NOE’, 960 GRAMMI DI PURO SPLENDORE

L'Arca di Noè_copertina

Sono diventata mamma all’improvviso. Credevo di avere ancora del tempo per metabolizzare il cambiamento, per immaginare il mio bimbo, per fantasticare su come sarebbe stato.
E invece il 3 luglio 2014 è nato Noè, il mio piccolo guerriero.
Con netto anticipo sulla tabella di marcia dato che sarebbe dovuto nascere il 25 settembre, a inizio autunno, e invece ha preferito l’estate nascendo così alla 28° settimana di gestazione.
Peso alla nascita 960 grammi, con il calo 840.
La causa? Pre-eclampsia, una sindrome di cui si ignorano le cause, caratterizzata dalla presenza, singola o in associazione, di segni clinici quali edema, proteinuria o ipertensione che può sfociare in gestosi e portare alla morte della madre e del feto. L’unica terapia possibile è il parto.
Ed è così che dopo essere stata ricoverata d’urgenza, tempo 24 ore per monitorare la situazione ed è stata presa la decisione di far nascere il piccolo e salvare le nostre vite.

Ho aspettato due giorni prima di vedere il mio bambino.
La ferita del taglio cesareo, il dolore, mi rendevano difficile muovermi e la paura di quello che avrei visto non mi ha certo facilitato il compito, ma poi accompagnata sulla sedia a rotelle da mio marito ho fatto l’ingresso nel magico mondo della Tin, in Patologia Neonatale.
E finalmente l’ho visto, il mio scricciolo, il mio piccolo grande uomo, al caldo nella sua arca, così fragile ed inerme, forte e coraggioso. Un uccellino pelle e ossa, così tenero, così bello.
Ecco il mio bimbo, ecco mio figlio.
Siamo stati 10 minuti vicino a lui, ho potuto “coccolarlo”, posando le mani rigorosamente disinfettate nei guanti verdi di lattice sul suo pancino e sulla fronte, il più delicatamente possibile. Noè doveva sentire la mia presenza, doveva sapere che la sua mamma era lì con lui, anche se ci aveva impiegato un po’ più del previsto ad arrivare.

Da quel giorno, per 113 giorni, fino al 23 di ottobre, ogni singolo giorno siamo andati in reparto da Noè, ed è stato in quelle ore passate sedute vicino alla sua arca, ad osservarlo, a studiarne le espressioni, a parlargli, a pregare, che ho imparato ad essere e sentirmi mamma.
Una mamma amorevole, delicata, paziente ma soprattutto forte ed egoista, si perché il momento più difficile era doverlo salutare, chiudere una, due, tre porte alle spalle e tornare a casa senza di lui.
Non è stato semplice, giorno dopo giorno, un progresso, due complicazioni, un passo avanti, tre indietro, ma grammo dopo grammo, siamo arrivati alle tanto sospirate dimissioni.
L’abbiamo portato a casa con ossigeno e saturimetro, ma non importava, oramai era a casa con noi e stava bene.

Sabato 11 ottobre 2014
Sono 100 giorni che Noè è nato. 100 giorni che veniamo in ospedale.
Ho aspettato 2 giorni prima di poterlo vedere per la prima volta, 2 giorni per sfiorarlo con i guanti di lattice, 10 giorni per avere il permesso di toccarlo senza guanti, 12 giorni per poterlo prendere in braccio per 15 minuti, 36 giorni per presentarlo alla nonna Wilma, 40 giorni per presentarlo ai miei genitori, 46 giorni per metterlo sul mio petto e sentire il suo calore, 59 giorni per vederlo vestito e in un letto normale, 59 giorni per stare noi tre insieme per 10 minuti, 69 giorni per dargli il primo biberon, 69 giorni per cambiargli il primo pannolino, 73 giorni perché conoscesse la zia Serena, 87 giorni per vederlo in braccio a Renato, 90 giorni per il primo bacio, 97 giorni per fargli il primo bagnetto, 98 giorni per attaccarlo al seno. E oggi siamo a 100. Non so quanti ne mancano a portarlo a casa e iniziare a vivere la mia famiglia in modo normale. Ma proprio adesso che la fine si avvicina sento il peso di questi 100 giorni, e le ore che mi separano dalla fine sembrano durare mesi interi
Ecco, questo è il mio bilancio dopo 100 giorni di Tin, l’attenzione al particolare che può fare la differenza, quando tutto quello che dovrebbe essere normale vita quotidiana, si trasforma in una conquista giorno dopo giorno.
E oggi avevo voglia di scrivere, non del solito caffè.
100 giorni e io non ci sto più dentro.
Noè vedi di finire di costruire la tua arca, perché è ora di salpare.

Adesso Noè ha 21 mesi, è un bimbo vivace e molto attento, un’anima sensibile, ha avuto solo un inizio un po’ turbolento, nulla più.
Da questa esperienza è nato un libricino, “L’Arca di Noè, storia di un bimbo guerriero e della sua mamma” in cui racconto la nostra storia. Pagine piene di amore e di speranza, di forza e determinazione; raccontate con ironia e spensieratezza, senza però perdere mai di vista la drammaticità e la difficoltà della situazione.
Ho deciso di condividere la nostra esperienza per aiutare chi come noi sta affrontando la Tin, ma anche per aprire la porticina di questo mondo sconosciuto e minimizzato di bimbi nati piccini picciò che si trovano a dover affrontare fin dal primo respiro la battaglia più importante per sopravvivere.
Ecco perché i bimbi prematuri sono detti guerrieri.

L’intero ricavato della vendita è devoluto all’Associazione Insieme per Crescere ONLUS di Seriate, che si occupa della realizzazione di progetti per i piccoli pazienti del reparto di Patologia Neonatale dell’Ospedale Bolognini di Seriate, lo stesso reparto che si è preso cura di Noè.

Se siete interessati a leggere L’Arca di Noè ecco i riferimenti per richiederne una copia
Associazione Insieme per Crescere ONLUS
www.insiemepercrescere.org
e-mail: info@insiemepercrescere.org
Pagina Facebook: Associazione Insieme per Crescere ONLUS

Per saperne di più sul progetto de L’Arca di Noè vi aspetto nel mio blog www.ciacoleandcoffee.wordpress.com
Grazie!

di Fabiola Noris

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