LA RAGAZZA DEL TRENO

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E’ salita e si è seduta di fronte a me, facendo un timido sorriso ha appoggiato la borsa sul sedile accanto, tirando fuori un libro.

Il treno è quello del ritorno, di un giovedì qualunque. I sedili sono particolarmente comodi, o io sono particolarmente stanco, e viene voglia di farcisi scivolare e avvolgere per tutto il tragitto mentre fuori è ancora tutto fermo e immobile.

Ma la ragazza ha due occhiaie di chi è stanco ma felice di esserlo, e cerco di decifrarne l’età ma è difficile, sono quei volti che potrebbero essere tuoi coetanei come anche con cinque anni in più, tranquillamente. Inizia a leggere il suo libro, ma è spesso distratta dal cellulare e quando gli dedica attenzione, lo fa con un sorriso. Non è male quando sorride eh.

Il titolo del libro è “Bebè a costo zero”.
Bebè a costo zero? (penso) Forse è in attesa, forse lo desidera, forse è solo curiosa, forse è una sociologa/pediatra/maestra? Forse sono tanto stanco.

Mi abbandono un po’ al sonno e quando riapro gli occhi, venti minuti dopo circa (credo), fuori tutto è un turbinio di colori che si inseguono e sagome verdi grigie e blu , il treno sarà a metà tragitto, e lei è ancora seduta li.
Legge e sorride, sorride e legge, legge, e sorride.

Ha lunghe calze nere, gli occhi sono molto chiari così come la carnagione, mi ricorda “vagamente” l’attrice Cate Blanchett, c’è qualcosa nel viso (penso), forse il naso, il taglio degli occhi. Il nero dei suoi vestiti le da un tono molto elegante, senza poi esserlo veramente. E’ comunque una bella presenza, che incuriosisce.

Sono un po’ pieno di pensieri in questi giorni: le ragazze Erasmus su quel bus a Barcellona e le loro storie, insieme a ciò che è accaduto a Bruxelles mi ronzano in testa e mi hanno scosso parecchio; penso che sarebbe bello se per ognuna di quelle persone sfortunate ci fosse qualcuno come questa ragazza di fronte a me con in mano un libro che spiega come far tornare indietro il tempo per evitare che certe cose accadano, magari dal titolo: “Felicità a costo zero”, oppure “Come costruire una macchina del tempo a costo zero”, o ancora “Vita di una persona: se riesci quantificami il prezzo, ma tanto non ce l’ha”.

La stazione successiva è la sua, prende sciarpa borsa e libro e un po’ di fretta si infila nel corridoio verso le porte di uscita del treno.

Bebè a costo zero (penso). A sto punto, speriamo che sia femmina.

di Alberto Orlandi

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