#MUSICORNER – JOE STRUMMER: LA VOCE DELL’UNDERGROUND

joe

Sono passati 13 anni dalla scomparsa di John Graham Mellor, in arte Joe Strummer (Ankara 21/08/1952 – Broomfield 22/12/2002), frontman della band londinese The Clash, a causa di un arresto cardiaco.
Un uomo di cui l’intento è stato svegliare le masse, trasmettere degli ideali, spronare alla riflessione su varie tematiche sia su scala locale che mondiale, aprire menti ed anime a culture diverse, il frontman di una di quelle band che non vedono milioni di copie ma hanno un enorme impatto musicale sulla gente. Si spegneva così Joe, 13 anni fa a Broomfield, nelle campagne inglesi, ma non come un anarchico stufo del mondo: stanco di tante cose di esso ma non di esprimere ancora pensieri alle persone tramite la musica e di promuovere sul suo canale radio musica multietnica, cercando di tenere il mondo unito almeno nel suo campo artistico.

Figlio di un funzionario del ministero degli esteri, a causa del mestiere del padre nei suoi primi anni di vita si trasferì da Ankara al Cairo, a Città del Messico, a Bonn (Germania), e definitivamente a Londra all’età di 9 anni. quest’infanzia movimentata ebbe però in parte il merito di conferirgli un notevole bagaglio di vita.

Fu a Londra che si rese conto di non avere nulla a che fare con la vita del college: in una sua ntervista del 1988 rivelò che a quei tempi la loro unica preoccupazione erano le uscite di Dylan, degli Who, degli Stones, e disse anche che fu proprio Mick Jagger ad accendergli la lampadina e fargli capire quale fosse la sua strada, mentre guardava un suo show in televisione.

A 18 anni lasciò casa, in seguito al drammatico suicidio del fratello David (1970), per vivere sulla strada, suonando nelle stazioni della metropolitana col soprannome di Woody, in onore del suo idolo Woody Guthrie e la sua chitarra targata “This machine kills fascists”, anch’egli un “busker” (artista di strada). Si trasferì al 101 di Walterton Road, in una squat (Struttura occupata) con altri ragazzi con i quale compose i 101ers, nome che fa riferimento all’indirizzo della loro abitazione ed al numero della stanza delle torture del Ministero dell’Amore nel romanzo 1984 di George Orwell, autore del quale Joe era appassionato.

Erano gli anni 70 ed una nuova atmosfera avvolgeva le strade di Londra, una nuova tendenza chiamata punk, della quale i portabandiera erano i Sex Pistols, di cui leader era John “Rotten” Lydon: Joe rimase colpito dal modo di fare di a Rotten, aggressivo e grezzo, provocatorio, soprattutto rimase colpito dal sound di questa nuova tendenza. Si sentí parte di questo gioco a tal punto che in futuro decise di personalizzarlo.

Infatti, nel 1976 divenne frontman della band The Clash, la più innovativa di quel periodo, dopo varie sollecitazioni da parte del manager Bernie Rhodes. Joe aveva una straordinaria capacità di scrivere testi, grazie alla sua passione per musica e letteratura, oltre che una voce arrembante, rauca, decisa; perfetto per una punk band. Gli altri due membri Mick Jones e Paul Simonon erano ragazzi cresciuti per le strade del quartiere multietnico Brixton, guerriglia urbana, razzismo e scontri con la polizia, con notevoli doti musicali. Nel 1977 uscì il loro primo lavoro, l’omonimo album The Clash: un disco con sonorità totale mente punk, che sapeva di rivolta, anticipato dal singolo White Riot, che spronava i ragazzi bianchi a trovare ragioni di rivolta come fecero quelli di colore dopo gli eventi razzisti del carnevale di Notting Hill. Per i primi due album i Clash mantennero la stessa linea, un realismo narrante la situazione dei bassifondi londinesi e attaccando direttamente il sistema politico e l’americanizzazione. Tra il primo e il secondo album Joe e Mick compirono un viaggio in Jamaica che gli fornî parecchie ispirazioni, sia come tematiche sia come sonorità, per i prossimi due album London Calling e Sandinista!. Infatti qui il repertorio di dilaga, vi sono influenze reggae, R&B, soul, ska, jazz, pop, e in Sandinista! vi é il primo pezzo rap inglese “The Magnificent Seven”. I Sandinisti erano i guerriglieri ribelli al regime di Deboyle in Nicaragua, di ideologie patriottiche anti imperialiste, che l’anno prima erano riusciti nel loro scopo, e l’album é considerato uno dei dischi madre delle Patchanka di tutto il mondo.

In pochi anni i Clash avevano sbaragliato la band rivale dei Sex Pistols dando un significato al punk, rifiutando l’ignoranza è sostenendo degli ideali. Dai testo di rivolta stradaiola erano passati a scrivere testi che abbracciavano più contesti, riguardando i ragazzi di tutto il mondo.
Dopo l’esperienza nei Clash, terminata con lo scioglimento del gruppo nel 1986,Joe pubblicò un album da solista, andò in tour con i Pogues, e nel ’95 ebbe una nuova esperienza con i Mescaleros.
Negli ultimi anni frequentava rave party, quando ancora erano luogo di scambio di idee, produceva musica (anche elettronica), e conduceva una trasmissione radiofonica della BBC, Londom Calling, dove promuoveva artisti giamaicani, africani, arabi e sud americani.
Una mente musicalmente geniale, un grande cantautore, dal modo brusco di dire le cose ma di ideali positivi e pacifisti, che riuscì in qualche modo a toccare la vita di molte persone.

di Francesco Boschis

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