RIMANIAMO CITTADINI

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Oggi, come non mai, ciò che interessa davvero è il denaro. Tutto ha preso una dimensione prettamente economica e finanziaria che di fatto ci sta facendo sprofondare in una grande depressione culturale.
La maggior parte del nostro tempo è dedicata esclusivamente al denaro, ma fortunatamente “esistono cose che non hanno prezzo”, come recitava l’azzecatissimo slogan pubblicitario di una carta di credito. Micheal J. Sandel lo spiega perfettamente nella sua opera “Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato”, edita da Feltrinelli nel 2013:

Perché preoccuparsi del fatto che stimo andando verso una società in cui tutto è in vendita? Per due ragioni, una riguarda la disuguaglianza; l’altra la corruzione […] Assegnare un prezzo alle cose buone può corromperle. Questo perché i mercati non solo distribuiscono beni: essi esprimono e promuovono anche determinati atteggiamenti nei confronti dei beni oggetto di scambio […] Spesso gli economisti assumono che i mercati siano certi, che non abbiano ripercussioni sui beni che scambiano. Ma questo non è vero. I mercati lasciano il segno. Talvolta, i valori di mercato scalzano valori non di mercato di cui varrebbe la pena tener conto. […] Se trasformate in merci , alcune delle cose buone della vita vengono corrotte e degradate. Dunque, per stabilire dove va collocato il mercato e a che distanza andrebbe tenuto, dobbiamo decidere come valutare i beni in questione come la salute, l’istruzione, la sfera familiare, la natura, l’arte, i doveri civici, e così via.

Grazie ai padri fondatori della nostra Repubblica, abbiamo tolto al potere del mercato «la salute, l’istruzione, la sfera familiare, la natura, l’arte», riponendo il tutto tra i principi fondamentali della Costituzione. Sarà pure “strattonata” da qualcuno dei nostri governanti, ma le fondamenta sono al sicuro (o almeno si spera).

Ebbero una così lungimirante visione, all’epoca della stesura, che misero l’arte ed il paesaggio tra i principi fondamentali proprio perché li credevano, attraverso la conoscenza e la ricerca, basi di una comunità nuova in cui il bene comune era l’essenza stessa della vita sociale. Non si pensava minimamente all’uso del paesaggio e dell’arte per fare soldi, ma soltanto per attuare il «progresso spirituale della società» (art. 5 Cost.) e quindi far crescere nel benessere e nella conoscenza tutta la popolazione italiana. Attraverso il patrimonio culturale, i cittadini possono imparare i diversi mezzi culturali per «manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto» (art. 21 Cost.) ed i genitori possono «istruire ed educare I figli» (art. 30 Cost.), così come la Repubblica può totalmente garantire il principio per cui «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento» (art. 33 Cost.).

Il professor Tomaso Montanari, nella sua opera “Istruzione per l’uso – il patrimonio culturale e la democrazia che verrà”, ha racchiuso perfettamente il mio stato d’animo da cittadino di questo Bel e strano paese: “Se abbiamo ancora una speranza di rimanere cittadini, e non di essere ridotti a sudditi, anzi a schiavi, del mercato, questa speranza è legata alla forza vitale della nostra dignità. E la dignità della nazione italiana è rappresentata, alimentata, sorretta dal paesaggio e dal patrimonio storico e artistico come da poche altre cose.”

di Mattia Barcella

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