GLI ATTORI DEL CROWDFUNDING: I SUPPORTERS

Parlando delle piattaforme di crowdfunding, ci siamo concentrati finora sulla descrizione di quelli che sono i promotori, le menti che ideano i progetti. Essi sono senza dubbio il primo anello della catena, quello senza il quale l’attività di finanziamento non avrebbe nè senso, nè modo di esistere.

Tuttavia bisogna riconoscere che, affinché un progetto si realizzi, è indispensabile che vi sia qualcuno disposto ad appoggiarlo e sostenerlo. Sbaglieremmo nel credere che “braccio e mente” stiano su piani diversi, che vi sia un implicito e sottinteso ordine gerarchico che, in un’ideale scala d’importanza, ponga l’ideatore al di sopra del realizzatore. Non c’è progetto che possa concretizzarsi e realizzarsi senza una community di sostenitori, senza qualcuno che in quel progetto speri e creda. Non c’è “funding” senza “crowd”, potremmo dire. Coinvolgimento e collaborazione sono i valori che animano i protagonisti del crowdfunding di cui parleremo oggi: i supporters.

Come nel caso dei promoters, ci sono diverse categorie tra i finanziatori, così come diversi sono gli ideali e le motivazioni che spingono questi ad impegnarsi in tal senso.

Nel report realizzato per l’anno 2015 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (in collaborazione con il gruppo TIM in qualità di sponsor) sotto la supervisione della prof.ssa Ivana Pais, docente di Sociologia Economica presso la facoltà di Economia dell’università milanese, emergono dati interessanti riguardo al fenomeno del crowdfunding in Italia.

Dall’analisi svolta, emerge che la maggior parte del pubblico di riferimento delle piattaforme online sono i privati, seguiti da associazioni, aziende e, per finire, dalla Pubblica Amministrazione.

europedayAd un primo sguardo capiamo perciò che la maggior parte dei supporters sono persone comuni, singoli individui, cittadini. Sono molte le piattaforme che cercano di attrarre il contributo di un gran numero di individui, al fine di creare un senso di collaborazione, una vera e propria “rete di impegno”, per il sostegno di una causa o di un progetto specifico: “United in diversity”, per dirla con le parole del motto dell’Unione Europea.

È in questo modo, grazie a questa community, che Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia potrà vedere il prossimo aprile la sua decima edizione, altrimenti impossibile, data la carenza di fondi nel settore dell’editoria, fortemente colpito dalla crisi.

Chiara Spinelli, esperta di crowdfunding, ha seguito come consulente la sopracitata campagna ed afferma che ci sono stati:

115.420 euro raccolti da 749 funders, che hanno contribuito con donazioni dai 10 ai 20.000 euro. Persino una scuola ha partecipato!

Va poi detto che in determinati casi è l’organizzazione stessa, promotrice del progetto, ad attuare una selezione preventiva dei supporters. Questo spesso dipende da motivazioni ideologiche e dalla volontà di dimostrarsi coerenti, come nel caso di Greenpeace, l’organizzazione canadese famosa per la sua azione diretta e non violenta per la difesa del clima, delle balene, dell’interruzione dei test nucleari e dell’ambiente in generale.

Nel sito web della ONG troviamo scritto:

Siamo un’organizzazione indipendente e non accettiamo aiuti economici né da governi, né da aziende. Per questo abbiamo bisogno di persone che ci aiutino a portare avanti le nostre campagne in tanti modi diversi. Puoi essere parte di Greenpeace entrando nel volontariato, diventando cyberattivista, facendo una donazione e tanto altro ancora. Informati e poi entra in azione!

In generale, è più facile che siano i singoli cittadini a finanziare un progetto, in quanto rispondenti – a differenza di aziende o della pubblica amministrazione – soltanto a se stessi e alla propria coscienza: se un progetto è compatibile con i miei ideali e i miei valori, perché non dare il mio personale contributo alla sua realizzazione, finanziandolo?

Questo ragionamento è certamente meno immediato quando i promoters cercano di coinvolgere associazioni, imprese, organizzazioni o la Pubblica Amministrazione. In questi casi spesso la presa di decisioni, oltre al fatto di basarsi su delle norme formalmente stabilite e su uno statuto o una carta dei valori, vengono prese collegialmente.

Tuttavia questo non impedisce ad imprese e organizzazioni di farsi supporters di iniziative di finanziamento collettivo.

Il progetto Make Mansfield YOUR Hotspot, lanciato dalla piattaforma di crowdfunding Spacehive nel 2012, prevedeva la raccolta di circa £ 37.000 per la realizzazione di un Wi-Fi hotspot nel centro della cittadina inglese di Mansfield.

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Questo progetto risulta particolarmente interessante per il numero e la diversificazione dei backers, i finanziatori. Il progetto infatti è stato finanziato solo per il 10% con il contributo di piccoli investitori, mentre il resto è dipeso dal contributo di grandi organizzazioni.

