vicino all’altro, come se fossero i quattro cavalieri dell’apocalisse: Gabriele (voce e chitarra), Spillo (tastiere) Niccolò (basso) e Fabio (batteria). Ci mettiamo ad un tavolo, uno di quelli che si vedevano nelle vecchie osterie. Ordiniamo qualcosa da mangiare e iniziamo l’intervista.

Sono stato di passaggio, mi chiarisci come è nato il gruppo?
Io e Spillo ci conoscevamo da tanto tempo. Eravamo compagni di classe alle scuole elementari ed entrambi avevamo la passione per la musica. Abbiamo provato a fare una versione embrionale ma senza successo, poi provammo a suonare in un altro gruppo ma non ci trovavamo bene e infine riprendemmo in mano l’idea di fare i Darkbreath e siamo ripartiti da zero. Della formazione originale rimaniamo solo io e Spillo.

Quante formazioni avete avuto? Avete fatto come i Deep Purple?
Eh, si… Allora, la formazione originale, poi la prima formazione seria col chitarrista prima di te, la seconda formazione con te (denominata“Formazione Enver”), te ne sei andato e poi dopo c’è stato un altro cambiamento perché se ne è andato via Stefano il bassista che suonava quando c’eri te e infine la formazione con Nick al basso.

Una cosa curiosa è notare una tastiera in un genere in cui la fan da padrone le chitarre (Thrash metal). Come mai, Spillo?
All’inizio è stato un po’ difficile entrare nel meccanismo, poiché io ho influenze classiche (Bach, Mozart) e ho dovuto riarrangiare molte parti.

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Il processo creativo invece come lo gestite?
Un lavoro di gruppo, attraverso jam sessions e idee varie. Devi essere aperto ad ogni influenza musicale ed essere in grado di accettarla.

Le vostre canzoni di cosa parlano?
Le canzoni le scrivo tutte io (Gabry). Sono testi con molti riferimenti alla letteratura, tratti dai racconti di Lovecraft, Edgar Allan Poe. Altri brani parlano invece di sensazioni ed emozioni. Un brano che abbiamo scritto si chiama When the shadows hide the sun in cui un uomo ha un momento in cui perde la ragione; la sua mente subisce un’eclissi e viene rapito da questi pensieri portandolo ad un omicidio. Se no c’è Wild rumble che parla della libertà.

Avete date in calendario?
Il 29 Maggio suoniamo alla festa della scuola di Fabio (Il batterista) al Latte+.

Quando si potrà sentire una vostra demo o un vostro cd?
Questa primavera registreremo in uno studio di registrazione e poi entro quest’estate si dovrà sentire qualcosa.

Ma avete qualcuno che vi segue?
No, facciamo tutto noi.

Questi ragazzi hanno veramente voglia di spaccare e con la grinta e la tenacia che esprime il loro sound, sono sicuro che ce la faranno.

di Enver Negroni

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