CON LE MANICHE ALL’INSÙ

Un reportage che parla della Donna. Ne sottolinea gli aspetti più sensibili, il suo modo di mostrarsi forte e pronta a tutto ma in una dimensione che le appartiene in esclusiva.

Partendo dal ruolo che ella ricopriva nel passato, fino ad arrivare ai progressi compiuti nei giorni nostri: un viaggio nell’intenso mondo di chi, rimboccandosi le maniche, sorride alla vita e illumina di amore tutto ciò che fa, rendendolo speciale.

Perché si può essere forti in tanti modi; il primo, il più bello: essendo Donna.

Senza scavare troppo nella storia, si pensi come fino a pochi anni fa era abitudine diffusa pensare che la donna fosse adibita alla cura della casa e della prole, sempre obbediente al “pater familias”, sottomessa alle scelte di questi: un oggetto.

La forza di Lei consisteva semplicemente nella capacità di ornare la figura del marito, spesso di consigliarlo ma mai di poter stare al suo passo, al pari di egli.

E la forza morale che serviva (e tuttora serve!) per assolvere tale compito non era affatto valorizzata; sottovalutata, per di più. Come fosse cosa da poco…

È a partire dalla Rivoluzione Francese che il bisogno di emancipazione cresce e si diffonde in diverse nazioni, tanto da portare anche gli uomini (per la maggioranza intellettuali) a rivedere il ruolo di una parte ormai integrante della società, adottando una visione critica e al contempo spogliata di quei pregiudizi che avevano investito la donna, dalla preistoria sino all’età contemporanea.

Inizia perciò un movimento che non conosce battute d’arresto e che culmina, se si volesse riconoscere un apice di questo processo che ha affiancato la Storia intesa come “grande narrazione”, nel 1900 con l’azione delle suffragette, le quali in Inghilterra si battono per ottenere la forma di uguaglianza che al tempo più premeva loro: il diritto di voto.

Si arriva così, saltando certamente buona parte degli avvenimenti fondamentali che hanno segnato lo sbocciare della donna come figura attiva nella società, ai giorni nostri, giorni in cui le discussioni sulla parità di diritti e la collocazione crescente delle donne in ruoli di prestigio non solo è aumentata ma è un fatto riscontrabile in molte delle statistiche e delle notizie che circolano.

Quote rosa”, “politically correct” e “parità di genere” sono appunto temi che non smettono di ravvivare i dibattiti e la scena socio-politica di ogni paese all’alba del 2016.

Sulla base di questo breve excursus storico si possono inquadrare in ottica più chiara quali e quanto grandi sono state le evoluzioni compiute da quella parte “più debole” di società; e si possono altresì prendere in esame fatti recentissimi, come per esempio la volontà di una nota società di pallacanestro dell’NBA americana di voler eleggere ad head coach proprio una donna (sarebbe stata la prima di sempre). Ancora, spostando l’ago della bilancia verso est e riferendosi a temi certamente più densi, emergono due notizie fresche: l’attribuzione, dopo le ultime elezioni in Arabia Saudita, di cinque seggi a delle donne alle quali fino a poco tempo prima non era riconosciuto il diritto di voto né attivo né passivo; la recente ascesa di Marine Le Pen a capo del Front National in Francia. Dopo i fatti drammatici e gli attentati terroristici che hanno colpito la capitale francese lo scorso Novembre, è esemplare come a prescindere dall’orientamento politico del candidato, che pure ha pesato sulla decisione finale, i cittadini abbiano scelto di appoggiare e sostenere una donna, probabilmente compiendo un gesto naturale, senza riflessioni e discriminazioni aggiunte che un tempo sarebbero state d’obbligo.

Il gender non è più un compartimento stagno della nostra mente, non influenza come prima le nostre decisioni, di qualunque tipo esse siano.

Eppure fa ancora scalpore: “il gentil sesso non è più quello di una volta”.

Si mette i pantaloni, si pone al pari dell’uomo, capace delle stesse cose, mostrandosi all’altezza e pronto a prendere in mano con fermezza le sorti di un qualsivoglia paese, di una qualunque realtà.

Quello che però questo reportage vuole mettere in luce è il “come”: il modo in cui l’essere donna comporti certamente sacrifici, continue dimostrazioni e nonostante ciò quanto sia diversa e particolare, affascinante e sensibile, la maniera in cui “una donna si rimbocca le maniche e svela sé stessa”.

Nello sfarzo e nell’umiltà, nella vita quotidiana o nelle occasioni più formali, nella gioventù o nella vecchiaia, c’è qualcosa nel modo di vedere, di toccare, di sentire quello che sta loro intorno, che rende quasi surreali i momenti, come fossero avvolti da un alone di verità. Probabilmente è questo il dato vincente: la verità.

Sosteneva Virginia Woolf: c’è un diverso modo in cui le donne vivono l’empatia, sia essa con i loro sogni, con il dolore degli altri, con le gioie, con gli oggetti.

È un modo che non conosce menzogna, quello stesso modo genuino ed innato dell’occhio vigile e premuroso sui bambini, o quel modo sensuale e attento di bilanciare il peso su un tacco a spillo.

Le mani di una donna non sanno mentire, i suoi occhi non possono che cadere con cura sulle cose che si appresta a fare; e lo si scoprirà maggiormente se con occhi ancora più critici che negli anni della Rivoluzione settecentesca, la si osserverà vivere.

Una giornata fredda di Dicembre in un mercato di una piccola città è in grado di svelare la semplicità che si lega alla bellezza disarmante dei loro gesti, delle loro parole, delle storie che raccontano.

La donna è sola e non più complemento di qualcuno, è sola e può, e sa, e fa più di quanto ciascuno di noi immagini. Nulla di fuori dal comune, né di inaspettato; naturalezza, passione e forza, appunto, che è ciò che ogni centimetro di loro ha comunicato.

Fine del cliché, già da un po’ ormai. Un posto nel mondo che le donne hanno saputo indubbiamente meritarsi, sgretolando ogni residuo di pregiudizio.

Un invito a cogliere nello scorrere quotidiano una silenziosa rivelazione; “che Donna sia”.

Gaia Carmen Parascandolo

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( Ph: Francesca Santacroce )

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( Ph: Francesca Santacroce )
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