QUESTIONE DI ETICHETTA

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Il vino è vino…
Cosa?
Si, il vino è vino, sanno tutti cosa è, succo d’uva fermentato, e quindi alcool, con un po’ di conservante (contiene solfiti).
E poi?
E poi basta.
Nell’etichetta del vino non ci sono gli ingredienti, o meglio li diamo per scontati; di come è fatto e di cosa ha dentro non sappiamo nulla.
E’ una cosa che mi ha sempre incuriosito: per altri prodotti alimentari la lista di tutti gli additivi, ordinati per quantità decrescente, per il vino no.
Vino rosso, vino bianco, se è un IGT (indicazione geografica protetta) o Doc o addirittura DOCG può darsi ci sia il tipo di uva (ma non è scontato), ma spesso non ne sappiamo nulla.
Sappiamo che contiene solfiti: tutti i vino contengono solfiti, non ho ancora trovato un vino che non ne contenga, poi scopro che la quantità di solfiti in un vino può variare di decine di volte tra un vino e l’altro e la quantità minima per dare specificarne la presenza (10mg per litro) è tale per cui nessun vino ne è privo, anche chi non lo vuole aggiungere se lo ritrova come effetto dei processi di produzione del vino stesso, tant’è che qualcuno dice “senza solfiti aggiunti”, ma è una rarità.

L’etichetta del vino eppure è una delle materie più dibattute e sottoposto a vincoli e leggi di qualsiasi altro cibo alimentare, per arrivare a scrivere alla fine etichette che non chiariscono nulla.
Per non andare lontano ho letto cosa l’ente vini bresciani, la realtà enologica più affermata nelle vicinanze, ammette nelle pratiche enologiche per la produzione del famosissimo Franciacorta, cito a caso:
aggiunta di tannino (immagino il sommelier che esalta il sapore leggermente tannico…), o l’aggiunta del ferrocianuro ci potassio, che poi se ci pensiamo bene, il cianuro non è che quagli bene, anche se associato al ferro e al potassio. E’ ammesso l’uso della gomma arabica, non ho trovato riferimenti alla gomma del ponte, mentre c’è l’acido ascorbico, che poi non è altro che la vitamina C, sarà che comunque si sta.
Inquietante il polivinilpolipirrolidone, insieme a batteri lattici e lisozima, che poi con il tartrato di calcio fa una coppia imbattibile.
E nell’etichetta?
Franciacorta; Vino Spumante di Qualità Superiore
Il consorzio vini bresciani gioca comunque a carte scoperte, e quello che ammette è quello che è previsto dai regolamenti europei, quindi nulla di strano, anzi, tanto di cappello nell’avere chiarito qui quello che è ammesso, sta di fatto però che a fronte delle 43 pratiche enologiche ammesse e di una lista di ingredienti inquietante il bevitore non sa nulla; un viticoltore potrebbe aggiungere il sale di ammonio, un altro no, ma alla fine dall’etichetta non si capirebbe nulla.

A bere il vino bianco viene il mal di testa: sono i solfiti.

Mah sarà vero? Sono i solfiti o il resto?

La consapevolezza e la conoscenza approfondita di quello che mangiamo o beviamo è importante: è importante per potere bere meglio ma soprattutto è importante per influenzare, grazie ad una scelta consapevole, e quindi indirizzare le scelte del produttore (di vino o di qualunque altra cosa) verso una più chiara e trasparente gestione, sopratutto in campi dove la legislazione lascia spazio ad un’ampia variabilità di comportamenti.

di Luciano Chenet

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