IL VALORE DEL CHILOMETRO ZERO

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I frutti del mio vigneto quest’anno erano troppo buoni per non essere invecchiati in botte. Ho preso pertanto la mia (poca) uva, l’ho caricata sul mio furgone e l’ho portata alla cantina per la vinificazione. Ho comprato anche una botte: il mio Merlot invecchierà lì.
Purtroppo non ho una cantina mia e devo appoggiarmi a qualche esperto attrezzato. Dovrò pertanto gestirmi qualche centinaia di bottiglie di buon Merlot, IGT della bergamasca, da spacciare, vendere o regalare. Conoscendomi la maggior parte andrà in regalo, ma in ogni caso il dover pensare dopo un anno e più di lavoro a come chiudere il cerchio della mia azienda agricola vendendo qualcosa, mi ha fatto fare alcune riflessioni.

Innanzitutto se voglio vendere qualcosa occorre un prezzo. Che prezzo fare?
L’enologo mi dice che il vino sarà ottimo, ma non lo conosce nessuno perciò che prezzo di mercato potrebbe avere? Nessuno lo comprerà o forse qualcuno, ma il corretto valore di mercato per questo mio vino chi lo potrebbe quantificare? E’ il primo anno di produzione di un brand sconosciuto, da una zona che per di più non è certo famosa per il vino.

La mia conclusione? Un prezzo di mercato non c’è. Allora ho avuto un intuizione: partiamo dal costo e definiamo il prezzo. Banale direte. Ho fatto le mie somme, il costo dei materiali utilizzati, le ore per la cura del vigneto, la potatura, la spollonatura, il taglio erba, la pettinatura del filari, la vendemmia, i trasporti, la botte di rovere. Molte ore sono le mie, tante sono di altri, alcune sono di amici e parenti. Per le ore dei terzisti non c’è problema, le ho pagate, so quanto costano, ma le mie ore? Quelle degli amici? Alla fine ho fatto la somma di tutte le spese vive che ho sostenuto, non ho quantificato il costo delle mie ore.

Risultato? Dovrei farlo pagare tantissimo! Quest’anno la produzione del mio vigneto è stata molto bassa: è un vigneto recuperato dall’abbandono e poteva essere addirittura nulla il primo anno. Pertanto tutte le spese divise per una bassa quantità di uva, risulta un costo e quindi un prezzo alto. L’anno prossimo probabilmente vendemmierò 20 volte tanto, pertanto il costo sarà per ogni bottiglia molto meno.

Ma del mio vino so tutta la genesi: so delle piante che hanno sofferto, so della produzione inferiore perché ho pettinato in ritardo, so che la qualità era elevatissima perché ogni pianta aveva pochi grappoli e quindi ogni pianta ha riversato in quella pochezza tutta la sua forza, e potrei raccontarla, come potrei dire di ogni pianta quanti polloni ho tolto o quante volte ho legato le sue liane ribelli. Se qualcuno volesse comprare il mio vino (e non è pubblicità, non fraintendetemi), saprei raccontare ogni cosa della stagione che lo ha prodotto, ogni momento, ogni dettaglio. E questo è un valore.

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Allora ho capito una cosa fondamentale: che il vino lo venderò solo a chi saprò raccontarlo. Questa è la vera forza del chilometro zero!

Chilometro zero (e l’ho capito solo sudando in vigna) è acquistare direttamente da chi produce, capire la passione che ci mette e capire le motivazioni che ha nel fare quel lavoro. Comprare a chilometro zero vuol dire non delegare le proprie scelte alimentari, ma capire cosa si sta comprando e cosa ci sta dietro. La conoscenza diretta ci può portare a un acquisto consapevole e franco, senza condizionamenti. La conoscenza ci può portare a una consapevolezza migliore nel comprendere il VALORE del prezzo di vendita, e quindi il VALORE di quello che acquistiamo.

L’ho capito solo adesso.

Faccio un altro esempio, lontano dalla provocazione iniziale sul costo del mio vino: ho conosciuto un allevatore della bergamasca. La sua fattoria di famiglia coltivava foraggio e aveva bovini da carne: vendeva per la grande distribuzione. La sua sostenibilità economica era una tenaglia compresa tra il prezzo di vendita, imposta dal suo cliente, la grande distribuzione, e i costi. Era francamente in difficoltà. L’unica via per la sopravvivenza era diminuire i costi, raddoppiando il numero di animali, e, non potendo raddoppiare le stalle, peggiorarne le condizione di vita aumentando la densità. Forse non sapete che quando la densità di un allevamento è troppo alta la profilassi antibiotica è una profilassi preventiva che viene data a tutti gli animali: sarebbe troppo il rischio di una infezione: si dà a tutti l’antibiotico (credetemi è “normale”).
Questo allevatore ha trovato un’altra via: non ha raddoppiato gli animali, li ha dimezzati. E ha cominciato a vendere direttamente ai clienti. Lui vende ad un prezzo più alto, i clienti comprano ad un prezzo leggermente più alto rispetto alla grande distribuzione. Non ci sono più intermediari pertanto il prezzo al consumatore non è variato molto, ma soprattutto non dà antibiotici: ora tutto il foraggio che produce è il cibo per i suoi animali. In questo modo si è affrancato dal cliente grande distribuzione (che comunque per tanti è sempre una sicurezza, un cliente), il cliente suo sa cosa compra.

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Ad Alzano Lombardo periodicamente c’è il mercato dei contadini o meglio conosciuto come MAeNS: è una splendida occasione per capire e per conoscere cova vuole dire veramente chilometro zero perché dietro ogni prodotto c’è una storia, una vita, una esperienza. Vale la pena capire che significato ha quello che state comprando. Tutti i contadini e produttori sono orgogliosi di quello che fanno e non tarderanno a superare l’atavica timidezza per raccontarvi delle loro fatiche e delle loro gioie. Chiedete, informatevi perché sicuramente l’entusiasmo vi contagerà! Date un ritorno ai contadini, sapranno imparare anche da voi e potranno migliorare i loro prodotti. Ripeto: questa è la vera forza del chilometro zero. Tanti pensano che sia evitare i costi di trasporto, invece è acquistare consapevolmente.

Mi raccomando: tutte le volte che avete l’occasione, provate quello che i contadini offrono, chiedete, approfondite, solo così riuscirete a capire il VALORE di quello che comprate.

di Luciano Chenet

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