PFW 2015: IL GRAND TOUR DI VALENTINO

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Con Parigi si sono concluse anche quest’anno le settimane della moda dedicate alle collezioni pour femme. Dal 29 settembre al 7 ottobre, la capitale francese ha ospitato decine di sfilate e attirato innumerevoli curiosi e appassionati che, pur non potendo assistere personalmente ai défilé, desideravano inspirare il clima frenetico e galvanizzato dell’evento.

Il 6 ottobre è stata la volta del brand nostrano e sostenitore del Made in Italy: Valentino. Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi della maison e collezionisti di successi dal 2007 – al punto che hanno ottenuto la nomina di Stilisti dell’Anno al Council of Fashion Designers of America –, hanno sfruttato l’amalgama tra storia e arte che in questi anni è stato il fil rouge delle loro collezioni. Questa volta con un tocco importante di attualità.

La collezione creata per la primavera/estate 2016 consiste in una sorta di Grand Tour dove i codici delle società occidentali e delle tribù africane vanno a stratificarsi e incrociarsi, creando un ossimoro di imperfetta armonia grazie al quale le stampe tribali e i colori vibranti ed energici danno vita ad un inaspettato equilibrio stilistico.

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I tessuti utilizzati spaziano fra i più disparati: da pizzo e seta a pelle e suede, dal cotone al jersey, dalla maglia al tulle. Questi vanno a creare tuniche fini e maxi abiti dalle linee ampie e fluenti, sorretti da collier in ebano e in metallo, con inserti in rete o ricoperti da stampe dove i leoni che rincorrono le gazzelle rimandano al fascino della natura selvaggia e all’inesorabile cerchio della vita. Ad essi si accompagnano minidress plissettati, giubbini corti in vita e parka militari tinti tie & dye abbinati a gonne a tubino, e boleri in cuoio scarnificato.
Frange fluttuanti, ricami di perline e piume masai sono i dettagli che hanno contribuito a rendere questi capi una perfetta metafora del Melting Pot.

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I colori che compongono la palette richiamano la terra e la foresta: il marrone e il verde, l’ocra e il rosso, ma non mancano il nero, il bianco e il color carne.
Il make-up leggero mette in risalto gli zigomi, rendendo spigolosi i volti delle modelle, incorniciati da treccine afro che percorrono la nuca e terminano in un messy bun.

Chiuri e Piccoli hanno fatto dell’handmade l’elemento portante della loro collezione, soprattutto per quanto riguarda i dettagli e gli accessori: le stampe colorate, le infradito dipinte e ricamate e le borse, rigide e in pelle o piccole e morbide, sono state decorate a mano, facendo dell’imperfezione una chiave estetica.
«L’intervento umano le rende speciali. Come certe tribù si dipingono il corpo per comunicare la loro identità, noi usiamo i vestiti per raccontarci», commentano i direttori creativi, che hanno anche aggiunto di essersi ispirati alle culture dell’immigrazione in quanto fonte di stimolo continuo e possibile strumento di arricchimento dei valori occidentali.

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Una collezione dall’allure primordiale e primitivista, dunque, in cui la moda si fa portatrice di un messaggio di apertura e integrazione che è valso la prima ed unica standing ovation di applausi di tutta la Settimana della Moda di Parigi.

di Camilla Piccardi

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