UN ESPERIMENTO DI CRUDELTÀ

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( da sinistra Manuel Foffo, Luca Varani (la vittima) e Marco Prato – Ph. RomaToday )

“Vediamo cosa si prova”, è questo quello che volevano scoprire i due assassini di Luca Varani, il ragazzo di 23 anni ucciso a Roma in una notte di coca e alcol.
Non ho intenzione di perdermi nei meandri della vicenda già gonfiata da Tg e quotidiani, persino dai soliti estremisti difensori della famiglia al grido di “erano due gay, l’hanno ucciso perché difendeva il nucleo famigliare tradizionale” (al riguardo, Adinolfi saprà sicuramente argomentare questa affermazione).
Quello che dovrebbe farci riflettere e che mi ha spinto a scegliere proprio questo spunto per il mio articolo di oggi è la crudeltà e l’apparente assenza di movente per mettere fine alla vita di un ragazzo qualsiasi e ai suoi sogni.

L’uomo è intrinsecamente cattivo?
È così facile usare la crudeltà su un nostro simile?

Pensando a questi quesiti, una piccola parte della risposta me l’ha data Stanley Milgram, uno psicologo statunitense piuttosto famoso per i suoi esperimenti effettuati dopo la Seconda Guerra Mondiale in merito al seguire gli ordini dell’autorità nel caso in cui le istruzioni impartite richiedevano che venisse utilizzata la violenza su una terza persona. L’esperimento venne effettuato nel 1961 dopo l’inizio del processo al criminale nazista Adolf Eichmann. Milgram tentò di rispondere alla domanda: “È possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?”. Secondo Milgram quindi la violenza utilizzata dal gruppo nazista non sarebbe il risultato di un processo intrinseco all’uomo, ma frutto di un ordine, un’imposizione. Contro ogni aspettativa, una grande percentuale dei partecipanti all’esperimento, nonostante la tensione, assecondò l’ordine degli sperimentatori di infliggere una scariche elettriche (di intensità via via crescenti).
Quindi Milgram dimostrò che gli ordini provenienti da un’autorità possono minare la coscienza etica di una persona.

Ma nel caso di Foffo e Prato? Come possiamo spiegarlo? Com’è possibile spiegare quella smania di uccidere, quella crudeltà?
È stato, forse, un gioco di potere? Una sorta di roulette russa in cui Luca ha perso più di tutti?
Probabilmente non lo sapremo mai. Continueranno le discussioni in merito all’omosessualità di uno degli assassini e ci si attaccherà al fatto che fossero drogati da giorni, ma quello che dovrebbe stupirci è la meticolosità e la precisione con cui il delitto è stato pianificato è messo in atto. Dovrebbe farci pensare il fatto che per vedere l’effetto che fa 22 persone hanno ricevuto un invito e tra loro poteva esserci uno qualsiasi dei nostri amici e familiari.

L’uomo è intrinsecamente cattivo?
È così facile usare la crudeltà su un nostro simile?

Forse sì.
Speriamo di no.

di Linda Moranzoni

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