È in aumento anche il numero delle aziende impegnate in attività di finanziamento collettivo, spesso in qualità di sponsor: sponsorizzare qualcosa o qualcuno (dal verbo latino spondere = “promettere solennemente”) significa sostenere un evento, un’attività, una persona o un’organizzazione, finanziariamente oppure attraverso la fornitura di prodotti o servizi. Per sponsor s’intende l’individuo o l’azienda che fornisce tale sostegno. La sponsorizzazione è propriamente una forma di reward crowdfunding, o di “finanziamento per ricompensa“: l’azienda è spinta ad offrire un sostegno economico alla specifica iniziativa o progetto in cambio di un riconoscimento in termini di pubblicità e visibilità.

Alcune aziende stanno tuttavia vivendo una sorta di “rivoluzione disinteressata”, appoggiando e sostenendo finanziariamente sempre più progetti rivolti soprattutto ai giovani e alle frange più innovative del mercato del lavoro. E’ il caso di Working Capital.

Working Capital è il programma di Telecom Italia che dal 2009 sostiene le idee e il talento di giovani aspiranti imprenditori nel settore digital e del web 2.0 e li trasforma in business di successo. In particolare il gruppo Telecom si sta impegnando di istituire acceleratori nelle maggiori città italiane come Milano, Roma, Catania, Bologna. Lo scopo del programma di accelerazione è quello di trasformare competenze scientifiche e tecnologiche in aziende innovative, unendo team di talento e idee nuove e fresche. Il programma si sviluppa in dodici settimane, per guidare le startup verso il raggiungimento di obiettivi ben definiti, per lanciare il proprio prodotto o servizio sul mercato.

Dopo aver parlato quindi di privati, organizzazioni e aziende, resta un’ultima categoria di supporters, la Pubblica Amministrazione.

Dati i tagli che le amministrazioni locali hanno vissuto negli ultimi anni è facile immaginare come queste si trovino spesso in difficoltà nella promozione e nel finanziamento di iniziative di interesse sociale, culturale, artistico. Una visione innovativa del crowdfunding tuttavia permette di trovare una mediazione fra desideri dei cittadini (tutela del paesaggio e dei beni di pregio artistico, architettonico, culturale situati nel proprio territorio di appartenenza) e disponibilità economica degli Enti locali: stiamo parlando del crowdfunding civico. Esso si qualifica come il finanziamento collettivo di opere e progetti pubblici – al di fuori del budget dell’ente o amministrazione interessati – effettuato da cittadini, organizzazioni e società private, talvolta (e questo è particolarmente interessante) in match-funding con le stesse amministrazioni.

Di recente una delle principali piattaforme italiane per il crowdfunding, DeRev, lancia un nuovo modello di business basato sul civic crowdfunding, proponendosi come la prima startup in Italia a offrire una soluzione strutturata e «rivoluzionaria» per enti pubblici, associazioni, organizzazioni no profit, e progetti creativi o innovativi (arte, cultura, startup, eventi). Da oggi quindi anche le pubbliche amministrazioni (comuni, province, regioni ed enti pubblici) possono lanciare campagne di raccolta fondi per finanziare progetti e opere di pubblico interesse (restauro di monumenti e aree pubbliche, realizzazione di iniziative o eventi nella propria città, sviluppo di servizi innovativi per il trasporto pubblico e il miglioramento della vita cittadina).

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Un esempio è il progetto che prevede la raccolta di fondi per la ricostruzione della città della scienza a Napoli, distrutta da un incendio doloso nel Marzo del 2013. Con questa campagna è stata raccolta la cifra di € 1.463.867, grazie a ben 2584 finanziatori.

Secondo Alessio Barollo e Daniela Castrataro, esperti di crowdfunding civico e autori di una ricerca sul tema dal titolo Il Crowdfunding Civico: una proposta, spiegano come gli aspetti principali che caratterizzano questo tipo di finanziamento collettivo siano:

– la forza che un’idea porta con sé;
– la scarsità di finanziamenti dei governi locali;
– il valore affettivo verso il territorio e la comunità, oltre che il senso di appartenenza che un progetto comune contiene;
– il rafforzamento dei legami, del senso di appartenenza dei luoghi pubblici del cittadino.

Questi sono perciò i motivi che spingono migliaia di persone a scegliere di finanziare un progetto attraverso le innumerevoli piattaforme di crowdfunding che si stanno espandendo sul web.

Si tratta di sogni da realizzare attraverso l’impegno e la partecipazione attiva di ciascun individuo. Queste piattaforme possono essere il presupposto per la condivisione di valori e fonte di nutrimento per le idee.

di Tofundfor

P.S. Per leggere altri loro post, clicca qui.

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