#MUSICORNER – L’ARDUA VIA PER DUBLINO TRA MUSICA E TRADIZIONI

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L’Irlanda è una terra profondamente attaccata alle antiche tradizioni ed alle culture popolari di quella che è stata la sua storia. Il vento che soffia sulle verdi contee porta con sè immagini di maschere celtiche, di guerrieri, folletti, volti di grandi scrittori, insieme alle note di strumenti tipici come violini, cornamuse, chitarre folk, arpe, fisarmoniche, ed ancora, l’immancabile dettatura del tempo dei Bodhram (tamburi tradizionali). È proprio la musica popolare, fra ballate e storie divertenti di vita quotidiana, ad esprimere al meglio l’essenza di questa cultura: fra i più celebri ed antichi canti ricordiamo “Whiskey in the jar”, la storia di un brigante della contea di Kerry tradito dalla sua donna, “The Wild Rover”, il racconto di un vagabondo che spende sempre tutto in bevute, “Johnny I Hardly Knew ye”, canzone che risale alle guerre napoleoniche a cavallo fra ‘700 ed ‘800, in particolare riferita alle truppe irlandesi che affiancavano la Compagnia delle Indie Orientali; divenne in seguito un inno antimilitarista ed esiste anche una versione americana, probabilmente trasferita in loco da immigrati irlandesi, e molto usuale durante la guerra civile fra nordisti e sudisti, e si chiama “When John comes marching home”.

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Una canzone particolarmente emblematica è “Rocky Road to Dublin” (consiglio l’ascolto delle versioni di Dubliners e dei Pogues): scritta nel 1841 da D. K. Gavan per il poeta irlandese Harry Clifton, testo e melodia furono stampati su “The citizen”, un mensile dublinese. Una melodia veloce, che aiuta il testo ad esprimere al meglio ciò che vuole effettivamente rappresentare, ovvero un ragazzo delle campagne di Dublino che compie un difficoltoso viaggio diretto a Liverpool, e mette in luce tutti gli stereotipi degli irlandesi campagnoli, quindi l’essere superstizioso, bevitore, fortemente attaccato alla sua terra e ben disposto a menare le mani se viene sfidato a difendere la sua cultura (vedere la strofa finale). “Rocky road to Dublin” è stata anche utilizzata dal regista di Sherlock Holmes come sottofondo durante la scena del combattimento. Vi è inoltre un curioso film – documentario di Peter Lennon del 1967, omonimo della canzone, e di cui consiglio la visione agli interessati alla storia irlandese.

Come dimenticare “Dirty Old Town” (1949, Ewan MacCool), “The Irish Rover”, la storia di una nave diretta da Corck a New York, con un equipaggio stravagante quanto il carico che trasporta, “Some Say the devil is dead”, e l’inno di Dublino “Mally Malone”, che ad ogni partita dá la carica alla nazionale di rugby insieme all’inno nazionale “Ireland’s Call”. Ma quali sono i gruppi Irlandesi più rappresentativi dell’ultimo secolo? Quanto agli U2, si può dire che i loro testi abbiano talvolta riportato questioni storiche della loro terra di origine (esempio “Sunday bloody Sunday”), ma non si può certo dire che il loro suono e la loro attitudine siano tipicamente “irish”; preferisco invece parlare dei Chieftains di Seán Ó Riada, di cui il primo disco è del 1963, una band promotrice della musica gaelica tradizionale. Al quinto disco la loro popolarità era cresciuta su scala mondiale, e il governo nominò il gruppo come “ambasciatore musicale d’Irlanda”.

Molto emblematici sono anche i Dubliners, con le loro interpretazioni dei brani popolari ed il merito di averli presentati al mondo intero, uscendo dal solo contesto degli irish pub dove il gruppo mosse i primi passi. Il nome deriva ovviamente dalla serie di racconti scritti da James Joyce, celebre scrittore dublinese amico del nostro Italo Svevo.

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È d’obbligo, in tale contesto, ricordare Van Morrison, grande talento musicale e polistrumentista, del quale è da ricordare un grande album in collaborazione con i Chieftains, “Irish heartbeat”, del 1988; comunque, questo album è solo un piccolo passo della lunghissima strada da lui percorsa dall’esordio nel ’66 fino ad oggi. E come non nominare la grande band capitanata da Shane MacGowan, The Pogues ? Il loro nome deriva dall’irlandese gaelico “pogue mahone”, tradotto “baciami il culo”. Sì, avete letto bene, ed è proprio per questo che furono costretti a ripiegare su Pogues. In ogni caso, il loro esperimento di integrazione fra attitudine punk e cultura popolare riscosse un ottimo successo, il ringhio di Shane su strumenti tipici e una batteria più accelerata suonava dannatamente bene, e lui stesso definì lo stile “musica irlandese per un giovane gruppo rock”.

Comunque vi sono un sacco di band, dalle più conosciute alle più underground, a comporre ottime melodie ed a proporre magnifiche interpretazioni di canzoni tradizionali, perciò spero di avervi incuriosito. Buon ascolto!

di Francesco Boschis

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